Non si placa la furia dell’avvocato filo israeliano che sforna richieste di aperture di procedimenti disciplinari nei confronti di quasi “colleghi” (visto che l’avvocato è anche collaboratore de Il Riformista, pur non essendo iscritto all’Ordine come vorrebbe la legge per chi svolge questa professione). Un fiume in piena che inonda i consigli di disciplina territoriali di esposti in cui si ipotizzano violazioni deontologiche per dichiarazioni, articoli, che abbiano come tema la guerra a Gaza o semplicemente richiami alla moderazione. Non è stato immune a questa richiesta neanche il Presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti Carlo Bartoli che mesi fa era intervenuto con una nota pubblicata sul sito dell’Ordine nazionale in cui condannava genericamente “l’abuso dello strumento dell’esposto ai Consigli di disciplina nei confronti di giornalisti rei di fare il loro mestiere “. Nessun cenno all’avvocato ma affermazioni generiche: “In una fase di crescenti tensioni internazionali e nazionali, si sta intensificando l’abuso dello strumento dell’esposto presentato ai Consigli di disciplina nei confronti di molti colleghi colpevoli, in molti casi, solo di avere svolto il proprio dovere- si legge nella nota-. Questo rinnovato attivismo di certi “presentatori seriali di esposti” ha lo scopo di intimidire e intimorire i colleghi e, come effetto secondario ma non meno importante, quello di svilire lo strumento dell’esposto disciplinare che deve essere utilizzato per segnalare comportamenti scorretti e non per cercare di mettere a tacere voci sgradite. Il pluralismo può essere talvolta indigesto, ma è l’unica alternativa al pensiero unico, a cui evidentemente certe persone sono affezionate”. L’avvocato si è sentito chiamato in causa e in tutta risposta ha presentato un esposto anche contro il presidente Bartoli. Tra le “vittime” delle denunce dell’avvocato, tutte postate integralmente sul suo profilo di un noto social, nomi noti come i direttori del Corriere della sera e della Stampa, Luciano Fontana e Andrea Malaguti, Aldo Cazzullo, Giovanna Botteri, Luca Telese, Marco Damilano, Riccardo Iacona, Nico Piro, Nello Scavo, Marianna Aprile e in ultimo appunto lo stesso presidente Bartoli. Le accuse sono varie e tutti gli esposti si concludono chiedendo di valutare se il giornalista “si sia reso responsabile di un comportamento censurabile sotto il profilo deontologico” e “che siano adottati, in caso di accertata violazione, i provvedimenti di ragione”. Nel porgere la nostra incondizionata solidarietà ai colleghi coinvolti, ai direttori e al presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, ci chiediamo se sia lecito sfornare così tante richieste di aperture di esposti disciplinari e a quale scopo ma soprattutto se è lecito che l’avvocato violi palesemente la privacy dei suoi “accusati” pubblicando integralmente i suoi esposti sui social?
