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Profondo Cina. Ai Xiaoming e Ye Hayian

 

fonte Rue89, traduzione di Letizia Cascio   

Ai Xiaoming, 60 anni, docente alla Sun Ya Sen University di Guangzhou, indomabile intellettuale femminista e militante delle libertà civili in Cina, ha scelto di protestare “alla femen”. Da venerdi 31 maggio, la professoressa, vincitrice nel 2010 del Premio Simone de Beauvoir per la libertà delle donne, posa in topless sulla sua pagina facebook, con un paio di forbici in mano, e una scritta in cinese sulla pelle.

La ragione di questo gesto è esprimere solidarietà a Ye Hayian, una femminista  della nuova generazione, picchiata il giorno prima da agenti di sicurezza nella provincia cinese di Guangxi, nella Cina meridionale. Sul petto, Ai ha scritto con il pennarello che chiunque se la prenda con Ye Hayan dovrà vedersela con lei, l’aria minacciosa…accentuata dalle forbici in mano…

La professoressa Ai Xiaoming è tra le pioniere degli studi di genere in Cina, una delle rare femministe “storiche” raggiunte adesso da una nuova generazione. Nello stesso tempo, è impegnata nelle lotte a favore dei dimenticati del miracolo cinese, contadini spossessati, vittime dell’arbitrio della polizia, ecc. come ha spiegato in un’intervista concessa a Rue 89 nel 2008, in occasione della sua venuta a Parigi per la presentazione dei suoi documentari.
Attraverso questo gesto spettacolare su facebbok, Ai vuole attirare l’attenzione sulla vicenda di Ye Hayian, una giovane donna dal coraggio e audacia senza fine in questa Cina ben poco femminista, malgrado i discorsi ereditati dal maoismo sulla “metà del cielo”.

Ye Hayian, 37 anni, difende i diritti delle prostitute  cinesi, più numerose – dice – dei soldati dell’armata popolare, sfruttate, disprezzate, violate da una società  molto maschilista.
L’anno scorso, Ye aveva fatto scandalo diventando per qualche giorno lei stessa prostituta, per attirare l’attenzione sulla sorte di queste “ragazze dieci yuan” (meno di dieci euro), dopo aver assistito ad una violenta carica di polizia in un bordello di Guangxi, la sua provincia natale.
Ye Hayian ha raccontato questa esperienza sul suo blog, subito oscurato. Non si era fatta pagare, per non violare la legge, ma aveva preteso che i clienti usassero il preservativo, cosa che molti dei visitatori regolari di questi  bordelli, lavoratori migranti dalle campagne, non fanno.

In seguito, Ye s’era fatta nuovi nemici lanciando una campagna nazionale contro gli abusi sessuali, e recandosi con altre militanti femministe nella provincia di Henan, nel centro della Cina, per protestare contro lo stupro di un gruppo di collegiali. Il direttore del collegio di Henan è sotto inchiesta per violenza sessuale su almeno sei studentesse, una vicenda che ha scandalizzato l’intera Cina.

Al ritorno nello Guangxi, tuttavia, Ye hayan era stata convocata dalla polizia, poi aveva ricevuto una visita a casa di una donna poliziotta accompagnata da un uomo che l’avevano picchiata, davanti alla figlia di 13 anni.
Ye ha denunciato il fatto sui social network  cinesi, suscitando la protesta della docente universitaria  di Canton su facebook. Malgrado la censura e i controlli, internet e le reti sociali stanno cambiando il modo di fare politica in Cina.

 Da Womeninthecity.it

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