Emfa, la grande incompiuta

Un disastro lungo 55 anni: Borgo Montello

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Se 55 anni di vita, anzi di non vita tra inquinamento dell’aria e delle falde, malattie, mafia non sono bastate per bonificare l’ex Valle d’oro di Borgo Montello! L’attività della discarica di Borgo Montello (Latina) è iniziata l’11 agosto 1971. Il 9 gennaio 2016 sequestrato l’invaso di Indeco dalla procura di Latina per esaurimenti volumi, già dichiarato in precedenza dalla società. Il 5 ottobre 2016 la società Ecoambiente ga dichiarato l’esaurimento dei volumi nel nuovo e distinto invaso.
La commissione bicamerale contro le ecomafie concludeva:  “L’attività d’indagine svolta dalla Commissione – La Commissione ha svolto uno specifico approfondimento d’indagine sullo sversamento e interramento di rifiuti pericolosi nell’area di Borgo Montello. L’eventuale presenza di scorie di origine industriale può comportare – come è evidente – la necessità di interventi di bonifica ben differenti rispetto a quelli fino ad oggi ipotizzati, che prendono in considerazione la sola contaminazione da rifiuti solidi urbani. E’ bene poi ricordare come l’unico intervento di messa in sicurezza realizzato nell’area fino ad oggi (realizzazione di un polder da parte della società Ecoambiente S.r.l., su progetto del professor Gianmario Baruchello del 1998) si basa su una analisi dei dati che escludeva la presenza di rifiuti pericolosi di origine industriale. Tale intervento è, tra l’altro, oggi contestato nell’ambito del procedimento penale in corso davanti al tribunale di Latina per avvelenamento delle acque, del quale si è detto in precedenza. Per quanto riguarda l’area B2, come abbiamo visto, i documenti acquisiti hanno consentito di almeno definire con un certo grado di certezza il tipo di rifiuto conferito negli anni ‘90, delimitando l’area, il periodo storico e gli attori”.
Attualmente è in corso, presso il Tribunale di Latina il procedimento penale n. 849 del 2005 RGNR 2259/05 per l’inquinamento delle falde dentro e fuori la discarica di Borgo Montello contro Ecoambiente che dopo oltre 20 anni ha subìto l’ennesimo rinvio di udienza al 2027.
Secondo uno dei consulenti della Procura nell’ambito del procedimento penale, il professore di Ingegneria Chimico-Sanitaria dell’Università Parthenope di Napoli, ora pensionato, Rodolfo Napoli “la falda è inquinata da tempo immemore e non si può prevedere cosa succederà tra diversi anni quando, come ce ne fosse ancora bisogno, l’inquinamento presenterà il conto anche in termini di salute umana, coltivazioni e allevamento del bestiame. Anche perché – uno dei punti fondamentali della testimonianza – l’inquinamento della falda ha raggiunto il fiume Astura. Una sorta di flusso carsico di degrado ambientale che, secondo, il professore, andrà avanti per gli anni a venire.”
Nella costituzione di parte civile della Regione Lazio depositata nella cancelleria del Tribunale di Latina del 7 maggio 2015, si dichiara:
“l’impatto ambientale che la discarica ha determinato sulle falde acquifere, sul fiume Astura e di conseguenza sulla salute dei residenti specificatamente del comprensorio di Borgo Montello, ha cagionato un grave pregiudizio economico residenti e delle produzioni agricole che insistono in quell’area e di conseguenza anche alla regione Lazio che ha sempre perseguito l’obiettivo dello sviluppo economico e del miglioramento della qualità della vita della popolazione secondo criteri di compatibilità ecologica e di agricoltura sostenibile basandosi alle effettive esigenze e vocazioni dei territori e delle rispettive comunità. E’ evidente come le azioni poste in essere dagli odierni imputati abbiano creato un grave pregiudizio economico per il sistema regionale del Lazio che concorre al raggiungimento degli obiettivi di tutela della salute dei cittadini. Ne deriva dunque che ove vi sia un danno all’ambiente e al territorio con conseguente pericolo per la salute pubblica scaturita da azioni illecite predisposte dai singoli imputati via sia un danno diretto alla costituenda parte civile. … attesa l’adulterazione delle acque di falda a causa della fuoriuscita del percolato altamente tossico. L’intera vicenda sopra descritta appare gravissima, poiché le condotte degli imputati hanno inciso su un bene primario come la salute causando, anche per questo, un danno di gravissima entità e di allarme sociale”.
Quello che c’è da chiedersi è come mai la Regione Lazio non abbia attuato la gestione post mortem (come avrebbe dovuto all’esaurimento dei volumi autorizzati), imposto la bonifica delle falde risultate inquinate anche secondo le ultime analisi condotte dall’Arpa Lazio e non abbia incassato la fideiussione e chiesto il conto dei fondi post mortem che per decenni i comuni hanno elargito a pieno mani, tassando i cittadini.
Sempre dalla commissione bicamerale contro le ecomafie a proposito di Borgo Montello: La procura presso la pretura di Latina già dal maggio 1992 aveva aperto un fascicolo d’indagine, ricevendo una prima comunicazione di notizia di reato dalla polizia provinciale (la ricostruzione degli atti presenti nel fascicolo viene svolta dai consulenti nonché nella citata sentenza nei confronti di Adriano Musso e la sentenza del 1997). Già in quell’anno un consulente del pubblico ministero aveva compiuto degli accertamenti, come è possibile leggere dalle motivazioni della sentenza: “Nei sopralluoghi compiuti nel 1992 (dal marzo al settembre), il consulente aveva verificato che, nella predetta discarica, vi erano anche fanghi di depurazione provenienti dalla produzione di composti farmaceutici e chimici, residui di verniciatura ed altri materiali ricompresi nella categoria dei rifiuti tossico-nocivi […] Secondo il consulente, le caratteristiche di permeabilità, capacità di ritenzione e assorbimento del terreno in questione non erano tali da preservare le acque superficiali e di falda, condizione per lo smaltimento di rifiuti tossico-nocivi”.
Come non ricordare poi la presenza dei Casalesi, la mafia che definiva “Latina provincia di Casale” dove sembra avvenissero incontri tra mafiosi e politici, l’inchiesta e la certezza della presenza di fusti tossi, di rifiuti nucleari secondo Schiavone, la morte senza giustizia di Don Cesare Boschin.
Il comune di Latina, nel 2012, giunta guidata da Giovanni Di Giorgi, riconosceva le malattie, le morti, i danni, la servitù di un’aria irrespirabile, di un ambiente incompatibile con la residenza e l’agricoltura secondo la ASL.
Il comune di Latina aveva quindi avviato la procedura di risarcimento a favore delle famiglie che erano sul posto prima della discarica e che ne hanno subito cattivi odori e inquinamento, perdita di valore e di salute. Ma tale procedura si è interrotta con la caduta della maggioranza Di Giorgi.
Nel 1971 il sindaco di Latina era Vincenzo Tasciotti, in carica dal 1967 al 1972, esponente della Democrazia Cristiana. Presidente della Giunta Regionale del Lazio era Girolamo Mechelli, esponente della Democrazia Cristiana. Il presidente del consiglio era il democristiano Emilio Colombo, a guida di un governo di centro-sinistra organicamente formato da DC, PSI, PSDI e PRI. Presidente della Repubblica (fino al 29/12/71) era Giuseppe Saragat. Tutti nomi che probabilmente conoscono o ricordano in pochi, a dimostrazione che si parla di un’altra era sociale. Al festival di Sanremo vinsero Nada e Nicola di Bari con “il cuore è uno zingaro” con Lucio Dalla che cantava “4 marzo 1943”. Gustav Thöni vinceva la sua prima coppa del mondo, Eddy Merckx il suo secondo titolo mondiale, Giacomo Agostini vinceva il decimo titolo mondiale. Adriano Panatta vinceva il suo secondo titolo italiano. Questo può rendere, in parte, l’idea di quanto tempo sia passato tra malattie, inquinamento e altri disastri togliendo il presente e il futuro alle tante famiglie che abitavano da decenni nella zona.
La battaglia continua per i cittadini e le famiglie di via Monfalcone che hanno inviato la petizione al Parlamento Europeo e che sono state audite in Commissione ambiente al parlamento europeo, commissione bicamerale contro le ecomafie, commissione ambiente al senato e audizioni alla Regione Lazio.

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