Emfa, la grande incompiuta

Trump: “5000 dollari per ogni cittadino se vinciamo”. Una promessa che ha pochi precedenti nella storia

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“5000 dollari per ogni cittadino se vinceremo alla camera e al senato”. La promessa pronunciata davanti alla Convention repubblicana di Dallas da  Donald Trump ha pochi precedenti nella storia. A noi italiani non puo’ non venire in mente la campagna elettorale nel primo dopoguerra a Napoli del comandante Achille Lauro. Ma in quel caso bastavano i pacchi di pasta o le scarpe. Oggi il costo della vita e’ salito, soprattutto  negli Stati Uniti. La benzina costa 4 dollari e 22 al gallone. Un mese fa costava  4.01 e un anno fa 3.19. Colpa del blocco di Hormuz da parte degli iraniani che-giura il presidente- saranno sconfitti in pochi mesi. Peccato che contemporaneamente alle sue promesse il Wall Street Journal riveli di un vertice nel quale il vicepresidente Vance e il segretario di stato Rubio hanno fatto presente a Trump che la guerra si prolunghera’ oltre la fine della sua presidenza.
Cosi’, a corto di argomenti su guerra e costo della vita ( le promesse  elettorali tradite che il mondo maga non ha mai dimenticato) Trump rispolvera un vecchio cavallo di battaglia: la paura dei comunisti. Buona parte del suo discorso e’ dedicato al pericolo di un paese nelle mani dei democratici “rossi” che trascinerebbero la repubblica stellata negli abissi dell’inferno marxista .

A dire la verita’ alcuni candidati democratici hanno reso piu’ facile questa campagna. Basti pensare alla candidata democratica alle primarie per l’elezione a governatore in Wisconsin Francesca Hong che proponeva di ridurre o in ultima analisi abolire la polizia colpevole -secondo lei- di difendere i privilegi razziali bianchi o di cancellare la festa del “thanksgiving”(il ringraziamento al signore dei coloni per i primi raccolti) perche’ offensiva nei confronti dei nativi americani. Anche il neo sindaco di New York, il musulmano Zohran Mamdami  si dichiara apertamente socialista. Ma la realta’ e’  che i suoi accenti populisti ( verdura e frutta meno care in negozi comunali, blocco degli affitti) sono il contraccolpo speculare della campagna populista trumpiana fatta di annunci roboanti ripetuti anche alla convention di dallas ( da un ulteriore taglio delle tasse alla estensione della pena di morte a trafficanti di droga e omicidi di agenti di polizia). Nelle elezioni del prossimo 3 novembre  gli americani rinnoveranno tutta la camera dei rappresentanti (il Congresso) 35 Senatori ed eleggeranno 36 governatori. Non e’ un caso che molti dei candidati repubblicani non si siamo fatti vedere al congresso di Dallas. Dopo Nixon Trump e’ il presidente piu’ impopolare della storia americana nel suo secondo  mandato. Criticarlo non si puo’ ma stargli accanto e’ controproducente. Cosi’ molti preferiscono non farsi vedere alla convention per evitare di essere trascinati nella sua sconfitta.  E perfino nel feudo repubblicano del Texas c’e’ qualche seggio che comincia a scricchiolare. A poca distanza dalla Convention repubblicana molti cronisti seguono con interesse l’iniziativa di un giovane candidato democratico che distribuisce cibo ai piu’ poveri. Si chiama James Talarico e’ un sacerdote cattolico mancato ed e’ clamorosamente in testa nella corsa a un seggio del senato storicamente repubblicano. Il suo messaggio sia per i toni che per il contenuto e’ l’opposto delle parole di Trump  alla convention. “Li’ i miliardari brindano con i loro burattini alla corruzione- dice perfido Talarico- qui raccogliamo  il cibo per i poveri del Texas”.


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