Giornalismo sotto attacco in Italia

Ad Assisi la memoria di Marcello Torre è più attuale che mai

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Assisi, Città della pace, culla del rinnovamento cristiano radicato nelle scelte rivoluzionarie di Francesco, può sembrare lontanissima dalle mafie, ma non è così.
Ieri grazie a Libera ho incontrato un gruppo di giovani volontari che stanno lavorando in un bene confiscato niente meno che ai De Stefano di Reggio Calabria, quinta essenza di ‘ndrangheta, sito nel Comune di Pietralunga. L’incontro si è svolto in una città, Assisi appunto, scossa da una indagine della DDA di Napoli che riguarda pesanti ipotesi di riciclaggio di denaro sporco in attività commerciali lecite, soprattutto nel campo della ristorazione, situazione che una inchiesta giornalistica de Lavialibera (giornale di riferimento per Gruppo Abele e Libera), aveva in qualche modo recentemente illuminato, attirando su di se’ ovviamente minacce di querele ed improperi vari.
Ad ospitarci gli spazi sospesi e suggestivi di quello che un tempo fu il più bell’albergo di Assisi, l’hotel Subiaco, che affaccia direttamente sulla piazza della basilica, chiuso ormai da una decina d’anni in seguito ad una interdittiva prefettizia per inquinamento mafioso, che ha generato una catena di conseguenze giudiziarie per nulla risolte.
No, le mafie non sono così lontane dal questa terra.
L’assemblea è stata l’occasione per riflettere insieme sulla figura di Marcello Torre, grazie alla testimonianza accorata, precisa e profonda del nipote, Goffredo Locatelli.
Marcello Torre, avvocato penalista, iscritto alla DC, dopo una prima esperienza politica ed amministrativa nell’Ente Provincia di Salerno, fu marginalizzato dal partito che probabilmente in quella fase storica non apprezzava più di tanto la propensione di Torre alla trasparenza amministrativa e la sua distanza siderale dagli ambienti mafiosi, che però allora (come oggi) trasudavano di denaro e di voti.
Un anomalo democristiano, Marcello Torre, che aveva più amici ed estimatori nel partito Comunista di quanti non ne avesse nel suo, al punto che Terracini in persona arrivò a proporgli la candidatura in Senato, che però Torre rifiutò per non apparire un opportunista. Anomalo, ma in sintonia con il tentativo portato avanti dalla “meglio politica” di aprire una stagione nuova, ispirata al “compromesso storico” e così proprio a cavallo di quegli anni drammatici tra la fine dei ’70 e l’inizio degli ’80, la DC campana si ricordò di Torre e, forse per cercare di recuperare una situazione già fortemente compromessa, gli propose la candidatura al consiglio comunale di Pagani con la prospettiva di fare il Sindaco. Torre accettò, non prima di aver consegnato ad un amico una lettera testamento, consapevole di andare incontro ad uno scontro potenzialmente mortale con quegli ambienti inquinati da mafia e corruzione, incistati da anni nell’amministrazione di Pagani. A Luglio del 1980 Torre diventò effettivamente Sindaco, a fine Novembre il territorio fu scassato dal terremoto, il 10 Dicembre i killer di Cutolo ammazzarono Torre, sia per bloccare la sua azione amministrativa, sia per mandare un messaggio intimidatorio agli altri Sindaci del territorio: la ricostruzione doveva andare secondo i piani. I piani della camorra naturalmente.
Dopo la sua morte, nel 1982, furono i compagni del PCI a fondare l’associazione “Marcello Torre”, che ancora opera ed è un punto di riferimento sul territorio: la forza carsica di certa politica.
Attuale la storia di Torre?
Senza alcun dubbio. Nel ribadire la centralità dell’impegno politico nel contrasto degli interessi criminali che sempre puntano alla gestione delle risorse pubbliche, un impegno politico coraggiosamente ispirato a trasparenza amministrativa, ostilità verso ogni forma di abuso di posizione dominante (non importa se “targata” mafia oppure no), autonomia e competenza.
Io ho ricordato, tra l’altro, l’allarme fatto suonare nelle vellutate aule parlamentari dal presidente di ANAC, Giuseppe Busia, durante l’ultima presentazione alle Camere della relazione annuale sul lavoro fatto dalla Agenzia nazionale anti corruzione: oggi, a causa delle modifiche legislative, il 98% delle risorse pubbliche viene spesa attraverso affidamenti diretti, senza gara pubblica (!), il che unito alla catena irresponsabile di sub appalti consentita dalle medesime norme, lascia i lavoratori esposti a gravissima vulnerabilità, come pure, aggiungo, il bene pubblico.
Certo è fonte di speranza la partecipazione così nutrita ed attenta alla iniziativa promossa da Libera nel cuore dell’estate, nel cuore dell’Umbria: se all’hotel Subasio, eccezionalmente e cortesemente aperto, avessimo potuto accendere le luci, avremmo continuato a discutere ancora per ore!

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