Parlare all’uomo

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Ci sono molti modi di parlare della violenza sulle donne eppure ci si rivolge sempre alle donne, e spesso proprio alle vittime: «trovate il coraggio di denunciare», «non siete sole», «quello non è amore», «non lo cambierete». Qualche volta il messaggio arriva, altre volte non ci si rende nemmeno conto di essere le dirette interessate rifugiate come siamo dentro quelle bugie: «lui fa così perché ha un caratteraccio», «è geloso, dunque mi ama» e ripentendosi «non lo rifarà mai più» ogni volta.
Sapete? La violenza domestica che spesso sconta la donna non è un problema femminile, non è la donna che deve farsi forza e denunciare, è l’uomo che ha bisogno di qualcuno che gli dica: «sei deviato, bello mio». È ad alcuni uomini che ci si deve rivolgere e spiegare che ci sono stati anni di evoluzione dopo la clava e che fra un cagnolino che alza la gambetta per marcare il territorio e un uomo ci sono delle enormi differenze. Alcuni uomini hanno bisogno che qualcuno gli spieghi cosa significhi amare, perché alla donna viene spontaneo mentre per l’uomo è più difficile. Sarà conformazione genetica? Sarà un retaggio culturale che ci trasciniamo dietro? Sarà che l’uomo nella coppia mette in gioco aspettative diverse da quelle di una donna e che forse se questa cerca la stabilità per diventare madre anche quello cerca una mamma, ma per sé? Sarà che mentre la donna è spinta da un desiderio di ampliamento, qualche uomo è più interessato a una chiusura? La donna comprensiva che non ha pretese, che come una mamma ama incondizionatamente e perdona è l’ideale di perfezione cui l’uomo deviato aspira? Sono queste le eredità culturali che accompagnano qualche uomo nelle relazioni amorose?

Una mia saggia amica, madre di un bambino meraviglioso, sta crescendo suo figlio nel rispetto della donna, insegnandogli a cedere il posto alla nonna, a tenere aperta la porta dell’ascensore quando la vicina di casa sale con loro e a consolare l’amichetta che piange anche quando non piange per colpa sua e se invece è colpa sua oltre alla consolazione bisogna chiedere scusa. Lui non è un bambino debole e sottomesso, gli piace far star bene la mamma e farsi voler bene dalle donne che incontra nella sua vita quotidiana. E se gli chiedi le classiche cose che si chiedono ai bambini: chi è il tuo supereroe preferito, ti piace andare a scuola e cosa vuoi fare da grande lui ti risponde nell’ordine: «Spiderman», «Sì», «Un principe gentile».
A volte una brava madre può fare la differenza nella vita di un uomo, altre volte una madre può farsi ingannare da quello che si scambia per normalità. Il figlio di un’altra mia amica ha un problema: è troppo affettuoso, ma di quell’affettuoso che ti abbraccia così forte che a volte esagera. Il suo affetto lo regala indiscriminatamente a maschi e femmine della sua classe e ovviamente questo non va bene. Infatti le mamme degli altri futuri-uomini trovano spesso di che lamentarsi visto che i baci fra maschi non si danno, i maschietti semmai si prendono a pugni e giocano a calcio, non si sbaciucchiano. Già, nel caso che diventi “frocio” è meglio che diventi “stronzo” il nostro figghiu masculo!

Su dieci donne vessate, sette avevano sporto denuncia. Invano.
Spesso alla questura il pubblico ufficiale, un uomo, davanti a una donna turbata emotivamente e visibilmente livida di pugni risolve con un: «torni a casa, vedrà che si aggiusta tutto» credendo così di aver ristabilito la pace domestica. Sì, la pace eterna. Perché uno che ti chiama con insistenza, che ti pedina, che ti segue, che ti spaventa, che ti minaccia di morte, che ti aspetta sotto casa, che ti ripete «tu non sarai di nessun altro» con un tono che ha il suono di un’intimidazione più che di una serenata e che ti spintona o ti sbatte in faccia un pugno sta solo armando una scaramuccia che presto finirà in un bell’abbraccio. Peccato che spesso l’abbraccio finale sia mortale. Quando una donna denuncia uno stalker e ammette di avere paura spesso si minimizza e invece di proteggerla si pensa a calmarla.
E pensare che già verso la fine degli anni Novanta l’OMS aveva resa nota un’inquietante scoperta: il femminicidio è la prima causa di morte nelle persone di sesso femminile comprese fra i 16 e i 44 anni. Oggi non voler capire e sottovalutare equivale a essere complici!

Un amore malato emana un inconfondibile tanfo ma non da subito, lentamente inizia a putrefarsi e quando l’aria è talmente appestata da soffocare, tu che ci stai dentro nemmeno te ne accorgi tanto l’hai respirata. All’inizio incontriamo qualcuno che sembra proprio perfetto, ci prende per mano, fa qualche pazzia che all’inizio ci sembra una romanticheria: ci piomba inaspettatamente davanti e noi vediamo solo la sorpresa non il controllo dei nostri movimenti; passare ogni minuto libero insieme e lontano da amici e parenti è così romantico che non sentiamo davvero nessun odore di terra bruciata intorno a noi; solo lui è in grado di capire quello che siamo mentre tutti gli altri sono degli inetti, invidiosi e cattivi che ci fanno solo male e noi non ce n’eravamo mai accorte! In breve siamo prese in questo paradiso privato e infestato di demoni e noi siamo tranquille invece che spaventate. Lentamente il paradiso si restringe e nessun altro affetto eccetto il suo può farne parte. Non esistono figli avuti da precedenti matrimoni, non esistono madri e padri e fratelli, certe volte nemmeno il gattino con cui siamo cresciute è tollerato perché solo lui può amarci e dobbiamo amare. E per lui dobbiamo essere belle, è lui che ci spinge su tacchi e dentro minigonne, salvo poi tornare a casa e gonfiarci di botte perché abbiamo fatto girare tutto il centro storico. E noi non capiamo, ci mortifichiamo, vogliamo recuperare quella pace perduta e allora ubbidiamo. Altre volte reagiamo e allora le prendiamo più forti.

Eppure è a noi che dicono di reagire, che dicono di staccarci e di lasciarlo perdere.
Una ragazza poco più che ventenne ha cacciato il nuovo compagno della madre da quella casa in cui la madre viveva felice col padre prima che lui morisse. L’ha cacciato perché picchiava la madre. Quest’uomo se n’è andato minacciando vendetta. La ragazza è morta il giorno dopo, crivellata dai colpi di pistola che l’uomo le ha scaricato contro per punire la sua arroganza.
Si proteggano le donne, le si ascolti, le si osservi. Ma agli uomini si parli perché il femminicidio non è un problema delle donne, ma di alcuni uomini che hanno costruito una visione malata e deviata di quello che comunemente si chiama amore.


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