Detenuto morto in cella Livorno. Madre chiede aiuto Corte Ue, petizione a quota 16 mila firme

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Ha già raggiunto quasi 16 mila sostenitori la petizione lanciata pochi gironi fa sulla piattaforma digitale www.change.org da Maria Ciuffi, madre di Marcello Lonzi, il detenuto morto in carcere a Livorno 10 anni fa in circostanze mai chiarite fino in fondo, per chiedere che una commissione della Corte europea riesamini il caso. La vicenda è stata a lungo trattata dalla procura livornese che poi però l’ha archiviata sostenendo che il detenuto morì per cause naturali. Sul sito internet, invece, Maria Ciuffi pubblica le foto del figlio con evidenti ferite sul corpo che, a suo dire, sarebbero invece il segno di un pestaggio subito in cella dagli agenti di polizia penitenziaria. “Da 10 anni ormai mi batto perché ci sia giustizia vera per la morte di mio figlio – scrive la madre di Lonzi su www.change.org – è indispensabile fare luce su tutto e chiarire come si sia potuto archiviare il caso come morte naturale, nello specifico un infarto. Marcello aveva la mandibola fratturata, due buchi in testa, il polso sinistro rotto, due denti spaccati, un’escoriazione a V, otto costole rotte. Come può essere stato un infarto a ridurre così un ragazzo in piena salute? Marcello era finito dentro con l’accusa di tentato furto, condannato a nove mesi, ne aveva scontati quasi la metà”. Ciuffi racconta anche di avere saputo della sua morte “solo il giorno dopo: non mi hanno avvisata né i carabinieri, né la polizia, ma una zia di mio figlio”. “Ero appena tornata da lavoro – ricorda – quando sento suonare alla porta e lei mi dice: Marcellino è morto. Sono corsa al carcere dove mi hanno tenuta più di un’ora fuori, al sole. Le guardie erano al cancello, mi guardavano ma non mi dicevano niente. Poi ho scoperto che mentre io aspettavo davanti al carcere, all’obitorio del cimitero di Livorno gli stavano facendo l’autopsia”.


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