Siae, il porto delle nebbie

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Il Direttore generale della SIAE, Gaetano Blandini,  vigila con occhiuta diligenza su qualsiasi notizia pubblicata sulla Società che dirige, alla quale sempre prontamente replica. Le risposte che  fornisce generalmente evitano il merito, il più delle volte costituito da cifre inconfutabili , e si riducono ad una stessa e ripetuta litania: “si è risolto il problema del fondo pensioni dei dipendenti che gravava sul bilancio per 7/8 milioni l’anno;
si sono ridotte di quasi 4 punti le provvigioni a carico degli associati;
si è varato un piano industriale mirato da un lato a ridurre i tempi delle ripartizioni e ad aumentare gli incassi e dall’altro a ridurre ulteriormente i costi e le provvigioni, allineando la SIAE alle migliori collecting”; in sostanza i risultati non tarderanno ad appalesarsi.

Tali dichiarazioni meritano alcune riflessioni.
L’asserzione che i risultati “non tarderanno” è singolare considerato che proviene da un manager non di recente nomina ma designato  Direttore Generale della Società già nel 2009 e quindi alla scadenza del primo mandato quadriennale. E’ un lasso di tempo ampio, meglio troppo ampio, per ogni “risanatore” ed in ogni caso è certo che la valutazione deve avvenire sui risultati di fatto realizzati e non certo su quelli annunciati.

Sul piano della concretezza, la SIAE nel 2009, anno di insediamento del Direttore Generale Blandini, registrava una perdita operativa di 20.897.926 euro mentre nel 2012 la perdita è di 31.097.176, un incremento passivo di per se di evidente eloquenza. Anche sulle “riforme” realizzate emerge più di una perplessità. La questione del fondo pensioni dipendenti è stata così risolta: questa posta gravava sul bilancio per una spesa di 7/8 milioni di euro (ovviamente a scalare) e sarebbe costata alla SIAE  circa 194 milioni di euro spalmati sino al 2059 (importo  dichiarato dalla stessa SIAE); con l’intervento “vantato” da Blandini  nel bilancio 2012 la relativa posta grava con una spesa effettivamente sostenuta di 140 milioni di euro. Non c’è bisogno di possedere particolari conoscenze finanziarie, per rendersi conto, applicando una semplice regola di capitalizzazione, dell’enorme perdita procurata alla SIAE.

L’affermazione relativa alla riduzione delle provvigione di 4 punti è curiosa in quanto non è riscontrabile; se poi il Direttore Generale  si riferisce al venir meno del contributo di solidarietà, pari al 4%, che gli Autori versavano per alimentare il Fondo, è bene precisare che  il contributo di solidarietà non incideva sul bilancio della SIAE, che si limitava ad incassare gli importi ed a girarli al Fondo; è quindi evidente che il venir meno di tale contributo in nessun caso può essere attribuito ad una presunta e accresciuta efficienza della Società. Appare poi “fantasioso” sostenere che il varo del piano industriale farà aumentare gli incassi atteso che nella relazione di bilancio 2012 la stessa SIAE prevede una flessione di incassi per il prossimo triennio. Ma quello che veramente stupisce è che su dati  numerici, quindi oggettivi e inconfutabili, si possa giungere ad opposte considerazioni  come avviene per l’avvocato Scorza da una parte e il Direttore Generale dall’altra.

Ciò può essere ascritto solo alla mancanza di chiarezza della SIAE che  crea zone d’ombra anche su questioni che dovrebbero essere di evidente leggibilità; a tal proposito è auspicabile che gli organi societari, sia pure scelti privilegiando il criterio del peso economico rispetto a principi di democrazia e partecipazione, vogliano agire favorendo la trasparenza di cui il Comitato di Sorveglianza dovrebbe essere garante. La trasparenza, infatti, è un dovere per tutti, ma diventa irrinunciabile per una Società con una Base associativa composta da  migliaia di Artisti con interessi e diritti economici  che devono poter leggere con chiarezza e semplicità come vengono amministrate  le loro risorse; senza dire che, per altro, la Società in questione è Ente pubblico.

In tale quadro appare necessaria quanto urgente una complessiva operazione di verità. Al riguardo, una prioritaria questione da mettere a fuoco è quella degli importi di spettanza degli Autori costituiti dai diritti incassati in attesa di ripartizione e da quelli che non è stato possibile assegnare con certezza. Tali importi lasciati accantonati generano decine di milioni di rendite all’anno che servono a far quadrare i conti; per i diritti “non assegnabili” poi, dopo la scadenza del termine di “prescrizione”, con prassi di dubbia legittimità, vengono incamerati dalla SIAE; la distinzione poi tra gli importi ascrivibili ai diritti in attesa di ripartizione e quelli non attribuibili è tra i segreti meglio conservati in quanto garantisce “flessibilità” di manovra agli amministratori della Società.

Le statistiche internazionali che monitorano le società di collecting rilevano che  la SIAE è la società che trattiene più a lungo il “cash flow” generando le più elevate rendite finanziarie; questo mentre nella proposta di direttiva europea sul diritto d’autore, di prossima emanazione, si raccomanda a tutte le società di raccolta di diritti di contrarre al massimo i tempi di ripartizione. E’ palese la pesante penalizzazione degli Associati che incassano i propri guadagni del diritto d’autore con ingiustificabile ritardo, senza veder riconosciuto nulla in termini di interessi e tantomeno di rivalutazione.
Sempre in tema di “conti” della Società, la vigilanza degli organi governativi (ben tre Ministeri hanno poteri di controllo sulle attività dell’Ente) è apparsa troppo spesso “distratta”, lasciando incancrenire situazioni che hanno provocato in 15 anni ben tre commissariamenti.

Particolarmente opaca è poi apparsa la vicenda del Fondo Solidarietà Soci che la gestione commissariale ha deciso di “sterilizzare” privando molti Autori dell’unica, per quanto modesta, fonte di sostentamento; un’operazione cinica giustificata in maniera poco “robusta”, che poteva essere evitata con alcune mirate modifiche al regolamento del Fondo.
Il risultato  è che giacciono inutilizzati nelle casse societarie ben 92 milioni di euro formati esclusivamente da contributi degli Associati senza che la SIAE abbia contribuito in nulla, nemmeno per le spese di amministrazione. La destinazione e le modalità di utilizzo di tale rilevante importo non potrà prescindere da una scelta esplicitamente condivisa con i “proprietari” ossia gli associati che negli anni  e con proprie risorse lo hanno costituito.

Sfugge, altresì, la comprensione dei rapporti con la politica da sempre ufficialmente negati ma informalmente sempre accuratamente seguiti, non si potrebbe altrimenti spiegare la particolare “disponibilità” all’ascolto dei soci più abbienti dimostrata dai governi di centro destra e da quello della cosiddetta solidarietà nazionale. Altrettanto opaca circa i reali obiettivi è, inoltre la vicenda “delibera AGCOM per il Diritto d’Autore sulle reti elettroniche”; l’atteggiamento della Società, a tratti esasperato, è culminato nella singolare “chiamata alle armi” degli associati per “inondare” le caselle istituzionali di mail di protesta per le dichiarazioni rese da Frank La Rue nella conferenza presso le Camere.

Un vero polverone che forse serve a distogliere l’attenzione dal dato che la SIAE è fanalino di coda tra le analoghe Società occidentali nella raccolta del Diritto d’Autore on-line ed è ferma all’imbarazzante importo di 6/7 milioni ormai da anni. Per questa situazione una parte della Base associativa ha già criticato aspramente la precedente gestione accusata di inefficienza ma oggi, ritrovatasi alla guida della Società, sembra aver dimenticato le censure mosse preferendo addossarne la responsabilità alla “mancanza di regole”.
Tale tesi dissimula che non si tratta di mancanza di regole, considerati oltretutto gli estesi provvedimenti di “oscuramento” di siti pirati operati dalla Magistratura italiana, bensì  di una troppo flebile attitudine di negoziazione con i grandi soggetti globali che immettono musica legale nella rete, e che troppo poco o nulla riconoscono agli Autori “tutelati” dalla SIAE.


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