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Assad peggio di Pinochet

 

Nella catena di notizie agghiaccianti provenienti dalla Siria mancava l’ultima perla: gli stadi di calcio sono stati trasformati dagli uomini di Assad in prigioni e luoghi di tortura per tutti coloro che contestano il regime o semplicemente non lo sostengono. Le immagini cilene sono rimaste impresse nella memoria. Dopo quell’11 settembre del 1973, il grande stadio di Santiago del Cile divenne il simbolo di un feroce golpe militare che spezzò in due la storia del Paese e la vita di migliaia di oppositori che furono uccisi, torturati o costretti all’esilio. La storia, poi, diede ragione a chi si oppose tenacemente a quella dittatura, basti ricordare la presidente socialista Michelle Bachelet che per due volte è stata eletta alla guida del suo Paese avendo alle spalle una vicenda personale segnata anche dalla detenzione e dalla tortura nelle carceri dei militari fascisti cileni.

Assad ha seguito la stessa strada, mas dal punto di vista dei numeri e delle stragi ha largamente superato le efferatezze dei pinochettisti. 60mila morti in due anni, città rase al suolo, centinaia di migliaia di profughi, milioni di persone cui comincia a mancare il necessario per vivere.

La comunità internazionale è mancata all’appello. Non ha sviluppato un’azione di incessante denuncia pubblica dei crimini tale da esercitare una pressione continua sul regime e sui suoi alleati; non ha agito sul piano diplomatico anche coinvolgendo Mosca e Teheran per la soluzione della crisi; non ha fino ad ora dato man forte a quella stragrande maggioranza delle forze insurrezionali che nulla hanno a che vedere con i fantomatici gruppi fondamentalisti salafiti usati troppo speso come scusa per un indecente appoggio al regime assadita.

Ma in Siria, e in generale nella Primavera araba, è morto anche il movimento pacifista che seppe mobilitarsi per la guerra neocoloniale di George W. Bush in Iraq, ma non è stato poi in grado di superare un antiamericanismo di maniera, comodo tutt’al più per scrivere qualche invettiva contro l’imperialismo, ma becero nella sostanza e nei toni. Non ci fu mobilitazione per gli studenti iraniani che protestavano contro il governo autoritario degli Aayatollah, non si è sentita voce in questi due anni di violenze inaudite. Il mondo è troppo complesso per chi vuole riportarlo indietro a prima della caduta del muro di Berlino. La ciliegina sulla torta, del resto, l’ha messa Marine Le Pen che ha chiesto alla comunità internazionale, già abbastanza distratta, di non ingerire negli affari interni della Siria. E’ il neofascismo d’Oltralpe l’ultimo alleato di Assad e degli anti-imperialisti (?!) di casa nostra.

Questa la notizia sugli stadi siriani
Stadi da calcio trasformati in caserme o centri di detenzione per dissidenti. E’ il caso dell”Abbasiyyin’, il principale stadio di Damasco, dove dallo scorso anno non si disputano piu’ partite. Negli ultimi mesi gli uomini del regime di Bashar al-Assad hanno preso il controllo della struttura, diventata una base per le operazioni dell’esercito nei sobborgi della capitale. Casi come quello dell”Abbasiyyin’ non sono rari nel Paese, dove dall’inizio del conflitto nel 2011 sono morte almeno 45mila persone.

Anche gli impianti sportivi di citta’ teatro di violenti scontri come Latakia, Bab Amro e Aleppo sono stati distrutti o diventati caserme. A Banyas, Daraa e in altre localita’ del sud della Siria gli stadi si sono trasformati invece in prigioni a cielo aperto, come hanno denunciato ad ‘al-Arabiya’ alcuni attivisti ed atleti fuggiti che parlano di centinaia di dissidenti rinchiusi al loro interno. Domenica scorsa, alcuni atleti siriani si sono riuniti al Cairo per lanciare l’allarme sulle condizioni degli impianti sportivi, chiedendo alla comunita’ internazionale un impegno per la loro protezione. Nella capitale egiziana e’ nata l’Associazione degli Atleti Liberi che nel comunicato di fondazione ha denunciato la trasformazione degli impianti sportivi in centri militari.

da Il Mondo di Annibale

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