L’assalto a Bologna, in previsione del giorno della memoria per non dimenticare il 2 agosto 1980 — la Strage fascista della Stazione di Bologna: 85 morti, 216 feriti — è partito da tempo e si fa sempre più pressante man mano che i giorni passano e ci si avvicina al 46° anniversario. L’assalto è cominciato con le gravi parole del conduttore di Filorosso (trasmissione che andrà in onda in prima serata su Rai3), contro i magistrati bolognesi che hanno condannato definitivamente all’ergastolo Gilberto Cavallini come uno degli esecutori materiali della Strage, insieme a Mambro, Fioravanti, Ciavardini e Bellini, agli ordini della P2 di Licio Gelli: “Qualcuno nei palazzi di Giustizia ha avuto un’illuminazione nell’affibbiare a Cavallini la Strage di Bologna, nonostante una debolezza dell’impianto probatorio”.
Circolano voci di una puntata dedicata alla Strage della Stazione di Bologna.
Non mi meraviglierei se nei prossimi giorni i soliti noti, parlamentari e non, della destra che governa l’Italia — mai dimenticare che è una Repubblica nata dalla Resistenza — tirassero fuori, per l’ennesima volta, la pista palestinese dell’attentato, come recentemente è avvenuto con l’anniversario della Strage di Ustica.
All’assalto di Bologna e delle sue istituzioni ha certamente contribuito la tragica morte di Abderrahim Fakir, dopo l’intervento di una volante della polizia; poi gli scontri causati da un gruppo di antagonisti, con il tentativo di assalire la Questura, l’incendio di automezzi, il lancio di bombe carta e il ferimento di poliziotti, dopo la manifestazione pacifica organizzata dal Comune alla presenza di oltre cinquemila cittadini, per dare solidarietà alla famiglia del 42enne marocchino e per chiedere verità e giustizia sulla sua morte. “Non odio ma verità” sono le parole pronunciate dalla nipote di Fakir in piazza Nettuno. Quella piazza nulla ha avuto a che fare con i provocatori e i violenti.
Chi sono questi antagonisti che ricordano gli squadristi dei tempi passati? A chi rispondono? Da chi sono diretti?
Nel frattempo il solito Galeazzo Bignami, fedelissimo di Giorgia Meloni, ha chiesto le dimissioni del sindaco Lepore, colpevole di aver usato, per ricordare il padre a Palazzo D’Accursio — “il camerata Marcello”, come lo ha chiamato il presidente del Senato La Russa — immagini e parole di un altro camerata, Giorgio Almirante.
Il ministro delle Infrastrutture, il leghista Salvini, cavalcando il momento e mettendola tutta in politica, è arrivato immediatamente in città per portare solidarietà alle forze dell’ordine.
Il ministro dell’Interno Piantedosi ha avviato un’istruttoria per capire se la manifestazione fosse stata autorizzata, quando agli atti risulta scritto che il Comune ha informato la Questura e che la piazza non è stata negata.
Ma non è finita: da un post del magistrato Francesco Maisto, presidente del Tribunale di Sorveglianza di Bologna, si apprende che sui social Fakir viene descritto falsamente, per diffondere “la narrazione del se l’è cercata”, come un delinquente incallito, attribuendogli arresti per spaccio di droga, detenzione, reati di resistenza a pubblico ufficiale, rapina, ricettazione di telefoni rubati, lesioni a un agente di polizia. Tutte bufale! Come ha scritto il magistrato: “È bastata una verifica incrociata per scoprire che qualcuno ha preso la fedina penale di Abderrahim Mansouri, il ragazzo di 28 anni ucciso a gennaio nel boschetto di Rogoredo, e l’ha appiccicata pari pari sulla foto e sul nome di Abderrahim Fakir”.
La realtà è un’altra, come ha raccontato alla manifestazione la nipote della vittima: “Fakir, mio zio, era una persona perbene, un lavoratore regolare, gentile e onesto”. Comunque, nessun reato giustificherebbe quella morte.
Questo è il clima che si respira in città, che porta Bologna a ricordare la Strage fascista del 2 agosto 1980. Non mi stupirei se gli antagonisti si mimetizzassero anche all’interno del corteo che da Palazzo D’Accursio arriverà alla Stazione.
Bisognerà vigilare attentamente.
