Migranti 2023: soccorsi e naufragi senza fare troppo rumore

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Senza fare troppo rumore, hanno operato insieme: una nave umanitaria e le motovedette della capitaneria di porto di Lampedusa. Nella notte della Vigilia e nel giorno di Natale hanno soccorso oltre 250 persone sotto il coordinamento della centrale operativa della guardia costiera a Roma. 150 su un peschereccio intercettato a 25 miglia sbarcano dalle CP 300 della nostra guardia costiera sulla maggiore delle Pelagie. Altre 118 persone a bordo della SeaWatch-5 verranno invece destinate a Marina di Carrara. Cinque giorni di viaggio in più per chi viene soccorso da una ong: ma comunque salvi in uno dei più nefasti anni nella storia delle migrazioni via mare per il numero di incidenti e di vittime. Oltre 2.500 i morti migranti in mare nel 2023: quasi tutti caduti nella rotta del Mediterraneo Centrale, quella che parte dalle coste del nord Africa tra Libia e Tunisia passando per un’area di cui è competente l’ignava Malta.

Il 2023 si è aperto con il naufragio di Cutro, con decine di bare allineate in un palazzetto dello sport in Calabria. Abbiamo partecipato al dolore dei parenti delle vittime. Abbiamo ancora una volta chiesto ragione di questa tragedia e ribadito che bisogna trovare una soluzione per evitare le morti in mare. E ancora una volta abbiamo assistito ad altre morti: migliaia. La maggior parte senza neanche un’indagine e un processo che – come per i 94 morti di Cutro – possano rendere giustizia o quanto meno dare una risposta ai familiari che ne cercano una. Così, mentre ci si avvia verso un nuovo anno in cui l’Europa con il nostro paese in testa proverà a rendere ancora più difficile l’ingresso alle persone migranti, siamo arrivati alla fine di questo anno come è cominciato. Con un naufragio: quello dello scorso 14 dicembre che però avviene senza fare troppo rumore. Sebbene le cento persone a bordo di quel gommone avevano urlato la loro richiesta di aiuto. Viste dall’alto da due aerei Frontex, navi commerciali in zona, una ong disponibile a intervenire ma gli ordini sono di coinvolgere la Libia. Che non manda nessuna unità mentre il mare alza onde che superano i due metri e mezzo e quel gommone, dopo giorni di vane richieste, affonda.  Oltre 60 persone annegano, tra loro anche donne e bambini: una ventina vengono recuperati da un rimorchiatore e riportati in Libia, da dove avevano tentato la fuga. Tragedie che si ripetono da decenni con sempre meno rumore perché giorno dopo giorno si affievoliscono la protesta e lo sdegno.


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