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The Berlusconi complex

 

“Continua ad avere problemi con la corruzione endemica e la criminalità organizzata”. Il soggetto è, avvilentemente, il nostro Belpaese. Ad arrivare a questa conclusione è stato, nel caso specifico, il think-tank britannico Demos, che in un recente studio sullo stato della democrazia nell’Ue (interamente disponibile qui ) non usa mezzi termini e, anzi, fa nomi e cognomi: “La corruzione e il sottrarsi all’azione penale del primo ministro Berlusconi hanno minato la fiducia nelle istituzioni sociali e politiche”. E “la straordinaria ascesa del populista Beppe Grillo e del Movimento 5 Stelle nelle elezioni del 2013 riflette la frustrazione pubblica”.

Al conflitto d’interessi viene dedicato un apposito capitolo: “The Berlusconi complex”. Ovvero: Silvio Berlusconi, già magnate dei media italiani con Mediaset, acquista influenza in Rai durante i tre mandati da Presidente del Consiglio, diventando così capace di esercitare un potenziale potere sul 90% dei media broadcasting del Paese e di influenzare il dibattito pubblico, oltre che di utilizzare il potere politico per favorire i propri interessi commerciali. Oltre che alle presunte pressioni esercitate da Berlusconi sui media nel periodo preelettorale del 2010 e in occasione degli scandali sessuali del 2011, particolare enfasi viene dedicata alla Legge Gasparri, giudicata incompatibile con gli standard europei di libertà d’espressione e pluralismo dalla Commissione di Venezia (organo consultivo del Consiglio d’Europa sulle questioni costituzionali), e al passaggio della tv dall’analogico al digitale terrestre, che la Corte di giustizia dell’Unione europea ha ritenuto illegalmente sovvenzionato e a favore dei canali di Berlusconi.

In sintesi, il giudizio di Demos sulla democrazia italiana è quella di un Paese dalle “mani non così pulite”. Nonostante infatti il pool degli anni ‘90 abbia avuto un risultato tale da determinare il declino dei due principali partiti che avevano dominato la scena fin dal secondo dopoguerra, la corruzione in realtà non è sparita e, anzi, gode di proventi non trascurabili (circa 60 miliardi all’anno). E la legge anticorruzione passata col governo Monti? Per molti è insufficiente. Senza dimenticare che la Convenzione penale del Consiglio d’Europa sulla corruzione, firmata dall’Italia nel 1999, ancora attende di essere ratificata.

Ciliegina sulla torta, la legge sul finanziamento dei partiti. Nel 2012 il gruppo di Stati contro la corruzione del Consiglio d’Europa (Greco) ha denunciato la frammentazione e il formalismo dei controlli vigenti in Italia. La ricetta suggerita? Sottoporre i partiti a una revisione contabile indipendente e vietare le donazioni anonime. Staremo a vedere. Ma non a guardare.

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