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LasciateCIEntrare. Giornata di mobilitazione. L’appello: anche i Cie nell’agenda politica

 

Stamane 4 febbraio alcuni candidati visiteranno il CIE di Ponte Galeria (Roma). Corradino Mineo, Ilaria Cucchi, Roberto Natale, Roberto Di Giovanpaolo, Cecile Kyenge, Khalid Chaouki insieme a molti giornalisti, avvocati, attivisti della società civile in tutto quasi 40 persone per una giornata di mobilitazione che vedrà tra l’altro la presentazione di un appello alle forze politiche ( all’interno) e una serata a teatro (Illegal camp) con ospiti e testimonianze dai centri di identificazione.

A poche settimane dalle elezioni, la Campagna LasciateCIEntrare chiede ai candidati alle imminenti elezioni politiche di entrare in un Centro di Identificazione e Espulsione, conoscerne il funzionamento, parlare con i cosiddetti “ospiti” – migranti in attesa di un decreto di espulsione, e per questo trattenuti fino a 18 mesi – rendersi conto in prima persona delle condizioni di questi luoghi: per non dimenticare il tema dei Centri di identificazione e espulsione presenti in Italia, ed inserirlo nell’agenda politica del nuovo esecutivo.

La giornata del 4 febbraio è particolarmente significativa, perché ricorre la promulgazione della Carta dei Diritti dei Migranti di Gorée e perchè è significativa la vicinanza temporale con la Giornata della Memoria del 27 gennaio, in cui anche il nostro paese si impegna a ricordare i crimini nazisti, la tragedia dell’Olocausto e la terribile persecuzione e deportazione degli ebrei in primis.

Per la prima volta una folta delegazione – quasi 40 persone – si impegna nel monitoraggio di un Centro di identificazione e espulsione.

“Si deve avere il coraggio di riconoscere nella legge Bossi-Fini alcuni pericolosi tratti di razzismo di stato, di fronte al quale non possiamo e non vogliamo tacere” – dichiara Gabriella Guido, portavoce della campagna LasciateCIEntrare. “Cittadini migranti chiusi in luoghi definiti dalla Commissione Diritti Umani del Senato peggiori delle carceri, a causa di una cosiddetta detenzione amministrativa, non può che non essere riconosciuta come un discriminazione etnica e razziale.”

“Vogliamo combattere questi luoghi e ciò che rappresentano anche, e soprattutto, attraverso la cultura e l’informazione – continua Guido. Per questo la sera del 4 febbraio LasciateCIEntrare insieme a Zalab e l’Archivio delle memorie migranti invita ad una serata speciale di teatro civile: sul palco del Teatro Ambra alla Garbatella a Roma si esibiranno artisti, attori, migranti, voci e immagini per dire NO alla violazione della dignità umana che perfino un tribunale di Crotone ha recentemente confermato avvenire in questi luoghi, assolvendo tre cittadini immigrati dal reato di danneggiamento. E’ infatti “giusto” ribellarsi alle condizioni di “vita” in questi luoghi, dove viene negata e sottratta oltre la libertà anche la dignità umana.”

“Ci saranno, tra gli altri Erri De Luca, Barbara Boboulova, Anita Caprioli (che la mattina entrerà con la delegazione nel CIE di Ponte Galeria), Giuseppe Cederna, Roberto Citran e il sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini che leggerà la sua lettera appello quanto deve essere grande il cimitero della mia isola ?”

Regia dello spettacolo Andrea Segre (Io sono Li, Mare chiuso), Musica Nicola Alesini, contributi video Stefano Liberti, Gabriele Del Grande, Alexandra D’Onofrio.

Chiediamo agli organi di stampa di dare massima diffusione agli eventi della giornata e di partecipare. Per la mattina l’appuntamento è alle ore 10.00 al CIE di Ponte Galeria; per la sera l’appuntamento è alle ore 20.00 al Teatro AMBRA alla Garbatella a Roma.

Per informazioni:
www.lasciatecientrare.it
FB lasciatecientrare

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Appello alle forze politiche: anche i CIE nell’agenda politica

La campagna LasciateCIEntrare si rivolge a tutte le forze politiche che partecipano alla competizione elettorale, e ai singoli candidati che aspirano a ottenere un seggio in Parlamento, affinché prendano un impegno specifico per la prossima legislatura rispetto alla questione dei Centri di Identificazione e Espulsione (ex Cpta).

Che la detenzione amministrativa e le strutture in cui vengono trattenuti gli immigrati privi di permesso di soggiorno siano due elementi di forte criticità del nostro sistema è cosa ben nota a tutti gli schieramenti.

Le gravi violazioni dei diritti umani dei migranti detenuti nei centri e una non corretta applicazione della stessa normativa sono state più volte denunciate in  tutti i più recenti rapporti nazionali e internazionali: citiamo tra tutti il Rapporto del Commissario per i Diritti umani del Consiglio d’Europa e il Rapporto sullo stato dei diritti umani nei centri penitenziari e nei Cie a cura della Commissione straordinaria Diritti umani del Senato.

Il sistema della detenzione amministrativa per i migranti rappresenta un vulnus nel nostro sistema giuridico: viene privato della libertà personale chi non ha commesso alcun reato se non quello  “formale” dell’assenza di permesso di soggiorno (reato amministrativo introdotto dalla legge 94/2009 cd. “legge sicurezza”).

I centri si sono dimostrati nel corso degli anni inefficaci e fallimentari. I tanti episodi di rivolte e di fughe, di suicidio, di autolesionismo, le molteplici violenze subite, l’alto tasso di consumo e l’abuso di psicofarmaci indispensabili a sopportare un “regime carcerario” legalizzato, sono comprovati non solo dalla cronaca ma anche da approfondite ricerche. Lo stesso rapporto curato dalla Commissione De Mistura, istituita dal Governo italiano nel 2007, propose il progressivo superamento dei CPTA.

Ma da allora la situazione dei centri di detenzione è ulteriormente peggiorata nonostante la direttiva 2008/115/CE abbia specificato nel frattempo che la detenzione amministrativa dovrebbe essere utilizzata solo come estrema ratio e non come strumento ordinario di esecuzione delle espulsioni, come avviene in Italia.

Non ci sono alternative: chiudere i CIE e studiare nuove modalità di identificazione e di espulsione è l’unica strada per garantire i diritti umani, rispettare i principi della normativa nazionale e europea e porre fine a uno spreco di denaro pubblico che non è più tollerabile.

Chiediamo pertanto a tutti i candidati al Parlamento di impegnarsi concretamente a trovare soluzioni che vadano verso la chiusura dei Centri di Identificazione ed Espulsione, ad esprimersi in modo chiaro sulla propria posizione rispetto a una immediata riforma del Testo Unico sull’immigrazione e a comunicarci se intendono aderire alla campagna firmando l’appello allegato.

La campagna si rende disponibile sin da ora a collaborare con i membri del futuro Parlamento.

Roma, 4 febbraio 2013

Il coordinamento LasciateCIEntrare
www.lasciatecientrare.it
FB LasciateCIEntrare

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