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L’ordine sfiduciato

 

L’Ordine nazionale dei giornalisti e i 20 Ordini regionali hanno completato la ricostituzione dei loro organismi dopo il doppio turno elettorale di maggio. A bocce ferme, è possibile fare quattro conti sul pletorico schieramento dei quadri dirigenti e sulla bassissima partecipazione della categoria alla loro selezione. L’OdG nazionale è ora composto da 156 consiglieri, dei quali 9 saranno dirottati al Consiglio nazionale di disciplina che lo sostituisce nell’incarico esistenziale di garantire la terzietà sulla vigilanza deontologica della categoria. Gli OdG territoriali sono formati da 180 consiglieri (9 a testa). A ciascuno di loro spetta il compito di indicare ai Tribunali locali una rosa di 18 candidature,dei quali la metà sarà designata a comporre i Consigli di disciplina territoriali, esprimendo complessivamente 180 giudici terzi dell’etica professionale. Tirando le somme, sono 516 gli addetti alla nostra tutela. Di loro, gli eletti dalla base sono stati 336 fra nazionale e regionali.

Pur non essendo stati pubblicizzati inspiegabilmente i dati ufficiali sull’affluenza alle urne, salvo modeste eccezioni nelle grandi città dove si sono scontrate le correnti macina voti, la partecipazione complessiva tra professionisti e pubblicisti (quest’ultimi hanno disertato le urne in massa) ha faticosamente raggiunto il 5% (poche migliaia di colleghi) degli oltre 112.085 (dati fine 2012) iscritti agli albi. Viceversa al voto per la Casagit, un servizio giudicato indispensabile, la percentuale dell’affluenza ha toccato il 24,64%, dato ufficiale fornito dalla stessa Cassa.

Negli Ordini degli avvocati e dei medici, le elezioni vengono annullate quando non si arriva al quorum di un quarto degli iscritti.

Mentre i cittadini si sono espressi alle politiche contro il perpetuarsi dei carrozzoni del potere, da noi si è votato con gli stessi scopi e le stesse ragioni di 50 anni fa (allora dominava la carta stampata e la penna bic, la TV era ai primi passi e internet era di là da venire!)

C’è da augurarsi che i nuovi dirigenti, che a stragrande maggioranza si sono dichiarati in campagna elettorale convinti riformisti, aprano gli occhi di fronte all’evidenza della profonda mutazione genetica dell’informazione/comunicazione. Delle due l’una! La crescente disaffezione al voto, peraltro percentualmente aumentata rispetto al passato, interpreta un giudizio negativo sulle attività degli OdG, peraltro sconosciute ai più ; oppure,verosimilmente, è scaduta quasi a zero la fiducia verso un’istituzione anacronistica, passata di moda e palla di piombo al piede di un giornalismo in crisi di identità. Oggi la libertà di stampa è minacciata dalla miseria in cui vivono e lavorano migliaia di giornalisti sfruttati e diventati i più precari tra i lavori precari italiani.

D’altra parte, se fosse rispettata la legge 150/2009 sulla trasparenza delle amministrazioni pubbliche, si conoscerebbero meglio i conti contabili degli Ordini sia sul livello del fenomeno delle morosità delle quote sociali (che spiegherebbe tante cose), sia per quanto riguarda i tesoretti degli avanzi dei bilanci arretrati (solo il nazionale cumula ben 4milioni 795mila 185,38 euro!), nè spesi nè restituiti ai soci (magari sotto forma di riduzione della quota annuale che tanto pesa sulle tasche dei più sfortunati), secondo gli indirizzi dei commi f e g dell’art. 20 della legge ordinistica e persino del decreto luogotenenziale 382 del 1944.

Purtroppo, si sta avverando la profezia del presidente della Repubblica Luigi Einaudi: “L’albo obbligatorio è immorale, perché tende a porre un limite. a quel che limiti non ha e non deve avere, alla libera espressione del pensiero. Ammettere il principio dell’albo obbligatorio sarebbe un resuscitare i peggiori istituti delle caste e delle corporazioni chiuse, prone ai voleri dei tiranni e nemiche acerrime dei giovani, dei ribelli, dei non conformisti”.

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