Com’è possibile che Paolo Bellini, il terrorista nero di Avanguardia Nazionale, pluriomicida, pluriergastolano, ultima condanna come esecutore materiale della Strage alla Stazione di Bologna con Mambro, Fioravanti, Cavallini e Ciavardini, abbia potuto registrare un video di venticinque minuti nella sala dei colloqui del carcere di Padova poi pubblicati in due parti ad agosto su YouTube, mentre dovrebbe essere super sorvegliato. Un video registrato alcuni mesi fa, in cui attacca i magistrati che lo hanno condannato, i giornalisti che hanno scritto di lui e soprattutto accusa l’ex moglie Maurizia Bonini di falsa testimonianza e di averlo tradito, la cui testimonianza è stata fondamentale nel processo di Bologna del 2022 per la sua condanna per aver partecipato alla strage causando 85 morti e 216 feriti il 2 agosto 1980. Per anni la signora Bonini ha confermato l’alibi in cui Bellini durante l’ora dell’attentato era lontano dal capoluogo emiliano, ma di fronte all’immagine tratta dal video girato dal turista svizzero che lo immortalava pochi minuti prima dello scoppio della bomba messa nella Sala d’aspetto di Seconda Classe mentre si allontanava dalla stazione, Maurizia Bonini ha confermato che era proprio il marito ritratto in quei pochi fotogrammi dopo che per anni aveva confermato l’alibi di Bellini. I video sono stati diffusi da una testata online che durante il processo ha fatto da “megafono” alle dichiarazioni di Bellini.
Chi li ha girati? Come sono usciti dal carcere? L’avvocato Antonio Capitella, uno dei suoi difensori, ha dichiarato che il collegio di difesa non c’entra nulla con le video registrazioni, guardandole ha aggiunto che potrebbero essere state delle videochiamate che i detenuti possono avere con i difensori e con i familiari, ovviamente dopo regolare autorizzazione. “L’ordinamento penitenziario disciplina in modo rigido le comunicazioni dei detenuti” per impedire che accadono fatti di questo genere, di straordinaria gravità. Quelli di Bellini sono messaggi pubblici pieni di minacce soprattutto contro i magistrati che hanno indagato su di lui, e nei confronti dei testimoni, il ministro Nordio dovrà rispondere in Parlamento su ciò che è accaduto, soprattutto se le videochiamate erano state autorizzate. Questo fatto dimostra che in un carcere, anche di massima sicurezza, può accadere di tutto. Immediatamente è intervenuta l’Associazione dei familiari delle vittime della Strage di Bologna per voce del suo presidente Paolo Lambertini che ha “manifestato sconcerto e forte preoccupazione per il contenuto e la diffusione di questi messaggi da parte del condannato, ipotizzando la volontà di Bellini di lanciare messaggi attraverso le sue dichiarazioni”.
