La morte di Enzo Bianchi ha tolto a tutti noi un protagonista, soprattutto della parola. Non è stato questo solo per i libri che ha scritto, ma per la sua principale passione: da autentico figlio del Concilio Vaticano II il suo principale impegno infatti è stato quello di restituire all’uomo, al popolo di Dio ma anche chi è in ricerca, la Parola, la Bibbia, il Vangelo: per non prosciugarne lo spirito (magari con il lettaralismo) occorreva trovare il modo di renderla pane quotidiano, collegarla quindi alla vita di ogni giorno, alle ferite come alle gioie, e quindi alle domande. Ricordo un suo testo nel quale, lo dico a parole mie, presenta Gesù come un nostro amico che con indosso un paio di jeans sta seduto su un muretto, accanto a noi. In queste ore padre Antonio Spadaro ha pubblicato l’intervento che recentemente ha fatto alla presentazione di un suo libro sul Vangelo. Questo brano a mio avviso spiega benissimo cosa intendo dire: « I cattolici non devono pretendere che ci siano sempre dei profeti. “Un popolo fatto di profeti” è uno slogan, e come tutti gli slogan promette ciò che non può dare. Basta guardare le religioni per vedere quanto poco la profezia si produca a comando: si fanno trascinare, invece di trascinare, e spesso da chi non ha alcun titolo per farlo. Che i pastori siano sapienti, questo ci basta. Il sapiente indica che bisogna vivere il Vangelo, non lo contraddice, e ne lascia la pratica libera agli altri. È una guida buona, e nel tempo della sapienza è la guida che ci è data. Il criterio di giudizio non riguarda dunque l’intensità carismatica di chi governa, ma una soglia più bassa e più decisiva: se la Chiesa continui a permettere di vivere il Vangelo. Il problema comincia quando smette di permetterlo, e diventa grave quando arriva a perseguitare chi lo vive.»
E’ così evidente che per lui era decisivo il confronto e il dialogo con la cultura secolare, proprio perché apparteneva in modo viscerale al Vangelo. Di lui è scontato e indispensabile dire che ha vissuto la frontiera. Questo lo testimoniano la sua vita soprattutto per chi lo ha conosciuto, e i suoi libri per chiunque ha fatto la scelta giusta, li ha letti, o ne ha letto almeno uno.
Il ruolo che ha svolto è noto a molti soprattutto grazie alla Comunità di Bose. Protagonista del dialogo a livello mondiale, questa Comunità che lui ha fondato proprio ai tempi in cui si concludeva il Concilio ha segnato con dolore gli ultimi anni della sua vita. Andato avanti negli anni, infatti, si è dimesso da Priore, ma essendo il fondatore della Comunità voleva che la sua voce avesse ancora un peso. Ne sono scaturite le dolorose circostanze dei contrasti, il suo allontanamento. Ma come ha reso noto la stessa Comunità a firma del suo nuovo Priore, Enzo Bianchi aveva un desiderio.
Ecco il carteggio tra di loro del 6 agosto scorso:
Messaggio di Enzo
Caro Sabino, cari fratelli e sorelle,
avrei voluto scrivervi nei giorni intorno al 20 luglio, ma purtroppo una infezione agli occhi mi ha reso cieco e ancora adesso non riesco a vedere bene dall’unico occhio che mi resta. La salute non è proprio buona anzi dovrò tornare presto in dialisi e ho la consapevolezza che ormai sono alla fine dei miei giorni e che è venuto davvero il tempo di sciogliere le vele… Vorrei proprio in questi ultimi giorni che si trovassero cammini di riconciliazione visibile con voi e che fosse possibile incontrarci e vederci… Spero che questo avvenga prima che io me ne vada. Troviamo una via perché io possa morire in pace e riconciliazione con voi… Buona festa, siate nella gioia e nella speranza e contate sulla mia e sulla nostra intercessione, con affetto fedele Enzo.
Risposta di Sabino
Caro Enzo,
grazie del tuo messaggio e delle tue parole fraterne. Sono contento di sentirti, soprattutto in questo giorno in cui facciamo memoria della nostra alleanza con il Signore e tra di noi. Alleanza che, benché messa alla prova dalla nostra pochezza, non viene meno, perché il Signore è fedele. Per questo anche noi ti ricordiamo a ogni eucaristia. Il tuo desiderio di un incontro raggiunge anche il mio, nella speranza che possiamo scambiarci parole di riconciliazione. Ho chiesto più volte di rivederti. Ora accolgo con gioia la tua richiesta. Credo sia bene, come tu dici, che ci vediamo… per immaginare insieme il modo in cui potresti incontrare i fratelli e le sorelle… Fammi sapere quando ti è possibile. Prego anche per la tua salute, perché il peso non ti sia troppo gravoso. Il Signore porti a compimento questi pensieri di pace. Ti abbraccio e auguro a te e a quanti vivono con te una serena festa della Trasfigurazione. Tuo fratello Sabino.
