Il decreto “Sicurezza” discrimina i familiari delle vittime di mafia e terrorismo: o è un errore grave oppure è un bavaglio senza precedenti. In ogni caso, inaccettabile.
L’articolo 27 del testo di conversione in legge approvato recentemente dal Senato si occupa di quattro tipologie di soggetti tutte meritevoli di grande considerazione da parte dello Stato cioè: i famigliari delle vittime del dovere, della mafia, del terrorismo e del personale sanitario deceduto a causa del Covid.
Lo fa prevedendo nei primi 5 comma misure volte ad assicurare l’assunzione obbligatoria nella Pubblica Amministrazione degli aventi diritto, ma poi arriva la “sterzata” finale. Infatti ai comma 6, 7, 8, l’articolo 27 descrive un istituto particolare per il quale i famigliari delle vittime di mafia e terrorismo si battono da anni: il permesso retribuito (da restituire e per un massimo di 18 ore all’anno) per assentarsi dal lavoro e partecipare ad iniziative pubbliche o ad incontri nelle scuole volte a fare memoria o a formare sui temi della legalità. Ebbene a questo punto la norma si restringe come un imbuto e lascia “passare” soltanto i famigliari delle vittime del dovere e non le altre tipologie. Colpisce ovviamente in particolare che lo strumento del permesso retribuito non riguardi proprio i famigliari delle vittime di terrorismo e di mafia da sempre impegnati in tutto il territorio italiano in attività di sensibilizzazione che hanno nella memoria e nella cultura della legalità i temi generatori.
Se è un errore è grave e va prontamente sanato, se non fosse un errore sarebbe allora lecito immaginare che il “bavaglio” ai famigliari di vittime di mafia e terrorismo muova dalla preoccupazione di non alimentare saperi che contrastino con la dilagante volontà di normalizzazione e “pacificazione nazionale” perseguita dalla destra al Governo. Una volontà che assume i tratti della rimozione delle responsabilità tragiche di pezzi del mondo nel quale si radica l’attuale forza di maggioranza.
Basterebbe presentare alla Camera un emendamento correttivo e vedere l’effetto che fa, visto che con buona pace di chi governa, è assai probabile che il testo vada modificato e debba tornare in Senato per una terza lettura. Ma chi siamo noi per porre limiti al peggio?
