Silvia Bencivelli, giornalista e divulgatrice scientifica, autrice di alcuni programmi-gioiello per Rai Scuola, analizza con noi di Articolo 21 il significato profondo della decisione dei vertici RAI di chiudere, almeno in analogico, il suddetto canale per far posto a Italiana, un canale volto a valorizzare la presunta identità italiana, cioè pura propaganda elettorale in vista delle Politiche del prossimo anno.
Senza strumentalizzazioni di sorta, Bencivelli smonta da par suo le accuse ridicole che sono state mosse a questa piccola ma importante realtà del panorama culturale nazionale: gli scarsi ascolti, il fatto che non cambi nulla trasferendola su Rai Play, addirittura la trovata secondo cui lo smantellamento di un universo che unisce scuola e informazione, ossia i due servizi pubblici per eccellenza, costituirebbe una forma di valorizzazione. Se Rai Scuola, dopo anni di tagli e messa in onda unicamente di repliche, ha ancora un pubblico affezionato, in realtà è già un miracolo. Se un insegnante fa vedere un suo programma in classe, quella è la sua vera audience, oltre al fatto che il servizio pubblico non possa e non debba basarsi solo sulla logica dell’auditel. Infine, andando soltanto sul digitale, alcuni prodotti di grande qualità importati dall’estero non sarebbero più fruibili, per via di una serie di questioni legate ai diritti delle piattaforme digitali. Insomma, prima l’hanno indebolita e poi l’hanno smantellata, raccontando in giro di averlo fatto per il suo bene. Chissà perché a noi, a prescindere dalle ottime riflessioni della collega Bencivelli, viene in mente il destino di Raitre e dell’azienda in generale!
Per firmare la petizione lanciata in queste ore potete andare su Change.org:
L’intervista con Silvia Bencivelli:
