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14 novembre. Se la paura non ferma la mobilitazione

 

Ci si ritrova così, tutti riuniti in cerchio, all’interno della palestra di una scuola media superiore della periferia romana. Di quale scuola si tratti e quale municipio non sembra essere il dato rilevante. Quello che conta è che in quel cerchio di persone ci sono tante facce diverse, facce di giovani e giovanissimi, ma anche facce di adulti, padri, madri, insegnanti, tutti a ragionare su “ come andare avanti”. Non a leccarsi le ferite del post 14 novembre ma a progettare altre iniziative, a lanciare idee a supportarsi vicendevolmente come fino a qualche anno, o mese fa sarebbe forse stato impensabile. Eppure succede.

Succede che una ragazza, 14-15 anni, faccetta seria aria composta, prenda il microfono e racconti di come in piazza sia stata manganellata senza un motivo, solo perchè stava china a terra nel tentativo di soccorrere una coetanea, succede che invece di mostrarsi impaurita inciti i presenti in sala a non aver paura e ad andare avanti, perchè un cambiamento è ormai necessario e succede che la sala reagisca con un sonoro applauso, adulti in testa. Succede che gli interventi si susseguano, si susseguano i racconti di quel mercoledì di inferno, si analizzino dinamiche, si chieda che le forze dell’ordine possano essere riconosciute tramite un numero di matricola, come da tempo si chiede, che i cittadini possano e debbano poter arrivare a esprimere dissenso fin sotto i palazzi del potere, ma soprattutto si rilanci la voglia di non fermarsi, per nessun motivo.

Giovani dunque, che pur avendo sperimentato la violenza della repressione di piazza hanno anche capito che a lasciarsi intimorire si è già perso in partenza. E loro paura non ne hanno più.
Parlano i ragazzi provenienti da altre scuole occupate, si annunciano nuove occupazioni, “ non ci lasceremo spaventare” è ormai un mantra che si ripete, non solo in questa assemblea ma nelle tante assemblee che all’interno di scuole e università hanno preso il via immediatamente dopo il 14 ed è il messaggio indirizzato alle forze politiche e sociali ree di aver lasciato solo il movimento studentesco “ mancano i partiti, manca il sindacato”… “C’è un vuoto di politica, il movimento studentesco è stato lasciato solo anche di fronte agli evidenti eccessi delle forze dell’ordine”.

Ma tanto solo, forse, non lo è più. Non lo è nella misura in cui, i “grandi” cospargendosi il capo di cenere, hanno deciso che forse è arrivato il momento di dire grazie ai ragazzi che in questi mesi e questi ultimi anni non hanno rinunciato al loro diritto sacrosanto di lottare per un futuro migliore, di dire grazie, perchè se nella scuola alcune battaglie sono state vinte è per merito loro, della loro tenacia, delle loro forme di resistenza. Ragazzi che, checchè se ne dica, hanno ben chiaro in testa cosa vogliono ( “non hanno bisogno di essere indirizzati, ma solo che gli si stia accanto” commenta un docente presente in sala prendendo il microfono) e ancor più cosa vorrebbero: una scuola in cui a a contare siano loro, gli studenti, quelli che tra le aule passano quasi un’intera giornata.

Due generazioni si uniscono così attorno ad un principio cardine, quello dei beni comuni, che in questo caso, si incarna appunto nella scuola pubblica, ancora di difendere da chi la vorrebbe sacrificare sull’altare della spending review.
Ma la scuola diventa quasi solo un pretesto, pretesto per parlare di altro: di lavoro precario e vuoto istituzionale, di esercizio della democrazia. Perchè chi si sta affacciando adesso sul futuro pretende qualcosa di diverso dall’incertezza che invece è l’unica opzione prospettata.
E allora che fare? Rimboccarsi le maniche e mettersi a lavoro, programmare, proporre, attuare. Come hanno fatto i ragazzi di questo liceo romano che hanno usato l’occupazione per dimostrare a pieno che loro quella scuola la sentono come “una seconda casa” e vogliono che sia un luogo accogliente e pregno di espressività, idee, pensieri.

Non sappiamo bene se sia l’inizio di un qualcosa di nuovo, se stia partendo proprio dalla scuola e dai ragazzi un’aria di rinnovamento capace di trascinarsi dietro anche i più sordi e disillusi, ma le premesse, questo si, lasciano ben sperare…

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