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Gli anni settanta e le origini del terrorismo

 

Una cosa è certa anche per chi non avesse mai dubitato: la Cia si è sempre fortemente interessata alla politica italiana negli anni della guerra fredda, cioè almeno fino al 1989. E nel nostro paese i tentativi di colpo di Stato sono stati sempre più simili alle intimidazioni e ai tentativi di condizionare il gioco politico e i rapporti all’interno del maggior partito di governo, e di altri partiti di governo o di opposizione, piuttosto che a un progetto organizzato di modificare radicalmente l’equilibrio interno del paese.

I documenti che ha potuto consultare di recente Mario Cereghino, dopo un’accurata ricerca negli archivi americani a Maryland

presso Washinton, hanno provato ancora una volta (dopo che la cosa era già emersa con  chiarezza nel mio libro del 2204 presso l’editore Bompiani Come nasce la repubblica con la collaborazione di Giuseppe Casarrubea e Mario Cereghino) che tra la fine degli anni sessanta e la fine degli anni settanta in Italia si è giocata una partita accanita e in buona parte segreta tra lo stato maggiore del partito cattolico fortemente diviso al suo interno tra Aldo Moro, Marian Rumor e Amintore Fanfani che giocano per determinare l’indirizzo politico del partito e del paese rispetto alla politica americana e a quella sovietica. Ossessionati, dal pericolo di un ingresso del PCI nel governo nazionale ma con idee diverse sull’opportunità o meno di favorirne una collaborazione e in quali termini e a quale livello.

Certo, per chi conosce quello che verrà dopo, negli anni successivi, Aldo Moro appare l’uomo politico più  lucido e consapevole dell’evoluzione dei tempi, della necessità di coinvolgere le masse popolari nel governo nazionale mentre Rumor e in parte Fanfani appaiono più legati al passato e ad equilibri che sono ormai destinati a tramontare. Ma la situazione appare, tanto per cambiare, piuttosto complessa e confusa, come di frequente e’ scritto nei documenti americani che provengono dal Dipartimento di Stato.

Né viene favorita dall’irrompere di personaggi fuori fase come il principe neofascista Borghese che è protagonista del tentativo di golpe che sta per attuarsi ma poi viene fermato nel 1970 o anche dall’azione individuale tragicamente sfociata nel dramma del giovane editore Feltrinelli che teme il colpo di Stato e si slancia in imprese senza futuro.

Insomma, l’influenza della Cia nella politica italiana degli anni Sessanta e Settanta esiste e non può essere in nessun modo negata, come pure hanno fatto pubblicisti e perfino storici della guerra fredda, ma non riesce ad avere conseguenze importanti sul nostro paese sia perché le forze interne che collaborano non sono né forti né preparate, sia perché ci sono dalla parte della sinistra forze decise a mutare gli equilibri con la forza e dunque manca in Italia la presenza di uomini e gruppi decisi a lavorare per il cambiamento con la forza e con il terrore contro la repubblica.

Di fronte alla documentazione trovata dal ricercatore Cereghino  si può dire che la guerra del ’43-45 ha segnato a fondo gli antifascisti e li ha posti a difesa della repubblica contro chi ha tentato di attentare ad essa? O che gli stessi Stati Uniti e la CIA esitarono rispetto agli assalti neofascisti alla repubblica?

Forse hanno influito l’uno e l’altro fattore a far fallire i tentativi che avrebbero consentito alla nostra repubblica di andare avanti fino al crollo parziale del ’92-93?

Forse si può concludere così almeno provvisoriamente rispetto ai documenti sempre più ampi che emergono dai sotterranei della guerra fredda.

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