Non trascineremo Maurizio Careddu, uno degli sceneggiatori della fortunata serie “Mare Fuori”, nella polemica politica contingente. Ci limitiamo a sottolineare quanto questa fiction, amatissima dai più giovani, sia in antitesi con una certa cultura oggi in auge, basata sulla punizione, sulla repressione e sull’espiazione elevate a virtù, senza mai preoccuparsi invece del recupero, della prevenzione e del coinvolgimento sociale di chi ha avuto la sfortuna di nascere “difettato”, come disse in una delle serie precedenti Carmine di Salvo (Massimiliano Caiazzo) al suo amico “Chiattillo” (Nicolas Maupas).
La sesta stagione, oltretutto, è una delle più intense, in particolare dal punto di vista emotivo. Prevalgono, infatti, le passioni travolgenti, i sentimenti (“Tutto ciò che conta è l’amore” afferma a un certo punto Rosa, interpretata da Maria Esposito), potremmo quasi dire le conversioni, i cambiamenti e i percorsi individuali che diventano comunitari.
Con Careddu, che ci annuncia di essere alla sua ultima fatica, dato che lascerà a sua volta la serie dal prossimo anno, facciamo dunque il punto sui vari personaggi e ci concentriamo sull’evoluzione della loro personalità, su come siamo cambiati in questi sei anni, su come sono cambiati loro e su cosa voglia dire avere uno sceneggiato del genere in un servizio pubblico che non sta attraversando uno dei suoi momenti migliori. È un raggio di luce, sia detto senza alcuna retorica: la speranza che tutto e tutti possano ancora cambiare, nonostante l’abisso dal quale provengono e nel quale, estendendo la riflessione alla collettività, siamo immersi ogni giorno.
