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Dove c’era un crimine, ora ce ne sono due

 

di Virginia Invernizzi
Monumenti illuminati, lettere dal carcere, poeti e studenti
Tutto pronto per dare un segnale fortissimo contro il più grande crimine legalizzato: la pena di morte

“Dove c’era un crimine, ora ce ne sono due”. Questa frase di Pascal descrive esattamente le conseguenze della pena di morte, che rende legale un assassinio. Il primo Stato al mondo ad abolirla fu il Granducato di Toscana, il 30 novembre 1786: non fu un’abolizione definitiva, ma sicuramente un segnale dell’attenzione verso un concetto di giustizia diverso dalla vendetta che punisce con la morte chi ha ucciso un altro uomo.

Così nel 2002, quando si è deciso di mettere in luce, in senso letterale, questa scelta di civiltà sperando che indicasse la strada ai tanti Paesi che ancora mantenevano la pena capitale, dando vita alla prima iniziativa di “Cities for Life”, si è scelta proprio la data del 30 novembre. L’iniziativa “Cities for Life”, che pone al centro i monumenti delle città illuminandoli per dare un forte segnale contro la pena di morte, è giunta quest’anno al suo decimo anniversario e vede l’adesione  di oltre 1350 città, tra cui 67 capitali nei cinque continenti.

La pena di morte è troppo spesso percepita dai cittadini che vivono in Paesi europei dove è stata ripudiata come un problema che non li riguarda, lontano, che non li tocca.  Ecco perciò l’importanza di queste iniziative, che riportano nelle nostre città le voci e le testimonianze di chi invece vive questa realtà molto da vicino.

Le storie dei condannati a morte sono spesso paradossali nella loro crudeltà: un esempio può essere quello di Anthony Farina, condannato a morte per un omicidio che non ha mai commesso. Appena diciottenne, fu complice del fratello sedicenne Jeffrey in una rapina. Nella concitazione di quegli attimi, il fratello sparò a tre commessi del locale pubblico e ne pugnalò un quarto. Uno dei feriti morì più tardi in ospedale. Anthony non ferì nessuno – come affermato dai documenti e dalle testimonianze processuali – ma fu comunque condannato a morte insieme al fratello, che però beneficiò in seguito della riduzione della pena in ergastolo. Otto anni dopo, infatti, una modifica alla legge sulla pena di morte comminata a minori negli Stati Uniti ebbe l’effetto di ridurre la sentenza capitale di Jeffrey al carcere a vita, con la possibilità di passaggio dopo 25 anni alla libertà condizionale.

Questo vuol dire che Jeffrey nel 2017 avrà la possibilità di lasciare il carcere, benché sia stato l’autore materiale dell’omicidio. Anthony, invece, che non aveva neppure preso parte alla sparatoria, rimane tuttora condannato a morte.  Nuove speranze derivano dal fatto che sia stata di recente riconosciuta ad Anthony la cittadinanza italiana, cosa che consente al governo italiano di intervenire in giudizio e chiedere la revisione del processo.
La Comunità di Sant’Egidio è impegnata da anni contro la pena di morte: oltre all’assistenza legale diverse persone della Comunità offrono la loro amicizia ai condannati a morte intrattenendo con loro amicizie epistolari. Tramite queste corrispondenze la Comunità di Sant’Egidio ha capito che le persone cambiano, per cui spesso vengono giustiziate persone che, se colpevoli, hanno comunque preso atto del loro sbaglio e potrebbero reinserirsi nella società portando un contributo positivo. Inoltre la pena di morte non rappresenta in nessun modo un risarcimento per la famiglia della vittima ed aggiunge solo dolore a quello che già c’è; per questo vanno crescendo le associazioni di vittime che si impegnano per l’abolizione della pena capitale.

Le città prendono parte a “Cities for Life” con iniziative a carattere educativo e spettacolare che vedono coinvolti monumenti o piazze-simbolo e con interventi mirati alla sensibilizzazione dei cittadini. Ce ne sono moltissime in tante città d’Italia, d’Europa e del mondo e le si trova tutte descritte nel sito http://nodeathpenalty.santegidio.org/it/cities-for-life-2011.aspx   
Da segnalare quella di Milano perché vede protagonisti i giovani (studenti liceali e universitari) che daranno vita ad una maratona di letture di lettere dei condannati o di brani di grandi scrittori o poeti sulla pena di morte, il tutto accompagnato dalla musica. Questo reading, che si svolgerà sabato 1 dicembre alle 17:00  in via Lanzone 13, vuole essere non solo un segnale lanciato nella città contro la barbarie della pena di morte e l’indifferenza che la circonda, ma anche un’occasione per riflettere su una giustizia più umana. Gli studenti liceali e universitari  che lo desiderano possono prenotarsi per leggere scrivendo a readingmilano@gmail.com
In questo modo si darà voce ai tanti che chiedono l’abolizione della pena di morte, considerandola di poco diversa da una vendetta di Stato.

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