Giornalismo sotto attacco in Italia

A fine legislatura, più che riformare la Rai è meglio impedire la legge truffa proposta dal Governo, ovvero la riforma elettorale

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Alla Rai si sta compiendo ciò che Articolo 21 ha denunciato, a volte in profonda solitudine, sin dall’inizio dell’avvento del Governo Meloni: controllo dell’informazione con la censura, come più volte è stato denunciato anche dagli stessi giornalisti. Una delle prime censure fu nei confronti di Insider di Roberto Saviano, i vertici giustificarono lo stop alla messa in onda “non come censura politica”, quale era, ma come “scelta aziendale”; allo scrittore Antonio Scurati fu impedito di leggere un monologo su Rai3 previsto per il 25 aprile; la decisione di non acquistare e quindi di non mettere in onda Magma il documentario dedicato all’omicidio di Piersanti Mattarella, fratello del presidente della Repubblica Sergio, l’atto vergognoso è stato giustificato sempre dai vertici del servizio pubblico con la necessità di “orientarsi verso contenuti innovativi per un pubblico giovane”. Il colpo più basso lo ha subito Rai3, una vera distruzione della rete che fu plasmata da Angelo Guglielmi, con l’andata via di importanti conduttrici e conduttori a causa della chiusura dei loro programmi, con il conseguente fuggi fuggi di telespettatori; per non parlare dei telegiornali, spesso fotocopia l’uno dell’altro; ultimo atto: l’impedimento dell’ad Rossi di mettere in onda un videocomunicato del sindacato dei giornalisti Usigrai. In occasione della presentazione dei palinsesti dei canali Rai, l’ad Rossi, il vero protagonista, ha liquidato l’accusa di aver trasformato la Rai in Telemeloni definendola un’etichetta che rappresenta “una straordinaria operazione di marketing”, aggiungendo che “la Rai è un baluardo di pluralismo”. Queste parole dimostrano che è in atto, quello che ha denunciato Giuseppe Giulietti nel suo editoriale: “Il dissolvimento della Rai”. Siamo solo all’inizio della fine, cosa accadrà da qui alle prossime elezioni politiche, cosa si inventeranno per togliere la parola a chi non la pensa come loro, per portare un voto in più alla destra destra. Purtroppo a tutto questo non vi è stata quella resistenza che ci fu contro Berlusconi e il suo editto bulgaro. Credo che dopo l’atto di censura nei confronti dell’Usigrai sia inevitabile entrare in sciopero, occupare le piazze, gli italiani devono sapere cosa sta accadendo. Per il resto siamo in ritardo su tutto, l’opposizione in Commissione di Vigilanza si è dimessa con un anno di ritardo; la Rai è da quasi due anni senza presidente che secondo l’ultima riforma deve essere di garanzia; il ministro dell’Economia, azionista di maggioranza, proprietario del servizio pubblico, ha dichiarato pubblicamente di non applicare il Media Freedom Act come voluto dall’Unione Europea che, con scadenza 8 agosto 2025, chiedeva di rendere il servizio pubblico indipendente dai partiti. Sicuramente nei confronti dell’Italia l’UE aprirà una procedura per il mancato recepimento della normativa entro i termini previsti. Bisogna essere concreti, è inutile pensare oggi di riformare la Rai, manca meno di un anno alla fine della legislatura, meglio seguire i giuristi capitanati da Roberto Zaccaria per impedire la riforma incostituzionale della legge elettorale, che come ha ben scritto Barbara Scaramucci: “Questo governo tenta con una legge truffa di garantirsi il potere alla faccia del voto dei cittadini (…) con l’obiettivo di raggiungere la presidenza della Repubblica a maggioranza semplice”.

(Nella foto l’amministratore delegato della Rai, Gianpaolo Rossi)


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