Sei qui:  / Blog / Agromafie e caporalato, presentato il dossier della Flai-Cgil

Agromafie e caporalato, presentato il dossier della Flai-Cgil

 

Agromafie e caporalato sono due facce della stessa medaglia, quella di chi inquina uno dei settori più significativi del made in Italy, violando fino alla negazione i diritti dei lavoratori. Dai cibi taroccati allo schiavismo di fatto praticato nelle campagne del nostra Paese. A fotografare questa realtà inquietante è l’Osservatorio Placido Rizzotto della Flai-Cgil nel primo rapporto presentato oggi a Roma. Un’analisi qualitativa, e non solo quantitativa, che va al di la dei numeri, crudi e allarmanti. Un lavoro svolto con il contributo delle sedi locali della Flai, di magistrati, delle forze dell’ordine e di giornalisti. La ricerca, svolta in 14 regioni e 65 province italiane si pone l’obiettivo di: «Tracciare i flussi stagionali di manodopera e gli epicentri delle aree a rischio caporalato e sfruttamento lavorativo».

Di “zone rosse” ne sono state individuate ben 80, di cui 36 ad alto tasso di sfruttamento lavorativo. Non solo al sud, dove le forme di caporalato sono storicamente presenti nei confronti dei lavoratori stagionali migranti in Basilicata, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, ma anche al nord. Le aree agro-industriali del Piemonte, dell’Emilia-Romagna della Toscana, del Veneto e del Lazio vedono replicarsi le stesse situazioni di sfruttamento e di alterazione della produzione. Dai lavoratori sfruttati ai falsi prodotti doc, dalle truffe allo Stato e all’Unione europea a contratti di lavoro fittizi, dai salari non pagati allo sfruttamento dei flussi di manodopera interna ed esterna.

Dai dati dell’Osservatorio Rizzotto siamo in presenza di un: «Esercito di circa 400.000 persone in tutta Italia, di cui circa 100.000 mila (prevalentemente stranieri costretti a subire forme di ricatto lavorativo e a vivere in condizioni fatiscenti». Tutte situazioni balzate all’onore della cronaca con la rivolta dei lavoratori stagionali migranti di Rosarno nel gennaio del 2010. Non solo Rosarno, ma ben 36 diverse realtà italiane dove il lavoro è trasformato in schiavitù. Si legge ancora nel dossier che da gennaio di quest’anno sono state arrestate 435 persone per reati quali: riduzione in schiavitù, tratta e commercio di schiavi, alienazione e acquisto di schiavi. Dall’agosto del 2011, data di entrata in vigore della legge contro il caporalato sono state denunciate o arrestate 42 persone, la metà nel centro-nord Italia.

Caporalato e agromafie, inoltre, sono la spia della sempre maggiore aggressività delle organizzazioni criminali italiane in settori economici sempre diversi. Rappresentano la longa manus dei boss sulla produzione di qualità, avvelenando formaggi, salumi, vini e olii simbolo della cultura gastronomica italiana. Iniziando, purtroppo, da chi questi prodotti contribuisce a farli: i lavoratori.

Scarica la scheda di sintesi del rapporto

vai al sito dell’Osservatorio Placido Rizzotto

www.liberainformazione.org

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE