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A rischio l’ “Altra economia” capitolina

 

Il progetto del sindaco Alemanno sull’Altra Economia sta giungendo a compimento. Il 30 marzo gli emissari del comune andranno a chiedere indietro le chiavi della Città dell’Altra Economia al Consorzio che la gestisce da quattro anni.

Il progetto del sindaco Alemanno sull’Altra Economia sta giungendo a compimento. Il 30 marzo gli emissari del comune andranno a chiedere indietro le chiavi della Città dell’Altra Economia al Consorzio che la gestisce da quattro anni. E  proprio il 30 marzo alle 9.00 è indetta in quegli spazi una conferenza stampa che darà il via ad una tre giorni di mobilitazioni per difendere l’altra economia dagli attacchi della Giunta capitolina.

A Roma, nel centrale quartiere di Testaccio, il Consorzio Città dell’Altra Economia, gestisce i 3500mq del Campo Boario ex Mattatoio. Il diritto lo ha ottenuto quattro anni fa con l’allora sindaco Veltroni, a seguito della vittoria di un bando pubblico.
Le quaranta realtà che fanno parte del Consorzio CAE si occupano di agricoltura biologica, commercio equo e solidale, energie rinnovabili, riuso e riciclo, turismo responsabile, finanza etica e comunicazione aperta.

Secondo il bando della giunta veltroniana il Consorzio CAE avrebbe gestito l’area per 36 mesi. Allo scadere dei 3 anni, il Consorzio si impegnava a presentare un progetto che, se approvato,  gli avrebbe permesso di gestire quegli spazi per altri sei. Il progetto, assicurano i responsabili della CAE, è pronto e solleverebbe inoltre il Comune di Roma dagli oneri finanziari di gestione.
Ma la giunta Alemanno ha evidentemente un concetto di altra economia un po’ particolare. Tanto emerge dall’atteggiamento tenuto sulla gestione dell’assegnazione di quell’area e dal rifiuto a valutare il progetto del Consorzio. Così nel maggio scorso, senza considerare gli accordi con la giunta Veltroni, viene pubblicato un bando che in prima battuta ammetteva numerose attività discutibili quali fabbriche di armi e munizioni, allevatori di animali da pelliccia e aziende che trattano combustibili nucleari. E non solo, anche produttori di macchine per industrie chimiche, petrolchimiche e petrolifere e di apparecchiature per il lancio di aerei e catapulte per portaerei.

Il bando subisce svariate proroghe e modifiche che culminano in una gara in cui i criteri attinenti l’altra economia non erano affatto discriminante per l’aggiudicazione dello spazio.
E qui si riscontra un’altra anomalia: la giunta Alemanno avrebbe prima assegnato gli spazi a 10 nuove imprese e solo in seconda battuta indetto la gara per la gestione dell’area.

Accortosi della gaffe il Dipartimento di Autopromozione sociale, guidato dall’architetto Francesco Coccia (oggetto, tra l’altro, di un’interrogazione urgente al consiglio comunale di Roma in cui viene denunciata “una gestione dispotica del dipartimento”),  lancia il nuovo bando per l’ente gestore che scadeva il 9 marzo scorso. In attesa che vengano resi noti i vincitori, il Consorzio CAE 2.0 denuncia un “inciucio” tra coop rosse e coop legate al centro-destra unite in cordata per la vittoria finale e lanciano l’allarme: è in pericolo la dimensione pubblica del progetto Città dell’Altra Economia, l’unico di questo genere in Europa. L’ ultimo atto di questa vicenda è la richiesta di consegna delle chiavi dello spazio alle imprese insediate, un giorno prima della scadenza della proroga fissata per il 31 marzo.  Un timing perfetto, in concomitanza con la tre giorni lanciata dal CAE 2.0 per rilanciare la discussione cittadina sul futuro di quei luoghi che si vorrebbero ancora pubblici e accessibili a chiunque.
Così oggi il consorzio CAE chiede aiuto. E lo chiede a gran voce a tutti i cittadini che hanno a cuore il bene pubblico che quegli spazi rappresentano. Il 30 marzo il comune si riprenderà le chiavi dei locali, privando, di fatto, di qualsiasi prospettiva di futuro le imprese e le cooperative che da anni fanno vivere l’Altra Economia nello spazio dell’Ex foro Boario.

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