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Giuliana Covella: “E’ piu’ facile sbattere il mostro in prima pagina”

 

Da qualche giorno è in libreria “L’uomo nero ha gli occhi azzurri” (Guida Editore) della giornalista Giuliana Covella. Un lavoro che si occupa del massacro di due ragazzine, Nunzia Munizz e Barbara Sellini, di 10 e 7 anni pugnalate a morte e poi bruciate, avvenuto a Ponticelli, nella periferia napoletana ventinove anni fa. La giustizia ha condannato all’ergastolo tre giovani incensurati: Ciro Imperante, Luigi Schiavo e Salvatore La Rocca. Ma più di un dubbio gira intorno a questa terribile vicenda. Il giudice Ferdinando Imposimato si è messo a capo di un pool di avvocati di Firenze che stanno raccogliendo nuove testimonianze per chiedere una riapertura del processo.
Noi abbiamo incontrato l’autrice.

Giuliana cosa avvenne quel 3 luglio del 1983 nelle campagne di Ponticelli?
Nunzia e Barbara furono ritrovate morte in un canalone. Erano scomparse la sera prima, senza che nessuno se ne accorgesse.

Chi ritrova i corpicini delle due bimbe, come iniziano le indagini?
Un uomo. Per caso. Era mezzogiorno passato quella domenica mattina. Il forte odore di bruciato e il fumo attirarono l’attenzione di un passante che avvisò le forze dell’ordine. Subito iniziarono le indagini a tappeto, cercando il colpevole tra psicolabili e maniaci della zona che avevano dei pregressi. Indagini che, dopo poco tempo, presero un’altra piega.

Chi può essersi macchiato di un duplice omicidio del genere?
La verità era sotto gli occhi di tutti. Sarebbe bastato leggere atti, testimonianze e approfondire le indagini. Ma tutto questo è stato trascurato e i motivi sono ancora oscuri.

Invece le cose vanno diversamente, quale sarà la verità giudiziaria?
La verità giudiziaria deve essere ancora scritta.

Ci sono stati dei tentativi di riapertura del processo?
Sì, finora due. Il terzo è in corso.

Le famiglie delle due vittime come si sono comportate in questi anni?
I genitori di Nunzia morirono dopo pochi anni. Quelli di Barbara si trasferirono in Abruzzo. La madre di Barbara all’epoca scrisse anche all’allora Presidente della Repubblica per far luce su quel massacro.

E quelle dei tre condannati?
Hanno sempre sostenuto l’innocenza dei loro parenti. Non abbandonando mai la fiducia nella giustizia ed hanno continuato a sperare

Adesso quali potrebbero essere i risvolti futuri. Si potrebbe arrivare ad una verità storica?
Me lo auguro. Anche se sono passati quasi trent’anni e i tre ex ragazzi di Ponticelli sono usciti dal carcere dopo vent’anni, resta su di loro una spada di Damocle: l’infamia di aver commesso un delitto del quale – a mio parere – non sono responsabili.

Ci ritroviamo dinanzi ad un probabile caso di mala giustizia. Prima di pensare e giustamente chiedere una giustizia più snella, efficace e certa, alla luce di tantissimi casi irrisolti di cui le cronache giornalistiche ci raccontano, non credi che il primo e più efficace cambiamento debba avvenire proprio in seno alla polizia giudiziaria che, a quanto pare, soprattutto oggi non riesce più a “congelare” il luogo dei delitti e a svolgere le prime ed importanti indagini? 
Premesso che a quell’epoca non esistevano i mezzi attuali (vedi esame del Dna, ndr), credo che allora le indagini avrebbero dovuto puntare sui pregressi di alcuni personaggi, che si erano già macchiati di reati simili. Ma forse è stato più facile sbattere il mostro, anzi i mostri in prima pagina e trovare un colpevole a tutti i costi nel minor tempo possibile. Quale soluzione migliore, dunque, che tre ragazzi incensurati, tra i 18 e i 20 anni e dalla faccia pulita? Se qualcuno ha sbagliato, credo sia ora di riparare e fare giustizia. In nome di Nunzia e Barbara. Ma anche di Ciro, Luigi e Giuseppe.

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