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Vertice delle Assostampa: tutelare i non tutelati

 

Nel nuovo contratto giornalistico priorità ai non tutelati. Lo chiedono 11 Associazioni stampa riunite a Padova. Che su equo compenso e pensionati…

Nicola Chiarini

Chiudere con celerità il nuovo contratto collettivo nazionale, puntando a includere nel perimetro una quota significativa di quelle migliaia di giornalisti solo formalmente lavoratori autonomi.
E’ questo l’obiettivo che dodici Assostampa regionali indicano alla Fnsi, invitando nel contempo i vertici della federazione a giocare in ottica inclusiva anche la partita della legge dell’equo compenso.

Vertice tra 11 Associazioni a Padova.
Proposte messe nero su bianco al termine di una riunione a Padova che ha visto la partecipazione, oltre che del Sindacato giornalisti del Veneto, delle associazioni regionali di Toscana, Emilia Romagna, Trentino Alto Adige, Val d’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche, Basilicata, Puglia, Umbria e la condivisione del Molise.
Tutelare i non tutelati.
L’invito è chiaro: preferire all’uovo oggi (piccoli aumenti per la platea dei dipendenti), la gallina domani ossia la tenuta del sistema degli istituti di categoria attraverso l’innalzamento delle garanzie per quei colleghi che, divenuti ormai maggioranza della categoria, svolgono dall’esterno delle redazioni un lavoro strategico nella filiera produttiva dell’informazione.

Riscrivere, quindi, gli articoli 2, 12, 36 insufficienti nella formulazione attuale, soprattutto in termini di retribuzione, e garantire, a chi ancora non l’ha, una contribuzione previdenziale decente.

Ed equo compenso per i collaboratori.
La riflessione si intreccia strettamente con la dialettica in atto tra le parti sociali per l’applicazione della legge sull’equo compenso. Questa deve essere una leva potente applicata a tutti coloro che vivono o provano a vivere di giornalismo, per disincentivare l’impiego dei contratti atipici e l’uso improprio delle Partite Iva e, dunque, incentivare l’utilizzo dei contratti.

Un richiamo, quindi, all’unità di tutta la categoria al quale non può rimanere sordo nemmeno chi non ritiene prioritaria la solidarietà tra colleghi. Se non vi sarà un allargamento del lavoro “buono” ed equamente retribuito, gli istituti di categoria non avranno gettito sufficiente per garantire pensioni e welfare anche a chi ora è garantito. Per amore o per interesse, insomma, questo passo va fatto. E con convinzione.

Stop all’uso dei pensionati come redattori.
Sempre in quest’ottica, è arrivato un appello forte a contrastare l’impiego dei pensionati: un fatto improprio, che rallenta il turn over nei posti di lavoro, contribuisce a mantenere ai margini molti colleghi, e riduce contributi e risorse agli istituti di categoria.

E inclusione per gli addetti stampa.
In parallelo le associazioni indicano la necessità di operare con decisione anche sul fronte degli uffici stampa pubblici e privati, per ricomprendere in ambiti contrattuali e previdenziali appropriati i colleghi che vi lavorano.

Un altro tema emerso è quello del contratto di servizio pubblico radiotelevisivo che dovrà essere rinnovato nel 2016: si deve vigilare perché questo venga potenziato, evitando conflitti d’interesse e arretramenti nella condizione dei lavoratori.

Da voltapagina.it

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