Non abbiamo mai avuto simpatia per un personaggio come Maduro, meno che mai da quando il suo governo ha preso in ostaggio il cooperante italiano Alberto Trentini, rinchiuso da oltre quattrocento giorni in un carcere venezuelano senza alcuna accusa concreta e nel silenzio quasi generale della nostra cosiddetta “informazione”. E, a dire il vero, non ci era granché simpatico nemmeno il suo predecessore, Hugo Chávez, che non aveva molto a che spartire con quel socialismo allendiano al quale, al contrario, abbiamo sempre guardato con ammirazione e rispetto. Ciò premesso, qui in ballo non c’è Maduro e neanche solo il Venezuela ma il principio di autodeterminazione dei popoli. Perché Trump (e ovviamente il suo caro amico Netanyahu all’indirizzo di Gaza e Cisgiordania) può e Putin no? Perché abbiamo condannato, giustamente, il dittatore russo mentre, secondo alcuni colleghi, dovremmo rimanere in silenzio di fronte a ciò che sta combinando il suo ammiratore americano? Può avere un domani un mondo basato sulla legge del più forte, sull’arresto dei presidenti in carica, su sostanziali golpe, sulla violenza che prende il posto della mediazione, della diplomazia e della volontà popolare? Possiamo prostrarci, ancora una volta, al cospetto di un signore che assume le decisioni più importanti dalla sua residenza privata di Mar-a-Lago in Florida, di fatto sancendo l’inutilità della Casa Bianca e stabilendo un nuovo potere personale, legibus soluto e senza alcun controllo democratico?
Non siamo mai rimasti in silenzio e non cominceremo adesso. A costo di risultare una delle poche note stonate nel concerto unanime dei plausi, ancora una volta, ci opponiamo a queste modalità. Lo abbiamo fatto nei confronti di Putin, di Xi Jinping e di qualunque altro despota e lo facciamo anche nei confronti di Trump, aspirante autocrate che ridisegna gli equilibri globali a suon di bombe, spianando di fatto la strada alle mire di altri soggetti non meno potenti e pericolosi nei confronti di nazioni che reputano ostili. Così Putin verso l’Ucraina e magari, chissà, un domani verso la Georgia e i Paesi baltici e così Xi Jinping verso Taiwan. Quanto meno, Jalta si svolse secondo precise norme internazionali: fu una drammatica spartizione del pianeta, attraverso la definizione di zone di influenza, ma venne salvata la forma. Qui siamo alla pura barbarie, alla potenza che si sostituisce al diritto, al potere militare che soppianta il potere politico, alla volontà popolare che viene calpestata e all’uso, duole dirlo, persino del premio Nobel per la Pace per fini propagandistici, come testimonia l’incoronazione di María Corina Machado lo scorso ottobre, insignita dell’aureo riconoscimento per spianarle la strada verso la presidenza.
Non vorremmo sembrare eccessivi, ma qui siamo al cospetto di una sorta di nuovo “Piano Condor”: le operazioni militari con cui la CIA abbatté i governi di Salvador Allende e Isabelita Perón per installare ai vertici di Cile e Argentina, rispettivamente, Pinochet e Videla. Siamo al ritorno della dottrina secondo cui l’America Latina altro non è che il “cortile di casa” degli Stati Uniti. Siamo, insomma, alla fine dell’illusione pacifista, mai davvero fondata su basi concrete ma nella quale avevamo sperato dopo l’abbattimento del Muro di Berlino.
Il peggio, tuttavia, potrebbe ancora venire, ad esempio sotto forma di ritorsioni di varia natura da parte dei non pochi paesi che stanno condannando con fermezza l’operato del magnate newyorkese con residenza in Florida, l’uomo che ha scambiato la presidenza della prima potenza mondiale per un reality show e pensa di poter licenziare coloro che gli sono sgraditi come se fossero dei concorrenti di “The Apprentice”. Russia, Cina, Iran e Turchia, solo per citare alcuni dei paesi che stanno facendo fronte comune contro il tycoon, ci dicono che esiste ormai un asse anti-occidentale non meno strutturato dell’obsoleto mondo NATO e non più disposto a chinare la testa. Fine della “pax americana”, dunque, fine del diritto internazionale, fine delle relazioni civili e inizio del baratro. Anche se la manovra contro Maduro dovesse essere stata concordata, come sostengono alcune fonti, saremmo infatti al fallimento del concetto stesso di sovranità nazionale e al trionfo di un’oligarchia plutocratica le cui decisioni, come detto, sono sciolte da qualunque vincolo, con conseguenze nefaste per l’umanità nel suo complesso.
Non sappiamo come proseguirà l’anno che è appena cominciato, ma diciamo che se queste sono le avvisaglie, ci attende un ben triste futuro.
