Il 9 settembre un tribunale israeliano ha condannato a quattro anni di carcere il giornalista palestinese Mahmoud Fatafta per “incitamento”.
Editorialista, commentatore di fatti politici e docente di Politica e media, Fatafta era stato arrestato il 29 maggio 2024 a un checkpoint dell’esercito israeliano nei pressi di Betlemme. Il figlio di 10 anni era stato lasciato solo nell’automobile fino a quando non era arrivato un parente a prenderlo.
Una settimana dopo l’arresto, era stato incriminato per una serie di post pubblicati su Facebook. Da allora, per oltre due anni, era rimasto in attesa del processo.
Il Sindacato dei giornalisti palestinesi ha preso una dura posizione contro la condanna, definita “parte della politica israeliana di nascondere la narrazione palestinese e costringere al silenzio le voci di coloro che raccontano cosa sta accadendo davvero sul terreno”.
La generica accusa di “incitamento”, ha proseguito il Sindacato, è usata ampiamente dalle autorità israeliane per punire le persone giornaliste e attiviste palestinesi che esprimono le proprie opinioni.
