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BEPPE CARLETTI: “Il nostro megaconcerto per l’Emilia martoriata dal terremoto”

 

Beppe Carletti “significa” Nomadi, e Nomadi “significa” “glocal”, ovvero un fenomeno nazionale ma con forti radici locali; Nomadi significa infatti Emilia. Come vedi le reazioni della gente, i loro volti nelle  tante piazze ed  sotto i tanti campanili sgretolati dalle scosse?
“Guarda, adesso parlerò per me, perché proprio ieri mattina sono andato al mio paese natale che è Novi di Modena, dove vive ancora mia madre. C’era lì, a casa mia, pure mio fratello. E ti giuro che quando ho visto la piazza mi è venuto il magone perché ho visto un pezzo della mia memoria andarsene, venire in un attimo cancellata; la memoria di quei luoghi che si portavamo nel cuore, dove sei nato e vissuto e dove hai provato le prime gioie; poi ho incontrato degli amici, delle persone che ho conosciuto e che frequento  tutt’ora, che mi abbracciavano e piangevano. C’è tutto questo. Direi che nella gente c’è tristezza, ma allo stesso tempo non c’è scoramento; la gente si sta tirando su le maniche e sta lavorando: lavorano sotto ai tendoni, lavorano ovunque si può fare, lavorano; c’è quindi una grande tristezza dentro al cuore, ma anche una grande voglia di andare avanti. Questo fa grande la mia terra e le persone che per la mia terra vivono e lavorano con sostegni  incredibili che fanno onore al popolo italiano. Questo è veramente bello”.

I Nomadi cosa si “inventano” per questa stranissima e drammatica estate per l’Emilia?
“Mi sono, per modo di dire, inventato un “megaconcerto”, un evento a mio avviso incredibile, allo stadio Dall’Ara di Bologna il 25 di giugno,  assieme alla maggioranza degli artisti italiani; questo lo facciamo per due motivi: per raccogliere soldi – ed è già un buon obbiettivo – e per far sentire il calore alle popolazioni colpite, che è la cosa più importante. Perché se è importante dare dei soldi, è forse più importante come li si danno : se nel momento in cui  dai i soldi  fai allo stesso tempo una carezza al cuore stando su un palco, e  trasmetti delle emozioni suonando, credo che sia una cosa veramente bella e che faccia piacere”.

Beppe, l’Emilia Romagna è una terra di solidarietà. Questa volta a necessitare solidarietà, vicinanza  e carezze al cuore è lei. Come vivi da emiliano l’attenzione e gli atteggiamenti degli altri cittadini italiani e non solo in rapporto a questo dramma?
“La vedo bene, perché ci sono dimostrazioni davvero incredibili che arrivano da tutta Italia. Io ho amici sparsi per tutto il continente e nelle isole, e tutti mi chiedono cosa possono fare, a chi inviare soldi e cose così; mi arriva veramente un calore che mi fa piacere, e penso che faccia piacere a tutti gli emiliani, perché come tu hai detto, gli emiliani hanno sempre fatto tanto per gli altri, e questa volta che siano noi, purtroppo, ad avere bisogno di aiuto; ma  sta tornando indietro tutto quello che è stato dato”.

Adesso parliamo del tuo specifico: la musica e lo spettacolo. L’Emilia, oltre che terra di solidarietà, è terra di musica e musicisti; quanto potrà contare, non solo per la data specifica del 25 giugno, ma per tutto il periodo della ricostruzione, quell’identità forte che i Nomadi, più di altri  interpretano  da sempre?
“Tantissimo. Tantissimo. La musica sa arrivare al cuore, ed è bellissima; la musica delle volte è bistrattata, e si dice che non serva a niente. Io sono di tutt’altra opinione. Ci sono le tante manifestazioni che stanno nascendo anche qua da noi, piccole manifestazioni di affetto e di amore. E la musica è per certi versi davvero importante, perché una canzone può toglierti per un momento dai problemi che hai, da quello che ti è accaduto intorno; ti può far sorridere; ti può rallegrare; nelle nostre canzoni, allo stesso modo, noi mettiamo sempre la speranza. Questo è molto bello, ed io rimango fermamente convinto che la musica possa fare qualcosa ed alleviare la sofferenza”.

Beppe, citando una canzone bellissima di tanti anni fa che i Nomadi hanno cantato magnificamente,  provocatoriamente voglio proporti un’immagine negativa : Il vecchio ed il bambino, il vecchio che spiega al bambino che lì c’erano delle cose che non ci sono più, a al loro posto c’è il deserto. C’è adesso, in misura anche minima, questo rischio? Il rischio che qualcosa si perda per sempre?
“Mi auguro di no. Il rischio può anche esserci, ma la forza degli emiliani è tanta. Gli emiliani hanno la testa dura. Hai capito? È difficile che mollino. Quello che viene descritto nel testo “il vecchio e il bambino” io non credo che ritornerà pari pari – niente torna, e se torna lo fa in modo diverso – però resto fermamente convinto che la forza dentro di noi è tanta. Lo vedo nel mio piccolo ogni giorno in quelle piccole cose che non mollo; e tutti gli altri sono così: gli amici, le persone che conosco. Si muovono e non mollano. Ci vorrà del tempo per ricostruire, ma – mi auguro e lo credo – lo si farà. Non si torna indietro. Tutto si può fare, basta volerlo”.

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