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Gli studenti italiani e la matematica

 

Ho insegnato nella mia vita un numero di anni così grande che quasi mi vergogno a raccontarlo e l’unica volta in cui,facendo politica,mi è stato affidato l’incarico di occuparmi di scuola e università,ne sono stato felice. Così quando leggo,come oggi,la classifica dell’OCSE(65 paesi,molto più dell’Unione Europea) e devo constatare che gli studenti italiani sono tra i più demotitivati del mondo e si piazzando in fondo alla classifica precedendo soltanto Argentina,Colombia,Costa Rica e Albania.

Il titolo della ricerca per gli insegnanti e gli esperti interpellati dalla organizzazione internazionale era chiaro:”Successo scolastico:gli alunni sono motivati.” E il fatto che un paese come l’Italia che continua essere nella classifica economica dei paesi presi in considerazione il nono con 2.061 miliardi di dollari(stima del 2010),non può che stupire e spingere tutti gli interpellati a trovare qualche spiegazione.Lo studio della matematica,in generale, secondo chi studia questi problemi dipende soprattutto dall’impegno più che dal talento e per dirla,con maggior precisione,dal sacrificio e dalla perseveranza: sicchè non c’è particolarmente da stupirsi se sono studenti coreani,norvegesi e finlandesi a svettare ai vertici della classifica OCSE.

Eppure, parlando con gli insegnanti, le spiegazioni si trovano e non sono per il nostro paese tanto positive.”Più che motivati-ha detto Angela Schirru che insegna Matematica in un liceo scientifico di Palermo.Purtroppo la nostra società è ancora convinta  che per riuscire in matematica ci vuole un talento personale.” E,secondo altri insegnanti anche di università,la matematica è considerata a torto una materia astratta di scarsa applicabilità alla vita pratica senza rendersi conto di quanto con la cosiddetta terza rivoluzione industriale e l’esplosione dei computer un simile discorso sia privo di senso. Peraltro il problema ( e alcuni tra gli interpellati lo dicono ) non si può addossare soltanto alla demotivazione degli studenti ma anche ai metodi didattici usati dai docenti.

Gianfranco Staccioli, che è anche pedagogista, ha ricordato  che non si può sempre insegnare con i metodi adottati mezzo secolo fa e occorrerebbe costruire progetti educativi centrati sull’interesse dei giovani per determinati temi e prospettive.In Italia,un altro dato significativo,soltanto il 41 per cento degli studenti è convinto che un maggiore impegno potrebbe portarli a buoni risultati e rispetto a loro il 65 per cento dei quindicenni di Singapore pensa la stessa cosa e soltanto diciannove studenti  italiani pensano che la matematica  possa dar loro una marcia in più sul lavoro.

Naturalmente su questa atmosfera nella scuola come sulle risposte degli studenti influiscono vari fattori che non si possono ignorare:la cultura(a volte scarsa) nelle famiglie o lo scarso interesse per i risultati scolastici dei figli,la considerazione sociale di cui godono gli insegnanti nella società e una serie di luoghi comuni sulla cultura che ancora esistono nel nostro paese e che tardano a morire.

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