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Italia, natale cileno?

 

Tra Enrico Letta e Salvador Allende c’è poco in comune, ma tra i forconi, i partiti che li guardano con benevolenza e il fronte che portò Pinochet al potere…

Eccoci allo scenario cileno. Anche allora, nel caso della coalizione che vinse le elezioni e sostenne il governo di Salvador Allende, c’era la crisi economica, c’era una incredibile discussione sulla legittimità del Parlamento, c’erano scioperi tanto strumentali quanto fomentati.

Certo, non c’era un leader degli autotrasportatori che bloccarono il Paese che se ne andava in giro in Jaguar… Ma questo è il bello dell’Italia, non il brutto del Cile.

Purtroppo c’è anche un’altra differenza: Salvador Allende si appellò al popolo, che difendesse la rivoluzione. Oggi chi dai palazzi romani potrebbe appellarsi al popolo perché difenda le istituzioni? Ecco perché è stato scellerato, da parte di molti, seguire la rivoluzione duduista nella costruzione dei gruppi dirigenti politici, della classe dirigente del Paese. Perché la credibilità delle istituzioni è fondamentale per chi è contrario ad una deriva populista, grillina, forconesca o forzitaliota.E poi magari militare

Il desiderio sfascista che si percepisce dietro le piazze italiane è evidente e sorprende il silenzio in queste ore dell’altra piazza: quella che dovrebbe comunque trovare la forza per dire che per quanto malandata, per noi questa democrazia e preferibile alla loro deriva…Eppure lo squadrismo è già cominciato, con liste, nomi all’indice e alte cosine affini. Che si fa, ci si volta dall’altra parte?

Da ilmondodiannibale.it

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