Ci sono luoghi in cui la Storia ha preteso un prezzo troppo alto per consentire la distrazione o la superficialità. Le sponde dell’Isonzo, nel territorio di Kobarid (Caporetto), appartengono a questa geografia del dolore e della memoria europea. Vedere nove giovani italiani, tutti provenienti dalla provincia di Udine, accamparsi lungo quel fiume, piantare una bandiera con la svastica e accendere un falò abusivo suscita una profonda amarezza e un senso di vergogna civile.
I fatti, ricostruiti dalle testate slovene a partire da Nova24TV e confermati dalla Direzione di polizia di Nova Gorica, raccontano tuttavia una reazione esemplare. Sono stati, infatti, i residenti del posto le prime sentinelle a notare il bivacco, il pericolo d’incendio e quel drappo legato alla pagina più buia del Novecento. Così al posto di voltarsi dall’altra parte hanno filmato la scena, raccolto le immagini e allertato le autorità locali.
L’intervento delle forze dell’ordine slovene è stato immediato nella sua linearità istituzionale. Per il ventisettenne italiano proprietario della bandiera nazista è scattata la sanzione da 500 a 1.000 euro prevista dalle leggi sull’ordine pubblico che vietano l’ostentazione dei simboli nazifascisti. Per il ventitreenne responsabile del fuoco abusivo è arrivata la multa per la violazione delle norme sulla sicurezza ambientale. Nessun clamore, nessuna retorica, nessuna derubricazione, soltanto la rigorosa applicazione del diritto.
Da oltreconfine ci arriva una lezione di civiltà quotidiana. La democrazia si difende con il rispetto della dignità, della memoria e delle regole fondamentali della convivenza. Oltre la ferita per il gesto dei nostri connazionali, resta la consapevolezza che la tutela delle istituzioni democratiche e del ricordo storico non ammette distrazioni, da nessuna parte del confine.
