Emfa, la grande incompiuta

Il no a Trump: risorge la democrazia  

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La resurrezione della democrazia proprio nel luogo in cui per mesi ha rischiato di essere sepolta dalla demagogia, dai miliardari, dalla propaganda. Una reazione possente a dimostrazione che la comunità ha la possibilità di smascherare e di dire no a chi inventa nemici, dice bugie, diffonde odio e guerre. A chi arriva a promettere cinquemila dollari nel tentativo disperato di vincere ancora una volta. Il NO statunitense è un’iniezione di fiducia per i democratici di tutto il mondo che, annichiliti due anni fa dallo strapotere di Trump con le sue scelte disastrose interne e internazionali, ora possono riaffermare l’enorme valore di una scheda elettorale. Scheda cercata, voluta, ambita, come mai in precedenza. Così come dovrebbe accadere in ogni democrazia sotto attacco.

Certo, ora ci sarà la corsa a restringere l’ambito del voto antitrump a una dimensione interna, alla rabbia contro il carovita e il prezzo dei carburanti, piuttosto che alle sciagurate scelte internazionali del presidente. Ma chi potrà negare che i contraccolpi sull’economia interna, che si sono abbattuti soprattutto sui meno abbienti, siano stai causati dalla guerra all’Iran, dai miliardi per ampliare il parco armi, dall’insana alleanza con Netanyahu, dalla folle politica dei dazi?

E quali risultati pratici ha ottenuto Trump con il suo odio contro gli immigrati? Il rifiuto da parte degli elettori si è tradotto in due risultati di grande valore simbolico. Il Michigan, per la prima volta nella storia della democrazia statunitense, ha eletto al Senato un musulmano, Abdul El-Sayed, di 42 anni, padre di due figlie contro cui Trump aveva scatenato una campagna violenta volgare. Per anni impegnato a risanare la sanità dello Stato Abadul El- Sayed è stato scelto per le sue capacità, per le sue azioni sociali.

E ancora. Keisha Lance Bottoms, prima donna afroamericana eletta governatrice dello Stato della Georgia.

Esempi di scelte politiche che si legano alle proteste di centinaia di migliaia di giovani che in tutto il mondo vogliono la pace, l’integrazione sociale ed etnica, la partecipazione, l’istruzione, le scuole, la sanità pubblica.

Scelte che hanno consentito a Lula di vincere in Brasile e agli studenti Serbi un’affermazione elettorale strabiliante. Scelte che guideranno il movimento democratico italiano alle prossime manifestazioni alle quali Articolo 21 darà la sua convinta adesione. Fino alla grande giornata di protesta democratica del 20 novembre promossa dalla Cgil.

Forse c’è un solo precedente per ringraziare il popolo statunitense come possiamo fare oggi. Quando decise di varcare l’oceano per venire a combattere nazismo e fascismo accanto ai partigiani europei e italiani. Speriamo che il nettissimo no a Trump possa diventare un segnale utile per spazzare via le tentazioni nere nei prossimi appuntamenti elettorali. Tentazioni nere che per troppo tempo hanno avuto pieno sostegno proprio da Trump e dai suoi alleati, che ancora tacciono, stravolti dalla catastrofe elettorale del gran capo.


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