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Quel bollino sui programmi Rai

 

Il chiarissimo costituzionalista Alessandro Pace “bolla” oggi su Repubblica – dopo averlo affermato al vostro recente Convegno “Eurovisioni” – come una “novità sconvolgente” l’obbligo di imporre alla Rai la riconoscibilità dei programmi finanziati con la tassa sul possesso del televisore. In verità, il timido tentativo del Vice Ministro Catricalà di tentare di aprire la Rai ad un minimo di trasparenza nei confronti dei contribuenti, deriva proprio dalle raccomandazioni della Commissione Europea che, nell’acconsentire al doppio regime di introiti di cui può beneficiare la Rai (il cd. canone e la pubblicità), ha imposto una separazione contabile tra la programmazione cd. di “servizio pubblico” e quella più prettamente “commerciale”. E’ del tutto ovvio, quindi, che i cittadini debbano sapere come la concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo utilizza le risorse che le derivano dalla tassa loro imposta. Ci sarebbe poi da discutere sull’opportunità (legittimità?) che le trasmissioni di servizio pubblico (circa il 75% dell’intera programmazione, che nella terza rete sfiorano il 90%) siano infarcite di pubblicità. Ma questo è tutto un altro discorso che andrebbe affrontato a parte.

* Ex Vice Presidente CNU-AGCOM

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