Giornalismo sotto attacco in Italia

“Grave lesione della giustizia minorile”. Le critiche degli avvocati al decreto-maranza

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“Il disegno di legge che modifica l’art. 98 del codice penale e l’art. 9 del DPR 448/1988 segna un preoccupante arretramento della cultura giuridica e rischia di alterare i principi fondamentali e lo stesso funzionamento del sistema di giustizia penale minorile. La presunzione della capacità di intendere e di volere per chi ha compiuto quattordici anni sostituisce alla valutazione individuale della maturità, della personalità e del contesto dell’adolescente un automatismo che finisce per equipararlo a un adulto, ignorando le specificità dello sviluppo cognitivo e delle competenze decisionali riconosciute dalla scienza”. Critiche tecniche, specifiche contenute in un documento a firma della presidente dell’Unione nazionale della Camere minorili, Erminia Contini.
“Il provvedimento prosegue una tendenza già avviata con il decreto  Caivano e con i successivi interventi in materia di sicurezza: meno accertamenti sulla personalità e meno spazio per i percorsi educativi, a favore di automatismi, repressione e ricorso al carcere. – si legge ancora nella nota – Il sistema penale minorile italiano, riconosciuto come modello anche a livello internazionale, è invece fondato sulla responsabilizzazione e su interventi personalizzati capaci di favorire il reinserimento e ridurre la recidiva. Le pronunce di proscioglimento
per carenza di imputabilità sono, peraltro, estremamente limitate: il nuovo disegno di legge appare soprattutto espressione di un’impostazione culturale che privilegia la sanzione rispetto alla comprensione e al recupero. A rendere tutto ancora più inaccettabile è il contesto: si parla con sempre maggior frequenza di “emergenza criminalità minorile” agitando numeri generici e allarmismi, ma senza proporre una lettura delle cause e senza investire nella prevenzione nella scuola, nei servizi sociali e nei servizi della giustizia. La clausola di invarianza finanziaria rischia invece di far ricadere il costo delle riforme sui ragazzi più fragili, autori di reato ma spesso anche vittime.
UNCM ribadisce con fermezza che riconoscere le differenze tra adulti e adolescenti non significa negare la responsabilità, ma renderla effettiva nel rispetto del principio costituzionale di uguaglianza sostanziale. Difendere la funzione educativa della giustizia minorile significa tutelare i ragazzi e la sicurezza dell’intera collettività: un adolescente sostenuto in un autentico percorso di cambiamento ha maggiori possibilità di non tornare a delinquere”.


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