Donne, costrette a femen e a fenomeni?!

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La coraggiosa assai giovane Amina avverte che si fermerà mai, ma -rivolgendosi a chi non ha (più) bisogno di coraggio, ma solo di buona volontà- aggiunge: “voi dovete andare avanti e portare avanti questa guerra contro il sessismo”. Le donne concepite e vissute nella cultura islamica da anni osservano, studiano, riflettono sulla rivoluzione (evoluzione) delle sorelle cosiddette “occidentali”. Da qui sono giunte alla consapevolezza che queste non possono che essere nel giusto, dati i risultati ottenuti con immane fatica, ma ancor più quelli non riusciti proprio perché il sessismo è duro a morire, addirittura per le “occidentali”… Noi donne occidentali, nonostante le nostre annose battaglie vittoriose, abbiamo ancora necessità di parlare di “quote rosa” in contemporanea a stipendi “rosa” inferiori a quelli “azzurri” fino a giungere a coniare addirittura il termine F-E-M-M-I-N-I-C-I-D-I-O.

Quante(i) tra noi sanno che le primavere arabe sono state, e sono, portate avanti da migliaia di donne coraggiose in chador/ hijāb/ niqab/ burqa?! Troppo pochi, evidentemente. Amina ha dovuto  spogliarsi degli abiti perché la “cultura occidentale” ancora identifica la “dignità violata” della persona-donna esclusivamente negli abiti che indossa. Sono milioni le donne che scelgono di proseguire ad abbigliarsi così per propria convinzione religiosa scelta scientificamente in proprio, ma che in contemporanea lottano (anche morendo trucidate, sfigurate, anche recluse, anche esiliate a forza!) per fare capire a noi che il loro obiettivo sta nel raggiungere la stessa identica dignità che le sorelle occidentali pretendono e che, nonostante l’ottenuta libertà del look, ancora non hanno potuto appieno conquistare.

Il recente Salone del Libro di Torino (ottimo spunto per cominciare a trovare qualche risposta per chi ama domandare sull’universo mondo) ha ospitato il “Premio perla CulturaMediterraneaFondazione Carical” che quest’anno s’è rivolto proprio alle “Donne arabe protagoniste del cambiamento”: il risveglio arabo. La blogger tunisina Leena Ben Mhenni (la più letta al mondo durante le rivolte), la libraia itinerante marocchina Jamila Hassoune, la scrittrice libanese Joumana Haddad (per lo stesso principio, presente pochi giorni dopo a Zeta di Lerner) insieme con la giornalista e blogger italo-marocchina Karima Moulal, moderatrice dell’incontro, sono “solo” quattro tra le migliaia protagoniste di storia contemporanea dell’infinito mondo appartenente alla donna araba che rivendicano, in tutte le forme possibili, il diritto d’ esistere!

Stante gli occidentali fatti, siamo perciò così sicure che “il risveglio” sia giusto prerogativa delle donne arabe?

Sapete che c’è? C’è che se tutti noi donne/uomini “occidentali” impariamo veramente a leggere, specie tra le righe, tutto ciò (tantissimo) che c’è trasmesso dall’altra sponda del Mediterraneo, dal Mar Rosso e oltre questo,  non costringeremmo seppur indirettamente,  le tante Amina a dovere trovare il coraggio di denudarsi (in cultura islamica da sharia, ma anche no, perseguibile duramente) per potere rendere pubblica una verità che innegabilmente accomuna, seppur sotto impulsi diversi, tutte le donne (purtroppo non ancora gli uomini) del mondo,  perfino, e più di quanto si creda, le occidentali apripista!

 


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