All’annuncio ufficiale della vittoria di Lula da Silva l’ansia è esplosa come cento fuochi d’artificio nei cieli brasiliani ancora carichi di pioggia, le strade si sono gonfiate di grida festose non solo nei quartieri popolari e medio-borghesi da Flamengo a Botafogo ma anche a Ipanema, a Leblon, tra i palazzoni della bassa San Paolo e almeno un paio d’incroci dei suoi eleganti ed esclusivi Jardin. Un rilevante incremento della partecipazione al voto tra primo e secondo turno elettorale e qualche presunto ripensamento tra gli elettori di Bolsonaro hanno rovesciato il risultato: il 51,74 per cento dei 158,7 milioni di votanti hanno preferito affidare per la quarta volta al vitalissimo ottantenne candidato del centro-sinistra il governo della maggiore e più possente Repubblica a sud del rio Bravo. E’ una storia del tutto inedita, con l’eroe che sempre all’improvviso cade rovinosamente e ritorna al trionfo, un’avventura politica e umana da romanzo epico, straordinaria anche nella immensa e fantasmagorica letteratura latinoamericana che riassume tutte le utopie fatte proprie dai Lumi ai giorni nostri.
Sembra una pagina di narrativa, stavolta da cattiva serie TV, anche la reazione di Flavio Bolsonaro che sia pure con un primo e distratto conforto di Donald Trump e Javier Milei rifiuta di riconoscere la sconfitta sancita dalle urne. Un bel rischio anche per lui. Come direbbero a Roma: la butta in caciara. Che per la verità non è mancata, ma soprattutto per responsabilità della sua stessa gente, attivi alleati, funzionari amministrativi e grandi attori dei media digitali. A cominciare dal miliardario Mark Zuckerberg, che fin dalla vigilia elettorale ha permesso se non promosso per mezzo della sua META-Facebook una manipolazione orchestrata tra fake-news e algoritmi truccati al fine di favorire la propaganda di Flavio Bolsonaro e minimizzare quella di Lula. Per giorni, sebbene con molti meno followers, il figlio del generale Jair condannato a 27 anni di detenzione per tentato colpo di stato ha ottenuto molta più pubblicità dell’avversario Presidente. C’è voluto l’intervento del giudice Marco Aurelio Bellizze, del Tribunale Supremo Elettorale, affinchè META-Facebook riconoscesse ed eliminasse il marchingegno che penalizzava Lula.
Il confronto di ieri non è stato esclusivamente uno scontro elettorale sia pur durissimo per la massima magistratura dello stato, come previsto ogni quattro anni; bensì una battaglia le cui contingenze sono state infuocate dalla radicalità delle prospettive: un Brasile opposto all’altro. Nessun colpo è stato tralasciato, quelli personali mirati a fare più male possibile. Nei faccia a faccia televisivi sono stati tirati brutalmente in mezzo figli, mogli ed ex (del resto Bolsonaro padre aveva schierato per tempo tutti i familiari attivamente in campo), intimità e persino le menomazioni personali: Flavio Bolsonaro è arrivato a deridere Lula perché ha una mano con un dito di meno, perduto a 16 anni sotto un tornio quando lavorava da metalmeccanico. Poi ha capito che tanto cinico bullismo gli si stava ritorcendo contro e si è scusato. E’ stato quando l’intervento della magistratura penale ha fatto il botto grosso sul patrimonio di Willer Tomaz de Souza, il più stretto amico personale di Flavio Bolsonaro. Un avvocato e imprenditore risultato con rumorosissimo scandalo il maggior giocatore d’azzardo del Brasile nello scorso 2025. La scheda tecnica della Segreteria Premi e scommesse del ministero delle Finanze gli attribuisce giocate per un totale di 5 miliardi di reales, pari a un miliardo di dollari.
Gli inquirenti vogliono sapere di dove è venuto e dov’è finito tanto denaro. C’è un sospetto di grande riciclaggio (un sospetto vivissimo tra i responsabili giudiziari e fiscali di tutto il mondo, di fronte al dilagare del gioco d’azzardo). E anche di più ampie interessenze politico-finanziarie, visto che il giro delle scommesse on-line non solo muove miliardi di dollari, ma costituisce un motivo crescente di malessere sociale. In un gran numero di famiglie, infatti, gli uomini scommettono gli ultimi denari disponibili in casa (si parla di 8/10 miliardi di dollari l’anno) nella speranza di vincere e così pagare i debiti che affliggono la maggior parte dei brasiliani. Raccogliendo la dichiarata disperazione di centinaia di migliaia di donne, qualche settimana addietro Lula ha messo da parte i molti interessi alimentati dal mondo delle scommesse (ad esempio quelli delle società di calcio, che non solo in Brasile hanno un enorme seguito popolare) e ha decretato la proibizione del gioco d’azzardo on-line. Facile immaginare il vespaio che ha suscitato. Sul quale si è immediatamente gettato Flavio Bolsonaro, impegnandosi pubblicamente ad annullare il divieto non appena giunto alla presidenza della Repubblica, che dava per scontata.
Infine la meteorologia ha complicato le cose gettando insistenti acquazzoni su mezzo Brasile, proprio nelle ore di maggior affluenza ai seggi. Gli organizzatori della campagna elettorale di Lula, a questo punto, denunciavano che approfittando delle difficoltà provocate dal maltempo, nei distretti delle massime concentrazioni urbane amministrate dai bolsonaristi venivano dolosamente ridotti i trasporti pubblici, autobus e treni metropolitani. Folle di elettori non sapevano come raggiungere i seggi. A Rio e San Paolo i comitati elettorali del centro-sinistra si organizzavano con le auto private dei militanti e simpatizzanti disponibili. Non sono mancati momenti di tensione. Finchè le autorità elettorali, su sollecitazione di Lula ma quanto meno con l’assenso iniziale di Bolsonaro, hanno deciso eccezionalmente di prolungare di due ore l’accesso degli elettori alle urne. Un provvedimento inusuale, forse unico nella storia delle elezioni brasiliane post-dittatura militare. A risultati ottenuti, però, Flavio Bolsonaro si è risolto a respingerli, pretendendo di ripetere la consultazione. Uno dei popoli più grandi del pianeta Terra (e il suo sesto PIL) sospende così la festa per rispecchiarsi in una spaccatura che vorrebbe vedere una parte del tutto estranea all’altra, in una sindrome che assilla l’intero Occidente: quella d’una interna e profonda discordia.
Livio Zanotti
