Riportiamo di seguito un significativo intervento di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, sui valori della Resistenza e della democrazia.
Appartengo ad una generazione nata subito dopo la Prima guerra mondiale e che ha pagato il conto della Seconda. Il 25 aprile è l’anniversario della Liberazione, c’è un altro giorno che dovrebbe essere sempre ricordato: il 22 aprile, l’anno è più vicino a noi, è il 2006, in un piccolo comune della Bassa Romagna, Conselice, provincia di Ravenna, è stato inaugurato il Monumento alla Libertà di Stampa. Nella piazza è stata sistemata una vecchia pedalina, la macchina che veniva usata una volta nelle stamperie. Ma durante la guerra di Liberazione le stamperie erano più che altro clandestine, soprattutto in quella zona, e sfornavano, oltre a migliaia di volantini, addirittura dodici testate, tra cui l’Avanti, l’Unità, La Voce Repubblicana, Noi donne e i giornali delle Brigate partigiane come Il Garibaldino e Il Combattente. Nessuna di queste tipografie clandestine fu mai scoperta e il monumento voluto dall’Anpi, dalla Federazione Nazionale della Stampa, dal Comune di Conselice e da Articolo 21 liberi di, è dedicato a quei 140 tra donne, uomini e ragazzi che, rischiando la vita, portarono avanti la loro guerra di libertà. Mi sento vicino a quella gente perché i quattordici mesi in cui ho fatto il partigiano sono il periodo che ricordo con più orgoglio ma anche con tanti rimpianti.
Ripensare alla vecchia pedalina mi fa rivivere quei giorni: avevo 24 anni e molte illusioni. Ognuno di noi portò nella Brigata non solo le sue idee e la sua storia, ma anche le proprie capacità e quello che faceva nella vita. Così, io che non ero uno stratega e di campagne militari conoscevo solo quelle napoleoniche, pensai che era importante raccontare la situazione del nostro Paese e i principi che ci avevano spinto a combattere i nazifascisti. Da due anni ero giornalista professionista, così con i pochi mezzi che avevamo, feci un giornale, Patrioti, quattro pagine che stampavamo oltre il fronte, a Porretta Terme. Ne uscirono tre numeri con il sottotitolo “Pubblicazione della Prima Brigata Giustizia e Libertà” Non avemmo la fortuna dei compagni di Conselice perché la nostra tipografia una notte fu perquisita, ma grazie a Dio la stampa e la consegna del nostro foglio erano avvenute meno di ventiquattro ore prima.
Il primo numero uscì il 22 dicembre 1944; accanto al logo della testata, dove oggi viene messa la pubblicità, scrissi: Esercito Partigiano, Divisione Bologna.
L’editoriale di esordio portava come titolo “Perché l’Italia viva”.
Cominciava così: Ciò che hai fatto non sarà dimenticato. Né i giorni, né gli uomini possono cancellare quanto fu scritto col sangue. Hai lasciato la casa, tua madre, per correre alla montagna. Ti han chiamato «bandito», «ribelle»; la morte e il pericolo accompagnavano i tuoi passi. Scarpe rotte, freddo, fame, e un nemico che non perdona. Sei un semplice, un figlio di questo popolo che ha sofferto e che soffre: contadino o studente, montanaro od operaio. Nessuno ti ha insegnato la strada: l’hai seguita da solo, perché il cuore ti diceva così. Molti compagni sono rimasti sui monti, non torneranno. Neppure una croce segna la terra dove riposano. La tua guerra è stata la più dura, tanti sacrifici resteranno ignorati. Contadino o studente, montanaro od operaio, ti sei battuto da soldato. E da soldati sono caduti coloro che non torneranno. Non cerchi, non avrai ricompense. Per te non ci sono medaglie o promozioni. Tornerai alla tua casa, al lavoro. Comincerà l’altra battaglia per ricostruire ciò che fu distrutto. I campi devastati aspettano le tue braccia forti, le macchine delle officine sconvolte dovranno tornare a pulsare. I libri coltiveranno il tuo spirito, ti insegneranno quanto grande è la civiltà che il tuo Paese ha proiettata sulle genti. Sei stato un buon soldato, sarai un buon lavoratore.
Uno solo è il tuo intento: perché l’Italia viva.
(A cura di Loris Mazzetti)
