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Primavera: araba e irreversibile

 

Quando il premier Mario Monti ha detto che “occorre aiutare la Primavera, altrimenti rischia di sfiorire” ha dimostrato ancora una volta di stare un passo avanti non solo ai politici di professione, ma anche agli operatori culturali di questo nostro Paese, ancora aggrappati – in gran parte, non tutti – al logoro preconcetto che un democratico debba essere anche liberale. Strano…
Sembra quasi che ci siamo dimenticati pure di Togliatti, del grande contributo che il suo partito ha dato alla democrazia italiana, per quanto non fosse certo un liberale.

Se ci siamo dimenticati di Togliatti figurarsi se possiamo ricordarci che non fu l’Illuminismo, ma la pace di Westfalia a segnare l’inizio dell’epoca della separazione tra Stati e Fede. Figurarsi se potevamo ricordarci che la Democrazia Cristiana non è nata certo per la rinuncia della Chiesa a esercitare un potere, ma esattamente per il motivo opposto.
L’abrasione di tutte queste verità, corroborate dall’evidenza storica che i Padri Pellegrini pensarono la separazione tra Stato e Chiesa negli Stati Uniti per difendere la religione dal governo e non certo per il motivo opposto, lascia un po’ sorpresi davanti alla diffusione delle grida d’allarme sull'”islamizzazione della Primavera” araba.

Con islamismo noi intendiamo rappresentare una realtà totalitaria, che uniforma a una visione dispotica, in questo caso teocratica, il futuro di una società. Peccato che di totalitarismi non possono essercene tre contemporaneamente; quello dei Fratelli Musulmani, quello dei salafiti e quello dei jihadisti. Proprio l’esistenza di questi soggetti diversi e in competizione tra di loro ci dice che si è rotto un meccanismo, quello del capo unico e indiscusso.
Le forze non liberali (Fratelli Musulmani in primis, un po’ anche i salafiti) in competizione tra di loro e in presenza di altre forze sono costrette ad adeguarsi al gioco politico, a fare i conti con il possibile. E’ qui la prima riprova che la Primavera non è in pericolo. Anzi, la Primavera costringerà i non liberali “islamisti” a divenire soggetti attivi della costruzione di un cammino democratico.

Ma un’Europa che non vuole capire l’enormità del cambiamento in atto resta alla finestra e non sceglie di scendere in campo al fianco delle Primavere.
Questo dal punto di vista degli atlantici è comprensibile, un nuovo ordine euro-mediterraneo li danneggerebbe. Ma noi, gli italiani, abbiamo una leadership potenziale da esercitare e nel nome della quale impegnarci. Per il nostro interesse, che è quello del Mediterraneo.
Ecco perché dispiegare la nostra diplomazia per la Siria e un suo futuro di pace, che non può essere contro i suoi vicini ma deve prescindere da Assad, sarebbe un investimento di capitale importanza, come quello di progettare scenari economici nuovi con tutti i paesi della sponda sud del Mediterraneo.

Mario Monti, che non è certo un anti-atlantico, lo ha capito. Gli altri invece preferiscono seguitare a trastullarsi con Fiorito. Peccato.

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