Giornalismo sotto attacco in Italia

In Iran è sbocciato il futuro, intervista a Barbara Stefanelli

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D’accordo, Trump e Netanyahu, la ferocia degli ayatollah, le infinite, e sacrosante, discussioni geo-politiche, ma quando parliamo di Iran parliamo soprattutto delle sue ragazze e dei suoi ragazzi. E se per Gaza abbiamo assistito a una sana mobilitazione collettiva, che ha riguardato innanzitutto la Generazione Z, l’Iran fa più fatica a farsi strada nella battaglia globale per i diritti. È come se fossimo trattenuti dal timore di fare un favore all’America di Trump, ignari del fatto che i despoti o gli aspiranti tali, anche quando sono in contrapposizione fra loro, nutrono un’ammirazione di fondo gli uni per gli altri.
Barbara Stefanelli, direttrice del magazine Sette e vice-direttrice vicaria del Corriere della Sera, ha deciso dunque di aggiornare un suo fortunato libro di tre anni fa, ripartendo dai versi di una canzone di Kay Tempest: “When it gets darker / a fighter like me learns to love harder” (“Quando si fa più buio / un combattente come me impara ad amare più forte”). “Love harder”, per l’appunto, come il titolo del suo bel saggio edito da Solferino, in cui si parla delle ragazze iraniane che camminano davanti a noi, rischiando o perdendo la vita dopo atroci torture e sofferenze solo per difendere i propri ideali. Ragazze come Nika, Reyhaneh, Asra, D., Elaheh, Aida e altre ancora: è giusto ricordare, almeno in parte, i loro nomi, affinché queste storie diventino anche un po’ nostre, buchino la coltre d’indifferenza che avvolge l’Occidente e ci consentano di solidarizzare con il loro dramma e di provare empatia per le loro speranze. Perché, in fondo, non sognano altro che di vivere in pace e di poter conquistare diritti che noi diamo erroneamente per scontati: amare chi vogliono, danzare, girare libere e portare a spasso il cane, tanto per citarne alcuni. Sembrano banalità, ma non lo sono. Non per loro, almeno. E ci insegnano anche la poesia della lotta non violenta, all’insegna dell’amore, del coraggio e del mettere in gioco tutto, compresa la propria stessa vita, in nome di valori che vengono prima e valgono più di ogni altra cosa. Giovani partigiane in un Paese ancora sotto il giogo di una tirannia assassina, insomma, coscienti tuttavia che sia destinata a cadere perché ormai l’opposizione alla barbarie è diffusa e non ha più paura. Cercano la libertà a tutti i costi e la otterranno.

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