Emfa, la grande incompiuta

Emma Bonino, una vita radicale

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Non era semplice andare d’accordo con Emma Bonino, e infatti pochi, quasi nessuno, può dire di aver avuto questo privilegio. Questa diffidenza naturale, questa furia interiore, questo coraggio leonino talvolta spinto all’estremo, quest’apparente scontrosità che in realtà costituiva anche una forma di timidezza e la fragilità ostentata con orgoglio nell’ultimo periodo sono stati, tuttavia, i suoi punti di forza.
Emma Bonino, classe 1948, radicale per vocazione prim’ancora che per scelta, ha attraversato mezzo secolo della nostra vita politica e istituzionale: non senza contraddizioni, ambiguità, momenti bui, battaglie condotte in solitudine e, talvolta, anche clamorosi errori, come del resto ne commettiamo tutti. Eppure, sia lode alla tenacia, diremmo quasi alla grazia di questa donna mingherlina e mite, nata in quel di Bra (in provincia di Cuneo) e da sempre legata a una certa idea di mondo. Personalità aspra, profonda, determinata, dotata di un’identità ben precisa e di una visione globale dei problemi e dei fenomeni, non sorprende che abbia intrecciato un rapporto d’amicizia con papa Francesco, il pontefice venuto “dalla fine del mondo”, capace, proprio come lei, di scuotere l’Europa dal torpore, ricordandoci la complessità del cambiamento d’epoca in atto.
Non a caso, nel corso dei decenni, l’abbiamo trovata sulle barricate per ogni diritto: quelli delle donne in primis, ma anche l’Africa, il mondo arabo, il bisogno di dialogo fra le società e gli universi contrapposti da una globalizzazione cui era senz’altro a favore ma della quale, a differenza di altri osservatori, assai meno avveduti, vedeva anche le storture, e ancora Israele, una società in bilico fra la democrazia e l’abisso, e più che mai l’Europa, di cui coglieva le potenzialità ma anche l’incapacità di fare fronte comune, soprattutto al cospetto delle sfide di una contemporaneità che ha fatto irruzione nelle nostre vite senza chiedere permesso.
Non staremo qui a ricordare i suoi molteplici incarichi, a cominciare da quello di commissaria europea per la Politica dei consumatori, la pesca e gli aiuti umanitari e di ministra degli Esteri, perché la sua vita è stata, per intero, una forma di servizio alle istituzioni, diremmo quasi una missione laica, nella quale ha trovato il più delle volte ostacoli enormi e alleati insospettabili, non ultimo, come ricordato, il Papa argentino che andò persino a trovarla a casa sua pochi mesi prima di andarsene. Ebbene, la foto di loro due, ormai vecchi e malati, che dialogano serenamente sul terrazzo della sua casa romana, quell’immagine in cui fragilità e forza si uniscono, rimarrà per sempre come icona della politica intesa innanzitutto come passione e impegno civile. Perché Emma Bonino non si è arricchita, non ha brigato, non ha mai preteso di distribuire incarichi e prebende, non ha fatto favori e non ne ha chiesti. Si è imposta, al contrario, grazie alle sue risorse interiori, facendosi ammirare sul suo fronte di lotta anche da coloro che erano spesso in disaccordo con le sue idee.
Viviamo in una stagione in cui tanti, troppi dicono di “metterci la fatta”. Ecco, lei l’ha fatto davvero. Ha lottato in terra di frontiera, è stata un’anticipatrice e una pioniera, ad esempio proponendo di tradurre il Manifesto di Ventotene del suo amico Altiero Spinelli in arabo, per favorire la crescita e l’emancipazione di quelle società, o prendendosi cura della Siria, delle donne africane, delle bambine infibulate, dei malati di AIDS, dei detenuti e di chiunque avesse bisogno d’aiuto. Dovunque ci fosse un ultimo o un’ingiustizia, insomma, lei l’abbiamo sempre trovata in prima fila.
Mi capitò una sera, durante un incontro della Scuola di Politiche fondata da Enrico Letta, di seguire una sua lezione, nel corso della quale propose un gruppo interlaico per spingere un po’ più in là un’Italia e un’Europa a suo giudizio prigioniere di un fondamentalismo ammorbante. Lo disse un mese dopo l’attentato al Bataclan, nei giorni caldi dell’ISIS e del terrorismo che si era riaffacciato con prepotenza nel Vecchio Continente. Una proposta coerente con il personaggio, tuttora rivoluzionaria.
A proposito, non possiamo mancare di far notare che se n’è andata proprio l’11 settembre, nel venticinquesimo anniversario degli attentati contro le Torri Gemelle e il Pentagono, lei così atlantista eppure in contrasto non solo con il trumpismo ma con il sonno della ragione in cui sembra essere sprofondato l’intero Occidente.
Potremmo aggiungere tanti altri dettagli, ma Bonino detestava la retorica, gli elogi, le autocelebrazioni e, nella maniera più assoluta, gli eccessi di retorica e gli elenchi delle sue non poche virtù, miste agli altrettanto numerosi difetti. Pertanto, la chiudiamo qui, con l’omaggio a una vita radicale in cui ha dimostrato, giorno dopo giorno, quanto possa essere incisiva l’azione di una minoranza mai disposta ad arrendersi.


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