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Strage di Viareggio, tutti a giudizio i 33 imputati. Anche l’ad Moretti

 

Da Dazebao.it

ROMA – Tutti rinviati a giudizio i 33 imputati nel procedimento per la strage di Viareggio. A processo finirà Mauro Moretti, ad di Fs, dirigenti e funzionari di altre società del Gruppo e delle ditte proprietaria del convoglio o che lo montarono o revisionarono.

”Non ho niente da dire”. Così l’amministratore delegato di FS, Mauro Moretti, commenta il rinvio a giudizio a suo carico per la strage di Viareggio.
Oltre a Moretti e a dirigenti e tecnici delle Fs, fra i 33 indagati ci sono dirigenti e tecnici della ditta Gatx, proprietaria del convoglio, della tedesca Jungenthal, che revisionò il carro e della Cima riparazioni che lo montò. Tra le nove società rinviate a giudizio in base alla legge 231 sulla responsabilità degli enti figurano Trenitalia, Fs logistica, Fs Holding, Gatx, Jugental e Cima riparazioni. Gli imputati sono stati rinviati a giudizio per tutte le accuse formulate dalla Procura. Fra i reati ipotizzati, il disastro ferroviario colposo, l’incendio colposo, l’omicidio e le lesioni colpose plurime. Ad alcuni imputati sono state contestate anche violazioni delle norme sulla sicurezza sul lavoro. Il processo si aprirà il 13 novembre a Lucca.
”Siamo contenti del risultato, vuol dire che è stato dimostrato che l’impostazione accusatoria al momento ha retto”. Lo ha detto il procuratore di Lucca, Aldo Cicala, commentando il rinvio a giudizio dei 33 imputati per la strage di Viareggio.
L’udienza preliminare si è svolta al polo fieristico di Lucca. Stamani i familiari delle vittime sono arrivati in corteo, portando striscioni con le foto delle vittime e con la richiesta di “verità, giustizia, sicurezza per Viareggio”.
Il rinvio a giudizio dei 33 imputati per la strage di Viareggio ”è un fatto positivo. La decisione del giudice si basa sulle carte e le carte parlano”. Lo ha detto Valentina Menichetti, sorella di Emanuela, una delle 32 vittime della strage di Viareggio, commentando la decisione di oggi del gup di Lucca. ”La sede giusta dove chiarire ogni dubbio – ha continuato Valentina – è il dibattimento. Come abbiamo fatto per l’udienza preliminare, anche lì saremo sempre presenti”. Valentina Menichetti è figlia di Daniela Rombi, la presidente dell’Associazione ‘Il mondo che vorrei’, che raggruppa i familiari delle vittime della strage.
Ora Moretti deve fare non uno ma due passi indietro, anzi, devono farglieli fare perché da solo non li farà”. Lo ha detto Riccardo Antonini, il ferroviere licenziato, che nell’ambito dell’udienza preliminare per la strage di Viareggio ha svolto un ruolo di consulente per la Cgil e per alcuni familiari delle vittime. Parlando del rinvio a giudizio dei 33 imputati, fra i quali l’ad di Fs Mauro Moretti, Antonini ha poi aggiunto: ”Le carte parlano chiaro, ce l’abbiamo messa tutta perché fossero carte scoperte e non, come avvenuto in altri casi, coperte”. Intanto i familiari delle vittime annunciano che scriveranno una lettera al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano affinché tolga il cavalierato all’ ad di Fs Mauro Moretti.
Il Fatto

La strage di Viareggio avvenne il 29 giugno del 2009: un treno carico di gpl deragliò attraversando la stazione, alcune cisterne si ribaltarono e una si squarciò. Il gas fuoriuscito esplose devastando un quartiere e uccidendo 32 persone.
Alle 23:48, il treno merci 50325 Trecate-Gricignano, con il suo convoglio di quattordici carri cisterna contenenti GPL, deraglia per cause probabilmente legate al cedimento del carrello del primo carro cisterna, che trascina fuori dai binari altri quattro carri. Solo dal primo carro, la cui cisterna viene perforata da un elemento dell’infrastruttura, fuoriesce il gas GPL che al contatto con l’ossigeno e alla prima possibilità d’innesco si è incendiato. I danni sono immediati e 11 persone muoiono in pochi minuti, investite dalle fiamme o travolte dal crollo degli edifici; 2 altre persone sono stroncate da infarto e decine sono ferite; di esse molte rimangono gravemente ustionate, e la maggior parte muore, molti anche a distanza di diverse settimane dall’evento. I due macchinisti sono rimasti indenni: dopo aver dato frenatura al convoglio si sono messi in salvo dietro ad un muro che li ha protetti dalla fiammata del gas innescato. In attesa delle conclusioni ufficiali delle commissioni di inchiesta la probabile causa dell’incidente è attribuibile al cedimento strutturale di un’asse del carrello del primo carro-cisterna deragliato.
L’inchiesta
Nel novembre 2009, sia la società GATX sia le Ferrovie dello Stato hanno annunciato la volontà di liquidare i danni dell’incidente, manifestando l’intento a pervenire in tempi brevi ad offerte di risarcimento congiunte con i familiari delle vittime. Solo un mese più tardi, tuttavia, la società GATX nega il risarcimento richiesto da quaranta parti lese.
Il 29 marzo 2010, dopo nove mesi dall’incidente e nessun indagato, i familiari, gli amici e alcuni concittadini delle vittime si recano davanti alla procura di Lucca al fine di sollecitare le istituzioni a fare luce sulle responsabilità dell’incidente. I Comitati sorti all’indomani della tragedia hanno dato vita ad un sit-in che si è protratto per trentadue ore, trentadue come il numero delle vittime che l’incidente ha causato. Inoltre i Comitati hanno dato inizio ad una raccolta di firme per chiedere le dimissioni dell’AD di Trenitalia Moretti.
La svolta arriva il 21 aprile, allorché la Procura di Lucca rende noto che vi sono sette indagati. Non si conoscono tuttavia i nomi dei presunti responsabili.
Il 21 giugno 2010 la Procura di Lucca rende noto che l’inchiesta ha iscritto 18 persone nel registro degli indagati, sottolineando che “L’individuazione dei soggetti da sottoporre a indagine non può ritenersi allo stato conclusa”.
Il 16 dicembre 2010 la procura di Lucca ha emesso 38 avvisi di garanzia, in base ai quali risulta indagato lo stesso Moretti. Il 7 marzo 2011 a Lucca, nell’ambito delle indagini condotte alla Procura della Repubblica per stabilire le cause degli eventi del 29 giugno 2009, si è svolta la prima udienza dell’incidente probatorio che dovrà ricostruire la dinamica del disastro ferroviario e cercare di fare chiarezza sulle cause attraverso varie prove tecniche. Alla prima udienza dell’incidente probatorio presieduto dal giudice per le indagini preliminari Simone Silvestri, hanno partecipato circa 200 persone tra avvocati e parti lese, non era presente nessuno dei 38 indagati. L’incidente probatorio si è concluso all’udienza del 4 novembre 2011. La perizia disposta dal giudice per le indagini preliminari ha individuato la causa dell’incidente nel cedimento “a fatica” dell’assile del primo carrello del primo carro cisterna. Ha altresì accertato che la “cricca”, la cui propagazione ha determinato la frattura dell’assile, era già presente quando il pezzo di ricambio fu spedito dall’officina tedesca Jugenthal di Hannover all’officina italiana Cima Riparazioni di Bozzolo, che provvide alla sua installazione sul carro, circa tre mesi prima dell’incidente. Ha accertato infine che lo squarcio della cisterna fu provocato dall’impatto contro un elemento fisso dell’infrastruttura (la punta di una controrotaia dello scambio “piegata a zampa di lepre”).
Il 4 giugno 2013 viene confermato il licenziamento del ferroviere Riccardo Antonini, motivato dalla “rottura del vincolo fiduciario tra azienda e dipendente”: l’uomo era stato consulente delle famiglie delle vittime, ed era stato querelato dal Moretti. Solidarietà è stata espressa dal sindacalismo di base, che ne chiede l’immediato reintegro, e dalla Rete dei Comunisti. L’11 giugno 2013 di fronte alla stazione di Viareggio si è inoltre svolto un presidio di solidarietà al ferroviere licenziato.
Oggi, come ampiamente descritto, sono stati rinviati a giudizio i 33 imputati nel procedimento per la strage di Viareggio.

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