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Casalesi. Boss Bidognetti chiede scusa a Saviano

 

Si dissocia da una lettera che accusava lo scrittore e Rosaria Capacchione. Ma lo fa a cinque anni di distanza, negando anche di essere un camorrista

“Se il dottor Saviano si è sentito offeso oppure minacciato gli chiedo scusa”, ha detto lo scorso 4 dicembre Francesco Bidognetti, boss del clan dei Casalesi, al pubblico ministero della dda Antonello Ardituro, durante l’udienza in videoconferenza del processo che lo vede accusato a Napoli, insieme all’altro boss Antonio Iovine e ai loro avvocati Michele Santonastaso e Carmine D’Aniello, per le minacce rivolte a Roberto Saviano e Rosaria Capacchione.

LE MINACCE – Bidognetti ha deciso di prendere le distanze dalla lettera che il suo avvocato Michele Santonastaso aveva letto nell’aula della Corte d’Assise d’Appello di Napoli il 13 marzo 2008, durante un’udienza del processo d’appello “Spartacus” contro il clan della provincia della Caserta, processo che si concluse con sedici condanne, fra cui quelle a Bidognetti e Iovine (attualmente detenuti in regime di carcere duro).

In quel testo Saviano e Capacchione, venivano accusati di scrivere contro Bidognetti e Iovine, muovendosi per “fini ben diversi da quello di eliminare la criminalità organizzata”. Nella lettera venivano accusati di essere “in cerca di pubblicità” anche i magistrati Federico Cafiero de Raho e Raffaele Cantone.

LA “MARCIA INDIETRO” – Bidognetti ha deciso ora, dopo ben cinque anni dall’episodio di disconoscere la lettera, cercando così di sottrarsi alle accuse. “Di quel documento non avevo letto una riga, ho conosciuto il contenuto solo mentre l’avvocato lo leggeva” ha riferito al pm. Ma a contraddirlo ci sarebbero delle intercettazione e dei video che Ardituro gli ha mostrato durante l’interrogatorio. Contrariamente a lui, Iovine ha detto: “Non ho fatto niente, non ho nulla da scusarmi”.

Inoltre Bidognetti ha dichiarato ad Ardituro di essere estraneo all’assassinio di Antonio Bardellino, fondatore e capo storico dei casalesi tra gli anni settanta e ottanta. Delitto che, sostiene Bidognetti, Saviano gli ha accreditato ingiustamente nel suo libro Gomorra. “Io non sono mai stato coinvolto in quella vicenda”, ha detto.

Il boss ha poi negato di essere un camorrista: ”lo dicono le sentenze, io non lo so, lo leggo solo nelle carte dei processi”, ha detto, sostenendo che si guadagnava da vivere fittando alcuni terreni di sua proprietà nel Casertano.

Leggi anche Casalesi. Le minacce a Capacchione e Saviano. Il Pm: processate boss e legali

Da Ossigenoinformazione.it

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