“… Mi chiamo come non si sarebbe immaginato, come il rischio che ho corso,
mi chiamo per non smettere mai di chiamarvi
voi che siete vittime e imputati allo stesso tempo
voi che in me siete per sempre coinvolti.
Vi conosco tutti, uno per uno, conosco i vostri volti, ogni dettaglio lo ricostruisco
ho un’infinita pazienza e il tempo mio si chiama “sempre”
ed è adesso che si svolge e vi travolge con grande indulgenza
Le cose non sono mai quello che sembrano.
Ricordate, ricordatemi.
Mi chiamo Ilaria Alpi, sono morta il 20 marzo 1994.”
Ultime righe del monologo di Aldo Nove “Io la verità parlo”
scritto per il ventennale della morte di Ilaria
interpretato da Sabrina Impacciatore –
Cara Ilaria, per ricordare il tuo compleanno ho iniziato con le parole del monologo di Aldo Nove. Ricorderai a Riccione la serata con Sabrina Impacciatore che ha recitato “Io la verità parlo”: emozionata, emozionante in un silenzio assordante dentro un teatro colmo di gente, di donne uomini di ogni età, cultura professione … tutti coinvolti da questa parola semplice e difficile insieme: verità.
Tutti consapevoli che, pur sapendo tutto sulla tua esecuzione insieme a Miran, ancora la verità non c’era. Venti anni dopo quel 20 marzo a Mogadiscio.
Sono passati altri dodici anni, la comunità #NoiNonArchiviamo di cui sono ancora la portavoce, ha tanto lavorato. Ricorderò che c’è anche una stella che si chiama Ilaria Alpi: forse lo saprai già.
Sei la stella ia_V1, ti trovi nel gruppo delle Pleiadi, costellazione del Toro, dal 20 marzo 2024.
Tantissime scuole (molte a te intitolate) hanno partecipato al progetto stella con lavori di scrittura disegni dipinti esecuzioni musicali .., a cominciare dal tuo liceo Tito Lucrezio Caro dove rimane esposta la mostra, costruita da Paola Gennari nel 2014 con foto e oggetti che la tua mamma Luciana le aveva prestato per allestirla. Tutti i lavori sono stati presentati presso la Camera dei Deputati il 24 maggio 2024.
Un incontro partecipato alimentando il ricordo di te, della tua vita, della tua tragica morte. Una stella perchè la memoria sia responsabilità e le persone che muoiono continuino a illuminarci; sappiamo che le stelle che ammiriamo nelle notti d’estate vivono molto più a lungo di noi e che, anche quando muoiono, la loro luce continua ad illuminarci: è il fenomeno astrofisico della luce delle stelle morte. Cara Ilaria, la tua luce ci ha accompagnato in tutti questi anni accanto a Luciana e Giorgio, i tuoi indomiti genitori. Non smetterai di illuminare la tua vita e la tua tragica uccisione, insieme a Miran, a Mogadiscio “Il più crudele dei giorni”. La tua luce viene dal passato ma risplende e brilla lucente: Ilaria tu sei qui con noi. Insieme ci sarà giustizia e verità: questo il nostro impegno.
Abbiamo anche proseguito nell’indagine e posso dire che sappiamo ormai tutto quello che è successo in quell’ultima missione, la settima in poco più di un anno.
Voglio ricordare con te, cara Ilaria, le tappe di questo percorso di ricerca, anche quelle dolorose come la morte di tuo papà Giorgio Alpi nel pomeriggio assolato di domenica 11 luglio 2010, e della tua mamma Luciana martedì 12 giugno 2018. Senza di loro è stato ed è tutto più difficile.
Hashi Omar Hassan condannato a 26 anni di carcere, dopo17 anni il Tribunale di Perugia lo ha assolto e scarcerato per non aver commesso il fatto; il testimone era falso e costruito ad hoc (sappiamo anche da chi). Una bomba sotto la macchina, al suo rientro a Mogadiscio: lo hanno ucciso, non potrà più parlare! Neanche lui come altri morti in circostanze sospette. Dunque: Hashi un capro espiatorio come era scritto già nel libro L’Esecuzione (Giorgio e Luciana Alpi, Mariangela Gritta Grainer e Maurizio Torrealta) del gennaio 1999.

Quattro PM si sono occupati di te, della tua esecuzione insieme a Miran: Andrea De Gasperis, Giuseppe Pititto, Franco Ionta, Elisabetta Ciannicola.
Cinque Procuratori: Michele Coiro, Salvatore Vecchione, Giovanni Ferrara, Giuseppe Pignatone, Franco Lo Voi (da gennaio 2022).
Diverse commissioni d’inchiesta a partire dalla prima che farà un lavoro utile ma senza poterlo completare: ci sono le elezioni anticipate. Gli atti sono interessanti anche perchè, durante la prima missione in Africa la presidente della Camera e la ministra degli esteri ci impedì di andare a Mogadiscio e a Gibuti come programmato. Ma una piccola delegazione istituzionale vi si recherà a fine gennaio inizio febbraio: dell’esito importante di quegli incontri si informerà il dottor Michele Coiro che incaricherà un nuovo PM, Giuseppe Pititto che darà una spinta propulsiva alle indagini prima che il nuovo Procuratore Salvatore Vecchione lo sostituisca con Franco Ionta. Pititto dichiarerà:” Scoprite perché mi hanno tolto il caso e scoprirete la verità”. Fino ad oggi non ha mai rivelato l’ipotesi investigativa che orientava il suo buon lavoro (di tutta questa storia strana se ne dà conto nel libro citato).
Importante è prendere in considerazione i lavori e le conclusioni della Commissione d’inchiesta 2004/2006 presieduta dall’avvocato Carlo Taormina che presenta molti inquietanti interrogativi sulle modalità di lavoro a partire dalla nomina di Giancarlo Marocchino collaboratore della commissione stessa. Giancarlo Marocchino, un chiacchierato imprenditore in Somalia dal 1984, saldamente ancorato ai suoi affari prima con Siad Barre e poi con entrambi i signori della guerra Ali Mahdi e Aidid, come è noto.
La sua presenza è costante fin dal primo giorno del duplice delitto: racconterà cose diverse ogni volta interrogato senza essere chiamato mai come testimone; sarà il principale collaboratore delle istituzioni nelle inchieste compresa la commissione parlamentare presieduta da Carlo Taormina (2004/2006). La storia della macchina, sarà Marocchino a farla arrivare da Mogadiscio, utilizzata per negare l’esecuzione e riproporre la casualità, il tentativo di sequestro o di rapina finiti male. Riproporre la storia dell’unico proiettile vagante (come si legge in due documenti dell’intelligence Unosom) che colpisce Miran prima di colpire te, Ilaria cara.
Stiamo collegando le tue sette missioni in poco più di un anno, in particolare la parte della settima a Bosaso che non fu indagata nelle varie inchieste, oppure fu occultata (il che è anche peggio) credendo a quanti avevano sostenuto (anche tuoi colleghi) che tu e Miran andaste a Bosaso per caso, barando anche sui vostri spostamenti in quell’ultima missione (di cui si sa tutto, ne ho scritto per il 20 marzo 2024); occultando anche l’allarme partito il 15 marzo da casa di Giancarlo Marocchino (durante una festa di compleanno con giornalisti e militari autorità varie …), allarme che risulta anche da informative di diverse fonti di intelligence che annunciavano un attentato a giornalisti (deciso in un incontro con persone di cui si conoscono anche i nomi). Tutti o quasi i giornalisti italiani lasciarono Mogadiscio, altri invece arrivarono il 19, ospiti di Marocchino. Tu e Miran non foste avvisati, eravate a Bosaso da dove dovevate ripartire la mattina del 16 marzo (terminate le verifiche, intervista al Sultano e visita alla strada Garoe Bosaso): non prenderete mai quell’aereo “particolare” non perchè lo avete perso, eravate in ritardo!” ma perchè “trattenuti se pur per breve tempo da esponenti di clan locali”(fonte Farnesina 22 marzo 1994) e anche “minacciati di morte…” (fonte. Informativa del SiSmi frmata da Alfredo Tedesco – c’era stato il tentativo di cancellare queste minacce!).

Nella sentenza che scagiona Hashi Omar Hassan si legge anche:”…
“…indipendentemente da chi fosse stato l’effettivo ‘suggeritore’ della versione dei fatti da fornire alla polizia …il soggetto Ahmed Alì Rage detto Jelle, dichiarando il falso, potrebbe essere stato coinvolto in un’attività di depistaggio di ampia portata…” (che ha coinvolto altri e non solo relativo a questa vicenda ma iniziato da subito, il 20 marzo 1994). Nel venticinquennale della tua esecuzione, Armando Rossitto, il medico che eseguì il primo esame esterno sul tuo corpo e quello di Miran subito dopo la vostra uccisone ha confermato, leggendo dal suo diario personale, che sono stati due colpi secchi a uccidere: una testimonianza importantissima perché quel certificato di morte di Ilaria si potrà vedere parecchi anni dopo, e dopo la condanna definitiva di Hashi Omar Hassan.
Il certificato di morte stilato il 20 marzo 1994 è inequivocabile. Lì c’è scritto che Ilaria è stata uccisa con un solo colpo in testa. E’ perciò documento di primaria importanza ed evidenza.
All’arrivo dei corpi in Italia, per te cara Ilaria non si fa l’autopsia ma solo un esame esterno eseguito dal dottor Giulio Sacchetti al Cimitero Flaminio il 22 marzo 1994. Sarà confermato il certificato a firma dottor Rossitto “…trattasi di ferita penetrante al capo da colpo d’arma da fuoco a proiettile unico esploso a contatto con il capo… mezzo adoperato pistola, arma corta…….”
L’esito dell’autopsia e una approfondita perizia disposta dal dottor Giuseppe Pititto (terminata nel gennaio 1998, quando il dottor Pititto era già stato sostituito) lo confermerà con ulteriori dettagli: “..il colpo mortale è stato sparato alla nuca, zona parietale sinistra, dall’alto verso il basso, a distanza ravvicinata e l’aggressore, in piedi sulla strada, sparò aprendo la portiera posteriore sinistra o dal finestrino”. Tre conclusioni riferite al tuo corpo ferito cara Ilaria.
Miran Hrovatin, va ricordato, fu colpito da un analogo colpo alla nuca a destra come si legge nelle conclusioni della parziale autopsia svolta dal dottor Fulvio Costantinides negli stessi giorni a Trieste. Altri esami non sono stati possibili perché il suo corpo fu cremato-
Due riscontri esterni e un’autopsia (periti medici e balistici) sono concordi. Due colpi in testa, uno per Ilaria zona parietale sinistra, uno per Miran stessa zona a destra.
L’occultamento di quel certificato, dunque, è stato alla base di un’attività di depistaggio partita fin dai primi giorni e non aver riguardato solo alcuni episodi relativi alla condanna di Hashi Omar Hassan, e forse ancora in atto, come trapela nella stessa sentenza e nella opposizione alla richiesta di archiviazione che la Procura di Roma, il 17 giugno 2017 chiederà ancora una volta, con motivazioni davvero sorprendenti..
Si legge: “…che tutti i reati ipotizzabili nella sentenza di Perugia sono ‘estinti’ per prescrizione”. E che il reato di depistaggio (se ci fosse), introdotto dalla legge del 2016 n.133 “…non può certo trovare applicazione per fatti antecedenti la sua introduzione.”
Luciana Alpi, tramite i suoi legali, fa opposizione netta perchè:
Il depistaggio persistente è legato a un reato gravissimo: duplice omicidio premeditato per il quale non esiste prescrizione.
Si legge ancora nella richiesta di archiviazione:”… l’ipotesi che il lavoro svolto da Ilaria Alpi su …qualcuno dei traffici illeciti fiorenti in quell’epoca in Somalia dilaniata dalla guerra …resta un’ipotesi dato che la perizia balistica, che è l’unico dato oggettivo che avrebbe potuto convalidarla, ha escluso che la Alpi sia stata uccisa da un colpo di pistola sparato da vicino ed esclude quindi si sia trattato di un’esecuzione decisa in precedenza)….” Si tratta di affermazioni gravissime dopo tanti anni e dopo la sentenza di Perugia del 2017! Il gip dottor Andrea Fanelli 15 giorni dopo la morte di Luciana (giugno 2018) respingerà la richiesta di archiviazione condividendone però in gran parte le ragioni. Una nuova richiesta sarà presentata a febbraio 2019 (e poi respinta nell’ottobre).
La stessa sentenza della Procura di Roma del 24 novembre 2000 (quella che condanna Hashi all’ergastolo) demolisce tutte le ipotesi che erano state avanzate o costruite per sostenere la casualità del duplice assassinio.
Si legge:
1) si è trattato di un duplice omicidio volontario premeditato, accuratamente organizzato con largo impiego di uomini… ed eseguito con freddezza, ferocia, professionalità omicida;
2) i motivi a delinquere dei mandanti ed esecutori sono stati, come dimostrato, di natura ignobile e criminale, essendo stato il duplice omicidio perpetrato al fine di occultare attività illecite…”
Perché e chi ha voluto fin dall’inizio nascondere che si è trattato di una esecuzione?
Chi ha tenuto nascosto il certificato di morte?
Chi ha rubato i block notes e alcune cassette videoregistrate?
Chi ha violato i sigilli dei bagagli?
Chi ha costruito il capro espiatorio Hashi e il falso testimone d’accusa Ahmed Alì Rage detto Jelle e chi lo ha fatto fuggire prima di Natale 1997( mentre era sotto protezione da ottobre), pochi giorni prima dell’arresto di Hashi (13 gennaio 1998). E tanti quesiti ancora si potrebbero porre a persone precise.
Voglio chiudere queste righe raccontandoti, cara Ilaria, di un incontro presso San Macuto presenti Giorgio Luciana e la sottoscritta: ti piacerà. Volevamo chiedere a Taormina chiarimenti sulle gravi dichiarazioni da lui rilasciate mesi prima della fine dei lavori: “Non è stata un’esecuzione ma un tentativo di rapina o sequestro finito male…non aveva Ilaria trovato nulla circa traffici di armi o altro perché nulla avevano cercato…erano andati al mare…” Ci furono momenti infuocati, come puoi immaginare. I toni erano diventati alti da entrambi le parti, io in silenzio. Avevo sentito Luciana diverse volte alzare la voce ma non mi era capitato di sentire Giorgio con toni alti e linguaggio non volgare ma fortissimo. Ad un certo punto Taormina si alzò di scatto, aprì la porta del suo ufficio e urlò rivolto a noi: “fuori, fuori, fuori andate fuori…” Luciana rispose con immediatezza e calma disarmante: “E’ lei che deve uscire avvocato…questa è la casa della Repubblica Italiana…” Taormina , paonazzo, uscì sbattendo la porta e noi rimanemmo nella casa della Repubblica…”
Molte altre cose potrei raccontarti ma magari lo farò un’altra volta. Un abbraccio cara Ilaria a nome di tutta la comunità di #NoiNonArchiviamo.
