Una delegazione dell’organizzazione cha fa capo all’universo dell’Unione europea Media Freedom Rapid Response (Mfrr) ha avuto diversi incontri a Roma, per monitorare la situazione mediale italiana. Così, ieri Renate Schroeder (European Federation of Journalists), Jamie Wiseman (International Press Institute), Elena Rodina (European Centre for Presse and Media Freedom), Sielke Kelner (Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa), Flutura Kusari ((European Centre for Press and Media Freedom) e Dimitri Bettoni (Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa) hanno fatto il punto della missione presso la sede nazionale dell’Ordine dei giornalisti, con la conduzione della segretaria dell’Odg Paola Spadari. Mfrr è tra i soggetti protagonisti di una pacifica e tuttavia forte azione volta a sollecitare le istituzioni e le forze politiche a cambiare il miserevole panorama in cui versano temi che periodicamente vengono sollevati.
Con qualche malcelata amarezza, è stato sottolineato che l’unica interlocuzione con governo e maggioranza è avvenuta con una rappresentante della segreteria tecnica del viceministro della Giustizia Sisto, mentre non è stato possibile ottenere incontri con i dicasteri competenti. L’interesse è stato, invece, mostrato dalle opposizioni: Partito democratico, 5Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, nonché storicamente l’Associazione Articolo21.
Gli argomenti trattati hanno toccato l’inadeguato recepimento della Direttiva della Ue sulle cosiddette Slapp (le querele temerarie, 2024/1069), di nuovo in discussione ma con lo specifico articolo limitato alle querele «transfrontaliere»; la violazione dell’articolo 5 dell’European Media Freedom Act in vigore per ciò che concerne la Rai dallo scorso 8 agosto, mentre i progetti di riforma sono bloccati presso l’ottava Commissione del Senato, per di più con il testo della maggioranza segnato dal ricorso al voto a maggioranza semplice (dal quarto scrutinio) per eleggere il consiglio di amministrazione. L’articolo 5 invoca, al contrario, indipendenza e autonomia pure sotto il profilo finanziario; la fortissima preoccupazione per la crisi del gruppo Gedi con le potenziali ricadute sulla sorte di quotidiani storici come la Repubblica e la Stampa. Infine, il punto, ma è il caso proprio di sottolineare non ultimo, l’enorme vicenda dello spionaggio perpetrato ai danni di giornalisti come Nello Scavo di Avvenire o Francesco Cancellato e Ciro Pellegrino di Fanpage, mediante gli spyware i della società Paragon.
Sul clamoroso caso dello spionaggio (che ha toccato anche operatori e attivisti, da don Mattia Ferrari a Luca Casarini) il governo non chiarisce e c’è da sospettare che i casi siano numerosi. Tra l’altro, l’articolo 4 dell’Emfa vieta simili comportamenti ed è platealmente disatteso. Se Mfrr e lo stesso Rapporto sullo Stato di diritto dell’Ue (per non dire delle classifiche di Reporter senza frontiere (Rsf)) sono così chiari nella critica profonda al quadro dei media, come mai la Commissione di Bruxelles non interviene? Delle numerose lettere inviate dopo l’approvazione dell’Emfa, solo quella mandata all’Ungheria (e parzialmente l’omologa rivolta alla Croazia) conteneva la decisione di aprire una procedura di infrazione.
Eppure, scripta manent e basta leggersi gli articolati provenienti dalla maggioranza allineati all’Esecutivo -persino contestati da destra dalla Lega e dal ministro Giorgetti- per esprimere giudizi inequivoci.
È giusto e doveroso continuare ad insistere, perché siamo di fronte ad un clima pericoloso: l’attacco alla libertà dei media -fino alle minacce fisiche o agli attenti come è successo a Sigfrido Ranucci- è parte di un accentramento dei poteri inquietante. Informazione non omologata e magistratura sono non per caso nel mirino e la quotidiana violazione della par condicio referendaria ne è un esempio lampante.
Garlasco, la famiglia del bosco, i casi giudiziari irrisolti ci raccontano ogni giorno che tra le sacrosante istanze di The Media Freedom Rapid Response e TeleMeloni c’è oggi tuttora un baratro. Ma verrà il giorno, diceva il manzoniano Cardinal Federico. E verrà.
(Da Il Manifesto)
