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Femminicidi: ora basta!

 

“Non c’è dibattito sul femminicidio e non ci può essere con chi lo nega, ci sono valori come essere contro il razzismo, contro la pedofilia, essere contro il nazismo e il fascismo, essere contro il femminicidio che in questa nazione sono fondamentali. Non c’è nessuna pluralità di opinione che possa giustificare il sacrificio di tali valori, soprattutto per il giornalismo.” Le parole scritte dalla nostra compianta amica Tania Passa mi rimbalzano in testa ogni volta che arrivano i lanci di agenzia di un nuovo ammazzamento. Spesso si tratta di omicidio -suicidio dove vittima e carnefice sono destinati ad essere inghiottiti contemporanemanete e per sempre dalle pagine di cronaca nera. Senza dimenticare che, altrettanto spesso, quelle coltellate mortali inferte o quei colpi di pistola sparati per imprimere per l’eternità il senso di possesso di un uomo su una donna, lasciano cicatrici indelebili, su figli, fratelli e genitori. I dati fanno impressione: nei primi sei mesi del 2013 sono state uccise in Italia 81 donne, di cui il 75% nel contesto familiare o affettivo. Tra il 2000 ed il 2012 si contano complessivamente in Italia 2.200 donne vittime di omicidio, pari ad una media di 171 all’anno, una ogni due giorni. La domanda è sempre la stessa. Perché?

Domenica 28 luglio l’ennesimo caso di femminicidio si è consumato a pochi chilometri di distanza dalla mia casa di Carrara. Sento la radio e mi viene un brivido nella schiena. La storia ha quasi sempre la stessa trama. Cambiano solo i nomi e i cognomi. La nuova tragedia ha come protagonisti Marco Loiola, 40 anni, campano, operaio dell’industria Solvay e la moglie Cristina Biagi, 38 anni. La loro relazione dopo molti anni di amore e di passione, era entrata in crisi. Da un mese lei era tornata a vivere dai genitori, a Marina di Massa, e aveva portato con sé le loro bambine di 3 e 10 anni. Lui la perseguitava, convinto che fra lei e Salvatore, anche lui della zona, ci fosse qualcosa di più di quanto effettivamente c’era: solo un’amicizia. Negli ultimi giorni lei aveva presentato due denunce contro il marito per minacce e aggressioni, una alla polizia l’altra ai carabinieri. La procura aveva avviato delle indagini. Ma i tempi di reazione della giustizia anche stavolta hanno consentito il concretizzarsi di una tragedia annunciata. Marco, si saprà poi, era in cura presso il Centro di Igiene mentale di Massa. Forse polizia e carabinieri avrebbero dovuto intervenire con un atto preventivo.  La vittima è ancora una volta una donna. Il carnefice il marito- padrone che non può consentire alla propria donna di abbandonarlo. Stavolta c’è anche una vittima inconsapevole ricoverata in gravissime condizioni in ospedale. Solo  per aver condiviso una semplice amicizia con la donna dell’assassino. E meno di 24 ore dopo altro femminicidio in una località del Salento, Taurisano, nel Leccese. Un uomo di 46 anni, Francesco Capone, rivenditore di auto usate, ha ucciso la moglie, Erika Ciurlia, di 43 anni, e poi si è suicidato. La tragedia è avvenuta nel garage dell’abitazione di via IV Novembre. La coppia si era separata da poco più di un mese e aveva tre figli di 25, 18 e 9 anni. E’ facile capire che, anche dietro questo episodio di violenza contro una donna, ci siano il senso del possesso e l’incapacità di rassegnarsi alla fine della relazione.

La misura è colma. Non è possibile continuare a scrivere lo stesso copione ogni 48 ore cambiando solo gli attori. Il via libera dato dal Parlamento Italiano alla Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne, è un primo passo importante che interessa tutto il Vecchio  continente e cehe introdurrà a regime (quando la convenzione sarà ratificata da almeno 7 Paesi Europei) l’irrevocabilità della querela: ma non può bastare. Chiediamo al Parlamento di andare oltre. Nel nostro Paese i femminicidi aumentano perché quando le donne chiedono aiuto non vengono protette in maniera adeguata. Si tratta di un vero proprio “fallimento delle autorità dello Stato” nella protezione delle donne che hanno subito violenza da parte del proprio partner o, più spesso, dell’ex. Chiediamo al Ministro Alfano di intervenire per fermare questa strage di donne. Scriva, Ministro, una “raccomandazione” alle forze di polizia affinché si intervenga in modo deciso e preventivo per ogni denuncia e segnalazione di violenza in famiglia. Da uomo e da giornalista chiudo questa mia riflessione citando ancora la nostra Tania. “In Italia si paga con la vita il cinismo degli uomini”. Dimostriamo, con il nostro impegno, che le cose possono cambiare.

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