Giornalismo sotto attacco in Italia

Gridas rischia lo sfratto dopo 45 anni. Appello alle istituzioni e Conferenza Stampa “con processione” sotto la Regione

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Io c’ero. Non è stata una semplice conferenza in piazza, ma una liturgia laica. Un corteo-processione colorato, una murga che batteva il ritmo della bellezza, bambini che cantavano e maschere che riportavano il Carnevale di Scampia a svegliare le responsabilità politiche e, sul petto di quella protesta, una sola parola: Resistenza!

Giovedì16 aprile, davanti alla sede della Regione Campania a Santa Lucia, il GRIDAS (Gruppo risveglio dal sonno) ha trasformato un incontro con i media in un rito pubblico di difesa: non per rivendicare un diritto burocratico, ma per difendere mezzo secolo di vita consegnata alla comunità, perchè “il sonno della ragione genera mostri”.

Io ho visto: settembre 2003. La troupe, la pioggia, la paura. Siamo quasi a Scampia. In questo clima di iniziazione incontro per la prima volta Felice Pignataro. Quest’uomo magro, alto, con una faccia tagliente, divertita folle: è un giorno di autunno e il tempo si ferma. Insieme alla retorica, alle teste dei morti ammazzati e a quelle artistiche di Piazza del Plebiscito. Si bloccano le volanti, le sirene, le “sentinelle”. Qui c’è un artista che insegna senza cattedra. Quando lui ti incanta non sventolano più bandiere rosse sporche di banchetti e inaugurazioni stanche e storie già sentite e promesse svanite. Lui è il re delle utopie sui muri. Murales che negli anni hanno costruito sogni, speranze, nell’hinterland più nero d’Italia. Lo abbiamo ascoltato per ore senza fiatare. In questa casa costruita con le sue mani, quelle di un adulto fieramente bambino, c’è un’inspiegabile voglia di vivere. Un valzer di arte totale, potente sintesi di teatralità. Si alza, così, un dialogo metafisico, che va al di là di ogni parola. Felice è morto il 16 marzo del 2004, ma un artista da questa terra non se ne va mai veramente. La sua capacità di diffondere l’arte in qualsiasi contesto sociale sopravvive nei muri colorati dai suoi murales, nelle periferie fisiche e interiori del mondo, in tutti gli uomini veramente liberi e nella metropolitana “Felì-Metrò” a lui dedicata dalla sua famiglia e dal popolo di Scampi

Quelle ore divennero il nucleo del mio documentario Felice! realizzato con Matteo Antonelli sulla vita “del più prolifico muralista del mondo”. E poi tanti anni, all’ombra delle Vele, con ilf estival il “Periferie del Mondo – Periferia Immaginaria”, realizzato con il Gruppo Risveglio dal Sonno; ancora un atto di restituzione, portare il carnevale sociale e i suoi laboratori dentro il Museo Madre, perché l’arte popolare fosse vista, riconosciuta, ascoltata e ancora da quell’esperienza il documentario Felice@Madre.

Io lotto per i Giusti. La posta in gioco è oggi drammatica: il GRIDAS rischia lo sfratto dalla storica sede di via Monte Rosa. Un colpo di spugna ad una storia di bellezza, umanesimo, comunità lunga 45 anni: era 1981 quando Felice e Mirella La Magna, “sua compagna di vita” trasformarono un immobile abbandonato, destinato fin dalla costruzione ad essere un centro sociale, in un presidio culturale noto per il Carnevale di Scampia. La Corte d’Appello, nel novembre 2025, ha confermato lo stato di “occupazione senza titolo” e ordinato il rilascio. Paradossalmente, l’associazione era stata assolta in sede penale nel 2013 con il riconoscimento del suo “valore sociale per la collettività”. Oggi la sentenza civile ignora una realtà costruita in decenni di gratuità e impegno. Mai una sola richiesta di finanziamenti pubblico! Il Gridas ha sottratto questo bene all’incuria e all’abbandono, lo ha mantenuto nella sua destinazione d’uso, tenendo aperte le sue porte al quartiere, pagandone le utenze e cercando soluzioni per regolarizzare la sua presenza nello spazio. rappresentato per decenni un “pronto soccorso culturale”: laboratori, murales, cineforum settimanali, il carnevale che ha costruito un’identità collettiva.

Io ballo con San Ghetto Martire. La conferenza stampa-processione si è svolta come un carnevale di protesta: una piccola processione che ha raggiunto il largo della Regione; centinaia di persone si sono affacciate dai palazzi, mentre una guardia giurata ha protocollato la lettera indirizzata al Presidente della Regione, Roberto Fico. In testa al corteo il mitico San Ghetto Martire, santo-protettore simbolico delle periferie, ha guidato l’irriverente cerimoniale di cori e applausi, che hanno invocato Fico a scendere, senza esito.

Erano presenti associazioni e reti solidali: la rete Pangea, Rete no box, Articolo 21, “Giustizia per Mario Paciolla”, il Giardino liberato di Materdei con lo storico striscione di Felice Pignataro (del Cerchio dei Popoli), il CPRS — comitato per la rinascita di Soccavo — protetto da Soccàvola, il Mezzocannone occupato e la classe di Alessandra Di Fenza della scuola di Focus. In prima fila anche Anna Motta e Pino Paciolla, genitori di Mario Paciolla: perché i giusti si incontrano sempre insieme sulle strade della Verità e della Giustizia.

Nonostante lo sciopero di una parte della stampa, molti giornalisti hanno documentato la giornata. Mirella La Magna ha raccontato la lunga odissea burocratica: richieste al Comune, alla Regione e ad ACER per chiarire la titolarità dell’immobile si sono susseguite senza esito, fino alla sentenza civile che giudica “occupazione senza titolo” chi invece ha restituito all’uso pubblico uno spazio abbandonato e pericolante. «Non siamo gli abusivi — ha detto — abusiva è l’indifferenza che sottrae questi luoghi alla cittadinanza».

Il paradosso è evidente: la cultura come servizio pubblico o come danno economico? Il Gridas, riconosciuto anche nell’ambito di Procida Capitale della Cultura 2022, è stato supportato da da tante personalità del mondo della cultura, dell’arte e dello spettacolo: Insieme Roberto Saviano, Maurizio de Giovanni, Marisa Laurito, Daniele Sanzone, Michele Caparezza, Maurizio Capone, Carmine D’Aniello ‘o Rom, Patrizio Rispo,  Massimo Mollo, Marzia Del Giudice, Trisha, Giuseppe Giulietti, PeppOh, hanno appoggiato una petizione al grido del #IlGRIDASNONSITOCCA, che ha raccolto quattromila firme. Sgomberare quella che rappresenta al Sud, la madre del terzo settore, significherebbe cancellare una memoria viva, un presidio che ha tolto linfa alla marginalità e offerto un’alternativa sociale concreta.

Io ho pianto. La chiusura dell’evento è stata potente e semplice: i bambini del Gridas, i piccoli che hanno imparato a colorare la vita di Scampia, si sono fatti portavoce del futuro. Con il volto truccato, ballando e cantando, hanno eseguito l’inno dei muralisti di Felice Pignataro e consegnato a Mirella La Magna una lettera scritta insieme: “Questo posto, il Gridas, non deve chiudere a noi piace colorare”. Un’immagine commovente, un girotondo di fronte alle forze dell’ordine: l’innocenza che diventa arte. Accanto a Mirella, i figli Martina, Luca e Giovanna Pignataro hanno ascoltato la promessa dei più piccoli: l’eredità non è solo memoria, è pratica quotidiana che reclama il diritto a esistere.

La liturgia di quella giornata è un appello: non si tratta solo di un immobile, ma di un pezzo di città che resiste. Se le istituzioni vogliono davvero proteggere il diritto alla cultura e alla rigenerazione urbana, devono rispondere con misure che riconoscano formalmente il valore sociale prodotto in decenni di gratuità e lavoro condiviso. Perché il rischio non è solo la perdita di uno spazio: è lo smantellamento di una comunità che ha imparato a colorare il proprio destino.


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