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Lampedusa, zattera nel Mediterraneo

 

“Avreste dovuto percorrere al contrario le Vie del Sud. Da Lampedusa verso Roma” ci aveva detto qualche amico incontrato lungo la strada. Perché Lampedusa è una porta. Con una precisa direzione di percorrenza, da Sud a Nord. Quest’isola più a Sud di Tunisi, punta estrema dell’Europa nel mare nostro, è infatti la tappa conclusiva del nostro viaggio. Ed è la tappa conclusiva del viaggio delle migliaia di persone che negli ultimi venti anni si sono imbarcate per fuggire da guerre e fame e sperare in un futuro migliore.

Qui in pieno agosto ferve l’attività turistica e i 6000 isolani si diluiscono fra le 200.000 presenze turistiche annue. Si sente la crisi sul settore, anche se quest’anno non c’è stata la drammatica emergenza del 2011, quando l’isola ha rischiato di scoppiare, tra le rivolte del Cie e quelle degli abitanti esasperati da una situazione ingestibile.
“Dobbiamo renderci conto che Lampedusa è una zattera nel Mediterraneo, su cui navighiamo insieme, italiani e migranti” spiega Giusi Nicolini, donna combattiva, da sempre schierata in difesa dell’ambiente, eletta a Maggio Sindaco dell’isola. “Lampedusa ha fatto esperienza in questi anni e ora possiamo dare le pagelle. Noi sappiamo cosa ha funzionato e cosa no, abbiamo qualcosa da insegnare all’Europa.” Crede che gli isolani, che per anni hanno esercitato una straordinaria capacità di accoglienza, di fronte a una gestione colpevolmente emergenziale, volta soltanto ad acuire le tensioni sociali e a dimostrare politicamente che l’immigrazione è un fenomeno insostenibile per l’Italia, si siano resi conto che gettare benzina sul fuoco non serve. Anzi, provoca disastri. E quindi il Sindaco sta cercando di cambiare un po’ tutto, a partire dal linguaggio: oggi qui si parla di soccorsi in mare a migranti in pericolo, non più di sbarchi di clandestini.
La battaglia del Sindaco è la stessa dei ragazzi dell’associazione Askavusa, che si occupa di promozione culturale. Ogni anno organizzano il Lampedusa Film Festival e stanno lavorando insieme all’università Federico II di Napoli all’apertura di un Museo dell’emigrazione. Hanno raccolto dall’ex discarica pezzi di barche, scarpe, vestiti e altri oggetti che alcuni artisti inseriscono all’interno delle loro opere.
In serata è tempo di concludere il nostro viaggio: subito prima del tramonto arriviamo al monumento dedicato a tutti i migranti e realizzato da Mimmo Palladino: “Porta di Lampedusa, Porta d’Europa”. Il luogo è magico e ci costringe a fermarci di fronte al mare che divide l’Europa dall’Africa. Sono soltanto pochi chilometri ma da qui il mare sembra scuro, profondo e immenso. Rivolgiamo un pensiero ai 18.000 esseri umani che negli ultimi vent’anni hanno perso la vita tentando la traversata. Rendiamo loro omaggio, perché è così che volevamo concludere Vie del Sud. Con la speranza che Lampedusa diventi da terra di fine a terra di inizio. Volto di una società capace di tendere la mano sempre, a chi è in difficoltà. E di tenersi stretta insieme su questa zattera nel mare, tra le grandi correnti della Storia e delle migrazioni umane.

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