Leo Gullotta è “Bartleby lo scrivano” in un’interessante riduzione teatrale al Brancati di Catania

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Il burocratismo impiegatizio indossa i panni dell’antieroe del racconto omonimo di  Herman Melville in “Bartleby lo scrivano”, ora drammaturgia di Francesco Niccolini, dove impattiamo immediatamente nell’incipit con il grigiume piatto e routinario di un anonimo ufficio scarsamente illuminato da due finestre, poste in alto con evocative  sbarre carcerarie, al cui interno, in una sorta di pantomima, entra il personale per poi uscirne e di nuovo rientrare, riproducendo con l’ossessiva ripetitività dei gesti, delle parole, il susseguirsi monotono e schiacciante dei giorni, sulla scia martellante di una musica che ricorda gli ingranaggi di un orologio meccanico, ritmo stritolante che appiattisce e spegne ogni velleità ai forzati della carta. A capo di questa ciurma di sfiancati, tranne la donna delle maniacali pulizie, un avvocato di buon carattere, che però non riesce a conciliare il disbrigo delle pratiche con la poca voglia di lavorare dei suoi subalterni, due uomini che litigano ferocemente per un centimetro di scrivania e una donna, quest’ultima dedita soprattutto a intolettarsi e civettare col più belloccio dei due colleghi. Situazione complessa. I tre lavativi invocano rinforzi. Ed ecco arrivare sulla nave dei folli l’impiegato modello. Un uomo qualunque.  Dentro un grigio, abbondante vestito, la faccia anonima eternamente sorridente in un ghigno poco decodificabile, Bartleby comincia a copiare, diligentemente e infaticabilmente; non si ferma per il pranzo; non parla con nessuno. Sosta solo per inseguire un unico, sparuto raggio di sole o il canto di un uccellino. La perfezione. Un giorno però, a una richiesta di lavoro dell’avvocato, senza una ragione apparente, l’imperturbabile e sorridente scrivano sorprendentemente risponde con una frase che d’ora in poi sarà il suo leitmotiv: “Avrei preferenza di no”, che incrina quell’idea di perfezione, rompe l’equilibrio tra capo e subalterno, scardina il binomio lavoro/dovere, gettando l’avvocato, l’ufficio, le istituzioni, in una crisi irreversibile.

Il pacifico rifiuto del mite impiegato di Melville, che ne scrive nel 1851, a due anni dai toni epici di Moby Dick, si delinea come geniale anticipatore di surreali atmosfere kafkiane e, perché no, che sfiorano il grottesco fantozziano. Achab per sottrazione, il progressivo staccarsi di Bartleby dal sistema e dalla vita, genera a sua volta una progressiva e voluta de-escalation, annunciando l’epica del quotidiano dell’“Ulisse” di James Joyce, nonostante gli sforzi dell’avvocato mosso a compassione per salvarlo. Tutto questo ci turba, ci scuote. Bartleby non vuole essere salvato, vuole andare alla deriva, nell’oceano di indifferenza del mondo capitalistico, travolto dalla negazione di sé fino all’estremo limite: l’unica obiezione possibile. Storia surreale ed emblematica di un perdente che assurge a simbolo di una vittoria dal gusto amaro. Scevro da eroismi, il nostro mediocre soggetto diventa un obiettore delle convenzioni sociali, economiche, del fare a tutti i costi, opponendosi con un gentile “No” alle logiche stritolanti del profitto di un sistema, esso sì fallimentare, che snatura, che logora, che disumanizza, che nega il sole, l’aria, la vita.

L’umorismo che attraversa la pièce si stempera nel triste epilogo, lasciandosi dietro il luccichio di una vicenda paradossale, ben condotta da Luigi Gamba, ben interpretata da un cast in sinergia, efficacemente ambientata, illuminata dalla grazia interpretativa di Leo Gullotta, quasi mimo, personaggio assurto a maschera e pupo, ma al tempo stesso trasudante umanità, un difficile equilibrio a cui l’attore ha saputo dare spessore e misura.

Spettacolo di punta del Brancati, con repliche straordinarie, “Bartleby lo scrivano” ha piacevolmente stupito (pochi conoscevano questo  bel testo) e soddisfatto il pubblico desideroso di applaudire l’attore siciliano.

BARTLEBY LO SCRIVANO

Dal racconto di Herman Melville

Produzione:

Arca Azzurra Produzioni

Regia:

Emanuele Gamba

Autore:

Francesco Niccolini

Con

Leo Gullotta e Giuliana Colzi, Andrea Costagli. Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci

 

Al Teatro Brancati di Catania

Leo Gullotta è “Bartleby lo scrivano” in un’interessante riduzione teatrale al Brancati di Catania


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